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Perché gli imprenditori non devono vedere la transizione ecologica come un costo. L’analisi di De Felice (Intesa Sanpaolo)

Transizione Energetica

Che cosa hanno detto Alessandro Spada (Assolombarda), De Felice (Intesa Sanpaolo) e Terzulli (Sace) nel corso tavola rotonda “Il mondo nel 2022: ritorno al futuro?” organizzata dall’Ispi di Paolo Magri

 

È un futuro che somiglia al passato quello che delinea l’ISPI nel rapporto Il mondo che verrà 2022. Il primo anno post pandemico ha tenuto il mondo con il fiato sospeso nell’incertezza della forma che avrebbe assunto la nuova normalità. Il futuro che si sta delineano vede il ritorno dell’inflazione e un continuo aumento dei prezzi delle materie prime. Scenari che avevamo dimenticato e dei quali l’ISPI ha discusso nel corso della tavola rotonda “Il mondo nel 2022: ritorno al futuro?” Con Alessandro Spada, Presidente Assolombarda, Paolo Magri, Vicepresidente Esecutivo ISPI, Alessandro Terzulli, Chief Economist SACE e Gregorio De Felice, Chief Economist di Intesa Sanpaolo.

Il ritorno dell’inflazione

“L’Economist ha definito l’Italia il paese dell’anno. Il nostro paese è andato meglio dei competitor internazionali quali Francia e Spagna”, ha detto Alessandro Spada, Presidente Assolombarda, associazione che ha ospitato l’incontro. La nostra economia è chiamata a vivere la seconda fase, quella di recupero, dopo la pandemia. “Abbiamo diversi fattori frenanti della ripresa che toccano il saper fare delle nostre imprese – ha continuato il presidente Spada -. I problemi che affronteremo e che rendono più incerto il prossimo anno sono il duraturo rincaro dei prezzi delle materie prime che, al dicembre del 2021, sono in crescita del 40% rispetto al periodo pre-covid. L’elevata volatilità dei prezzi complica la pianificazione delle aziende che faticano ad avere una dimensione certa dei costi operativi cui far fronte. La crescente scarsità di semilavorati e alcune componenti, su cui pesano sia fattori di offerta sia colli di bottiglia nei trasporti e non ultimo il problema dell’inflazione che in Italia è stata stimata in crescita del 3,9% a dicembre su base annua”.

Il costo dell’energia: un’emergenza anche per le imprese

A fare la parte del leone alla guida dell’incertezza ci sono i rincari dell’energia. “Il prezzo dell’energia è in crescita del 50% a dicembre 2021 rispetto al periodo pre-covid. Questo aumento include andamenti molto differenti tra fonti energetiche tra cui il gas naturale che registra il rincaro più impressionante – continua il presidente di Assolombarda -. L’indice globale del gas naturale registra un aumento del 383% e se guardiamo a livello europeo tocca il 947%”. Aumenti esorbitanti che pesano ancora di più per paesi come l’Italia considerata la maggior dipendenza del nostro paese dalle fonti fossili. “Secondo le previsioni di Intesa San Paolo, la perdita di PIL dovrebbe raggiungere il mezzo punto percentuale colpendo sia i consumi delle famiglie sia gli investimenti delle imprese – aggiunge il presidente Spada -. La situazione è abbastanza allarmante perché le aziende sono strozzate dai prezzi al punto che si paventa di un arresto delle attività produttive in particolare per i settori più energivori anche in presenza di ordini. Quando parlo di imprese energivore parlo di siderurgia, ceramica, cartiere, vetreria e tutte le imprese del settore della chimica”.

L’aumento del costo dell’energia causa inflazione

La crescita del costo delle materie prime e dei beni energetici rischia di far entrare l’economia europea in un circolo vizioso che causerà nuove e più forti spinte inflazionistiche. “Confindustria ha chiesto l’attivazione di una task force a Palazzo Chigi per affrontare l’emergenza e per varare misure straordinarie. I nostri associati ci dicono che siamo giunti a un punto critico per il quale la maggiorazione delle spese non potrà più essere assorbita dalle imprese ma dovrà essere scaricata sul prodotto – conclude il numero uno di Assolombarda -. Il che significa un aumento dei prezzi finali che aumentando ulteriormente l’inflazione ridurrà il potere di acquisto delle persone. Il Governo italiano sinora ha stanziato 8 miliardi di euro rivolgendosi però principalmente alle famiglie e alle piccole aziende in difficoltà”.

Il passato che ritorna

“Inflazione, è il passato remoto, ci porta indietro di 30 anni”. Il vicepresidente dell’ISPI Paolo Magri ricorda come da tempo il rischio inflazionistico non fosse annoverato tra i pericoli per le economie occidentali. “Si parla di rischio iperinflazione, pensiamo alla Turchia, che ci riporta all’America Latina di tanti anni fa. E qui parliamo dell’aumento dei tassi che ogni giorno si fa più certo, la FED ha detto che prevede tre aumenti nel prossimo anno”. Il futuro che ricorda il passato riguarda anche lo scacchiere geopolitico. “L’Afghanistan, uscito dal radar mediatico, è nella catastrofe più totale che è catastrofe umanitaria e che può diventare catastrofe migratoria e che può diventare attentati, e lì tornerà nel mirino. L’Afghanistan è un futuro che somiglia molto al passato – continua il vicepresidente Magri -. Anche l’Iran è un futuro che somiglia al passato e non sappiamo se sarà un Iran senza accordo sul nucleare, oppure un passato recente, un Iran con un accordo e con prospettive per le imprese italiane”.

Commercio internazionale: + 11,2% rispetto al 2020

Una nota estremamente positiva per l’economia italiana è quella della bilancia commerciale. Il commercio internazionale segna un più 11,2% nei primi 10 mesi del 2021 rispetto ai primi 10 mesi del 2020. A dirlo è Alessandro Terzulli, chief economist SACE. “Considerando che nel 2020 abbiamo avuto un -6% possiamo dire che c’è stato un recupero pieno – continua il capo degli economisti di SACE -. Nel 2022 sarà difficile mantenere questo passo però le previsioni che formulavano all’inizio dell’autunno, sul 5%, sono confermate. Ingresso lento nel 2022, gli scambi si intensificheranno sulla fine dell’anno”. Nel 2022 torneremo su tassi di crescita del commercio internazionale pre-crisi e la performance dell’export italiano sembra molto soddisfacente. “Nei primi 10 mesi dell’anno viaggiamo, secondo dati Istat al + 18,6% sul 2020, e +5% sui primi 10 mesi del 2019 – continua Terzulli -. Un interrogativo è che la crescita del 2021 andrà a scapito di quella del 2022. All’inizio dell’autunno pensavamo a una crescita tra il 5 e il 6%. Andranno bene i beni di investimento come i prodotti della meccanica strumentale”.

Il rafforzamento del sistema bancario

L’impossibilità di avere una vita sociale normale ha avuto come effetto collaterale l’aumento dei risparmi delle famiglie, per lo meno di quelle che non hanno subito i contraccolpi negativi dei lockdown. “Il sistema bancario si è rafforzato, è più capitalizzato. E poi abbiamo una potenza di fuoco in termini di liquidità che è gigantesca – dice Gregorio De Felice, Chief Economist di Intesa Sanpaolo -. Non dimentichiamo che dall’inizio della pandemia i depositi bancari sono aumentati e non parliamo solo dei risparmi delle famiglie. Maggiori risparmi delle imprese e delle famiglie. Questo vuol dire un potenziale di forte recupero dei consumi e degli investimenti”.

La crescita dell’Italia non può guardare al passato

Gli obiettivi di crescita del nostro paese non possono essere quelli pre-covid. In questo caso il nostro futuro non può essere un ritorno al passato. “Il nostro obiettivo è non solo raggiungere tutti i parametri e i requisiti del PNRR, ma di mettere adesso le basi perché il PNRR funzioni anche dopo che ci porti a un tasso di crescita potenziale che non era quello pre-covid, che era drammatico – continua Gregorio De Felice -. In media nel decennio pre – covid siamo cresciuti dello 0,4% annuo, la Germania ha fatto 1,8%. Quindi noi dobbiamo puntare come obiettivo almeno all’1%. Questo ci permette una crescita più inclusiva che riguardi anche donne, giovani e regioni del Mezzogiorno e ci permette di avere una maggiore sostenibilità del debito pubblico. Cito solo un numero, se la nostra crescita passasse dallo 0,5% medio all’1% medio nonostante l’incremento del debito pubblico noi scenderemmo tendenzialmente al 100% nel 2041, ci vuole molto tempo ma per i mercati è importante il segnale”.

La diffidenza del sistema industriale nei confronti della transizione ecologica

Futuro vuol dire transizione ecologica. “Sento molta diffidenza in merito alla Transizione ecologica. Gli imprenditori la vedono come un costo, come ulteriore burocrazia – ha detto Gregorio De Felice -. Dobbiamo, invece, considerarla come opportunità, sarà una nuova linea di business che avrà molta richiesta, pensiamo agli Stati Uniti di Biden. Inoltre sarà una opportunità per innovare ed esportare prodotti green, questo vale in tantissimi settori: la moda, il packaging, l’edilizia, le auto”. Il nostro manifatturiero ha fatto enormi progressi negli ultimi 10 anni, gli si chiede ora un altro passo in avanti. “Questo non accade spesso nei mercati avanzati. Strategie di internazionalizzazione, shift verso prodotti di qualità alta o medio alta abbandonando quelle che erano le produzioni dove non avremmo avuto un futuro perché la concorrenza dei paesi a basso prezzo del lavoro ci avrebbe massacrato – conclude l’economista De Felice -. Il dato più emblematico è che in 10 anni il nostro avanzo commerciale con l’estero è passato da 30 miliardi di euro, al netto della bolletta energetica, a 100 miliardi di euro e noi in previsione lo vediamo a 120 miliardi nel 2023”.

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