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Perché gli emergenti punteranno sul verde

Emergenti

L’analisi di Jan de Bruijn, client portfolio manager Emerging Markets di Robeco

 

Per raggiungere l’obiettivo della transizione energetica su scala mondiale, i mercati emergenti giocheranno un ruolo cruciale, data la loro crescente importanza a livello globale. Paesi come la Cina e l’India sono ancora in fase di espansione economica e quindi ancora fortemente dipendenti dai combustibili fossili. Essendo importatori di petrolio, sono interessati al passaggio verso le energie rinnovabili per non essere più dipendenti in termini energetici e per diventare, al contempo, esportatori di componenti di energia verde.

Tuttavia, la transizione energetica richiederà una significativa ristrutturazione economica, assecondata da cambiamenti politici più efficaci nei paesi che dipendono fortemente dal petrolio e dal gas. Le imprese che fanno parte della catena di approvvigionamento globale hanno ora una motivazione più forte che mai per decarbonizzare le proprie attività adottando le energie rinnovabili. Ciò sta avendo un impatto reale sul settore energetico in molti mercati.

Rendere ‘verdi’ i settori energetici di Cina e India

La Cina e l’India sono i maggiori consumatori di energia a livello mondiale, diventando i mercati più importanti nel determinare il successo della spinta globale alla decarbonizzazione. Rispetto a molti mercati sviluppati, dove la domanda di elettricità ha già raggiunto il picco intorno al 2007, queste regioni emergenti impiegheranno più tempo per raggiungere la carbon neutrality.

Nel 2020, la Cina si è impegnata a limitare le sue emissioni di carbonio prima del 2030 e a raggiungere la neutralità del carbonio entro il 2060. Più recentemente, l’India ha annunciato il suo impegno a zero emissioni entro il 2070 alla conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (COP26) a Glasgow. Il paese si era precedentemente impegnato a ridurre le proprie emissioni di oltre il 30% entro il 2030.

Considerando che il carbone costituisce ancora oggi tra una quantità variabile tra il 60% e il 70% del consumo di energia primaria, in entrambi i paesi, combinare la crescita economica e la riduzione delle emissioni richiederà investimenti significativi nelle energie rinnovabili, come il solare, l’eolico e altre tecnologie a bassa emissione di carbonio.

Su questo fronte, la Cina è già leader mondiale nelle energie rinnovabili. È riuscita ad aumentare la quota di combustibili non fossili nel proprio consumo di energia primaria da appena il 6,8% nel 2015 al 15% nel 2020. Il paese ora mira ad incrementare ulteriormente questa percentuale fino al 25% entro il 2030.

Alcuni nuovi impianti eolici e solari costruiti in India e in Cina sono già più economici delle centrali a carbone esistenti

La transizione a bassa emissione di carbonio è anche finanziariamente fattibile. Il costo livellato dell’energia (LCOE) dell’energia eolica e solare è sceso bruscamente nell’ultimo decennio. Queste fonti di energia sono già più economiche delle nuove centrali a carbone o a gas nella maggior parte dei paesi. Inoltre, alcuni nuovi impianti eolici e solari costruiti in India e in Cina sono più economici delle centrali a carbone già esistenti.

Rendere più ‘verde’ l’economia degli esportatori di petrolio

La transizione energetica richiederà anche una significativa ristrutturazione economica da parte di quei paesi che dipendono dal petrolio e dal gas per una parte significativa della loro economia, come la Russia e i Paesi del Golfo (GCC). L’Arabia Saudita e la Russia sono i due principali produttori di petrolio e gas all’interno dell’universo dei mercati emergenti, ognuno dei quali rappresenta dal 12 al 13% della produzione globale di petrolio.

La riduzione dei volumi di petrolio e gas a disposizione, assecondata dalla decarbonizzazione dell’economia globale, porrà sfide significative alle loro economie nel lungo periodo. Il recente rapporto Global Roadmap to Net Zero by 2050 dell’International Energy Agency (IEA) mostra che la domanda mondiale di petrolio dovrà diminuire da più di 90 milioni di barili al giorno a meno di 25 milioni di barili al giorno entro il 2050.

Paesi come l’Arabia Saudita, il Qatar e gli Emirati Arabi Uniti (UAE) hanno stabilito programmi e redatto piani di ristrutturazione sociale ed economica per diversificare la loro economia e ridurre la loro dipendenza dal petrolio e dal gas. In termini di contributi per mezzo di energie rinnovabili alla rete, gli EAU sono stati i più aggressivi: la capacità di generazione di energia solare dovrebbe quadruplicare da 2,1 gigawatt attuali a 8,5 gigawatt entro il 2025.

Questo rappresenterà circa il 94% della capacità delle rinnovabili del paese. Entro il 2050, il 44% dell’elettricità dovrebbe essere generato da fonti rinnovabili. La maggior parte dei progetti solari sono finanziati da imprese statali ad un costo in genere simile al tasso d’interesse sovrano. I terreni e le connessioni alla rete sono offerti gratuitamente alle compagnie energetiche, il che rafforza ulteriormente la logica delle rinnovabili.

Nel frattempo, l’Arabia Saudita ha accettato la necessità di una transizione energetica, sebbene il reperimento di fondi sarà probabilmente un ostacolo. Il suo Programma Nazionale di Trasformazione 2020 e la Visione 2030 mirano a sestuplicare le entrate non petrolifere del governo e ad aumentare la quota di gas naturale e di energie rinnovabili al 50% del mix energetico totale entro il 2030. Questi obiettivi ambiziosi richiederanno investimenti massicci e resta da vedere se l’Arabia Saudita sarà in grado di attuare i suoi piani.

Rendere più ‘verdi’ le catene di fornitura globali

L’importanza dei mercati emergenti nella catena di approvvigionamento globale è cresciuta significativamente negli ultimi due decenni. Le aziende appartenenti alle economie più sviluppate si sono storicamente concentrate sulle emissioni legate alle loro operazioni. Tuttavia, spinte da regolamenti più severi sulla rendicontazione connessa alle emissioni, comprese le Scope 3, più aziende hanno iniziato a concentrarsi sulla loro catena di fornitura.

Di conseguenza, gli imperativi della decarbonizzazione sono diventati quasi non negoziabili per molte imprese che operano nei mercati emergenti. Secondo una recente indagine di Standard Chartered, le emissioni della catena di approvvigionamento rappresentano in media il 73% delle emissioni totali delle multinazionali.

Le multinazionali iniziano a implementare i loro piani di decarbonizzazione e i loro partner della catena di approvvigionamento sono costretti a fare lo stesso. Apple, per esempio, ha annunciato l’anno scorso il suo obiettivo di diventare carbon neutral in tutta la sua catena di approvvigionamento produttivo e nel ciclo di vita dei prodotti entro il 2030. Diversi programmi sono stati progettati di conseguenza, compresa la creazione di un fondo di investimento in energia pulita in Cina.

I mercati emergenti e i paesi in via di sviluppo stanno affrontando una doppia sfida. Da un lato, sono particolarmente vulnerabili al cambiamento climatico, non avendo il potere finanziario sufficiente per prevenire o rispondere adeguatamente agli impatti del cambiamento climatico. Dall’altro lato, un approvvigionamento energetico affidabile e conveniente è cruciale per continuare lo sviluppo socio-economico.

Eppure, molti di loro si stanno muovendo velocemente con i loro piani di decarbonizzazione, mentre diventano una parte sempre più importante del mercato energetico globale. E ci si aspetta che l’innovazione tecnologica e la riduzione dei costi contribuiscano a una crescita più rapida delle energie rinnovabili, insieme a modelli di business e di finanziamento innovativi che dovrebbero promuovere soluzioni energetiche pulite e scalabili.

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