Energia

Perché i prezzi del Gnl Usa non sono competitivi. Parola di Alverà (Snam)

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Che cosa ha detto Marco Alverà, amministratore delegato di Snam, durante un’audizione in commissione Attività produttive della Camera nell’ambito dell’indagine conoscitiva sul Piano energia e clima 2030. Continuano gli approfondimenti di Start sullo shale gas Usa

Non è un mistero che gli Stati Uniti stiano facendo di tutto per vendere il loro gas, sotto forma liquefatta, in ogni paese del globo, Europa e Italia compresi. Ma se il gas, almeno nel nostro Paese, è una delle principali fonti utilizzate, quando si parla di energia, come di approvvigionamenti occorre considerare il trilemma “sicurezza del sistema, sostenibilità e competitività”. E il Gnl Usa non rispetta propriamente tutti questi aspetti.

PERRY: PRONTI A NEGOZIARE SUI PREZZI

Qualche giorno fa il segretario all’Energia Rick Perry, durante la Transatlantic conference organizzata dall’ambasciata italiana di Washington, ha dichiarato di essere pronto a negoziare sui prezzi del gas spediti nel Vecchio Continente. Gli obiettivi sono due, principalmente: “Trovare sbocchi di mercato per la super produzione interna di shale gas e ridurre l’influenza di Mosca nel blocco occidentale”, scriveva il Corsera, dando conto delle parole di Perry. La ragione è semplice: almeno undici paesi europei dipendono pesantemente dalla Russia “per circa il 75% del loro fabbisogno”, ha chiarito il ministro americano. Tuttavia, il Gnl Usa costa, ad esempio all’Italia, almeno il 20-30% in più rispetto a quello spedito dai russi con i gasdotti.

TABARELLI: PESANO I COSTI DI TRASPORTO PER IL GNL USA

Intervistato da Start Magazine, l’economista Davide Tabarelli, fondatore e presidente di Nomisma Energia, ha spiegato che il problema è quello dei costi di trasporto molto alti: “Portare il gas prodotto all’interno” del territorio Usa, “fin sulla costa richiede dei gasdotti. Qui poi va liquefatto a -170 gradi con un gran dispendio di energia. Poi occorre trasportarlo per cinquemila chilometri fino al Mediterraneo rigassificarlo e re-immetterlo in rete. Attualmente i prezzi in Europa sono molto molto bassi, circa 12-13 centesimi, 15 in Italia per metro cubo. Gli Usa partono da circa 10 centesimi ma arrivano a 20” con i costi di trasporto. “Malgrado le parole di Perry i diplomatici di Washington non sono le compagnie petrolifere che poi fanno l’investimento, le quali devono vendere a prezzi più alti per un ritorno dell’investimento”, ha chiarito Tabarelli.

ALVERA’: IL GNL USA DÀ UNA MANO DA UN PUNTO DI VISTA DELLA SICUREZZA MA NON SOTTO L’ASPETTO COMPETITIVO

A gettare altra luce sul complicato mondo degli approvvigionamenti energetici ci ha pensato Marco Alverà, amministratore delegato Snam, durante un’audizione in commissione Attività produttive della Camera nell’ambito dell’indagine conoscitiva sul Piano energia e clima 2030: “Quando parliamo di energia parliamo del solito trilemma”, sicurezza del sistema, sostenibilità e competitività,“con l’Italia che paga un premio rispetto all’Europa e l’Europa paga un enorme premio rispetto agli Stati Uniti. Il gas è una risorsa che soddisfa tutte le parti di questa equazione: è stoccabile e ciò le rende sicuro, è sostenibile dispetto ad altre fonti fossili ed è a buon mercato e costa un terzo rispetto all’elettricità”. Ma per quanto riguarda i prezzi americani, in media, ha chiarito Alverà, “il gas negli Usa costa un terzo di quello che costa in Europa” e ciò garantisce all’industria statunitense “un enorme vantaggio competitivo”. Che è anche il motivo per cui “la Germania spinge per avere gasdotti con la Russia”. Ma quando si parla di gas americano, ha precisato Alverà, “occorre ricordare che ha bisogno di essere liquefatto, trasportato e rigassifcato. Questa filiera lo porta a lievitare i costi da 9 a 27-28 euro” al MWh. Insomma, il Gnl Usa “dà una mano da un punto di vista della sicurezza ma non sotto l’aspetto competitivo”.

L’ITALIA È MESSA BENE IN EUROPA

In questo senso, rimane aperto il problema dell’import per assicurare forniture costanti e sicure nel tempo al nostro paese: “Ci aspettiamo un quota stabile dalla Russia”, mentre “c’è un declino dell’afflusso di gas dal Nord Africa per la grandissima crescita demografica” dei Paesi produttori “che a differenza dell’Egitto non hanno scoperto nuovo gas. Arriverà anche meno gas da nord, la Gran Bretagna ha finito le sue riserve e ora importa gas. L’Olanda ha deciso la chiusura del giacimento di Groeningen”. Ciò vuol dire che “anche nei casi ipotetici di riduzione della domanda, la produzione europea scenderà e ci sarà bisogno di molto più import”, ha aggiunto il numero uno di Snam, ricordando che “tra il 2020 e il 2040 serviranno quasi 100 miliardi di metri cubi in più”. E se non si vuole aumentare la quota di import dalla Russia, “a sud c’è gas da Cipro, dall’Egitto, poi ci sono aree come il Turkmenistan e il Kurdistan”, ha ammesso il manager Snam à aggiungendo che in questo quadro “l’Italia è comunque messa bene. Il Paese è al centro dell’Europa”, e a differenza del resto del Vecchio Continente “che è al 100% dipendente dal gas russo noi abbiamo i gasdotti dal Nord Africa, che però, come detto, è un afflusso in declino”.

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