Energia

Eni, ecco tutti i giudizi di analisti e banche d’affari sulle mosse mediorientali di Descalzi

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L’approfondimento di Michelangelo Colombo sulle mosse mediorientali di Eni con i primi giudizi di analisti e banche d’affari

Incremento in Borsa e primi giudizi positivi degli analisti per Eni dopo la firma ad Abu Dhabi di due accordi. Il titolo del gruppo capitanato dall’ad, Claudio Descalzi, infatti ha chiuso ieri a +0,93% a 13,718 euro a Piazza Affari. Vediamo numeri, dettagli e i primi report delle banche d’affari sulle mosse mediorientali del Cane a sei zampe.

I NUMERI

Eni ha firmato domenica ad Abu Dhabi due concession agreement per l’ingresso con una quota del 5% nel giacimento a olio di Lower Zakum e con una quota del 10% nei giacimenti a olio, condensati e gas di Umm Shaif e Nasr, nell’offshore del Paese, per circa 875 milioni di dollari e una durata di 40 anni (qui l’approfondimento di Start Magazine).

I DETTAGLI

Lower Zakum si trova offshore a circa 65 chilometri al largo di Abu Dhabi. La scoperta risale al 1963 e la produzione è iniziata nel 1967, con un target di produzione di 450.000 barili di olio al giorno. Umm Shaif e Nasr si trovano in offshore a circa 135 chilometri dalla costa di Abu Dhabi e hanno un target di produzione di 460.000 barili di olio al giorno.

IL COMMENTO DI DESCALZI

L’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, si è detto “molto contento di questo accordo che ci dà la possibilità di allargare la nostra presenza in Medio Oriente, in linea con la nostra strategia di espansione, e di creare una forte alleanza con Adnoc e Abu Dhabi”. Per Descalzi, le due concessioni danno accesso a giacimenti giant con un enorme potenziale e Eni vuole contribuire alla massimizzazione della produzione futura con la sua migliore tecnologia”.

I CONFRONTI

Mediobanca Securites (rating outperform, target price 20 euro sul titolo) ha scritto che l’asset swap è una notizia importante per il gruppo petrolifero italiano per due ragioni. La prima è che Mubadala ha acquisito il 10% per 2,5 dollari al barile, ovvero l’80% in più, sottolineano gli analisti, rispetto a quanto BP (e anche Rosneft col suo 30%) ha pagato di recente per il suo 10% all’inizio del 2017, quindi prima che Zohr entrasse in produzione. Il prezzo, secondo i broker, incorpora i maggiori investimenti sul sito e il minor rischio di esecuzione.

LE POTENZIALITÀ

La seconda ragione è che Eni sta diversificando le fonti di approvvigionamento di idrocarburi e il Medio Oriente è un’area storicamente molto ricca e fonte di ottima qualità di petrolio. A questo si aggiunga – riporta Mf/Milano Finanza – che Zohr (oggi produce 70 mila barili al giorno) arriverà, scrivono gli esperti, a rappresentare l’8% delle fonti di Eni  nei prossimi quattro anni.

L’ANALISI DI EQUITA

Equita  Sim, dal canto suo, ha confermato la posizione di Mediobanca (rating buy, target 17 euro) spiegando che la vendita della quota di Zohr è stata effettuata a un prezzo superiore alla stima degli analisti (671 milioni di dollari) e a quella venduta a BP e Rosneft alla fine del 2016 (375 milioni di dollari più 150 milioni di investimenti pro-rata). In base al nuovo prezzo di vendita, la stima della sim per il giacimento di Zohr sale di 1,2 miliardi di dollari per la quota di pertinenza di Eni.

LO SCENARIO

Equita apprezza che il il portafoglio upstream sia diversificato in un Paese dove il gruppo non era presente, dove opera invece un partner «forte e con una vita delle riserve molto lunga». Per i broker il profilo produttivo resta sostanzialmente invariato anche se con un cambio di mix più a favore del greggio.

IL GIUDIZIO DI JEFFERIES

A puntare sul titolo è anche Jefferies che oggi ha reiterato la raccomandazione “buy”, con un target price a 17,2 euro. Il broker apprezza il deal riguardante il giacimento di Zohr, segnalando che il corrispettivo dell’operazione è sostanzialmente in linea con la sua valutazione.

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