Energia

Merkel riuscirà a salvare il Nord Stream 2?

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nord stream 2

La richiesta della Francia di fermare Nord Stream 2 (azzoppando anche la società francese Engie) ha trovato finora il silenzio del governo Merkel. E in Germania Verdi e grandi giornali tendono a bocciare il gasdotto. L’approfondimento di Pierluigi Mennitti da Berlino

 

La Francia ha chiesto al governo tedesco di rinunciare al completamento del gasdotto Nord Stream 2, in segno di protesta contro le repressioni delle manifestazioni in Russia a sostegno dell’oppositore Alexej Navalny. La richiesta è stata confermata dal sottosegretario all’Europa Clément Beaune, nel corso di un intervento alla radio France Inter. “Abbiamo sempre detto di avere dubbi enormi  sul progetto in tale contesto”, ha detto Beaune, rimarcando la crescente diffidenza con cui la Francia ha giudicato il gasdotto negli ultimi mesi, pur partendo da una posizione che originariamente era tutt’altro che ostile.

Con il deteriorarsi dei rapporti Ue-Russia, l’aumento delle pressioni americane e la persistente opposizione dei paesi dell’Europa centro-orientale, in particolare Polonia, Ucraina e Repubbliche Baltiche, Parigi ha modificato gradualmente il giudizio sull’impatto di Nord Stream 2, mettendo in secondo piano le valutazioni di ordine economico e privilegiando quelle di natura geopolitica. Il progetto viene oggi visto con preoccupazione perché ritenuto un mezzo di pressione politica: Mosca utilizza il gas come arma di ricatto nei confronti dell’Europa.

Cosa abbia determinato un cambio di rotta così totale e repentino da parte francese il sottosegretario non lo ha spiegato. Alla domanda specifica su una richiesta di Parigi a Berlino di bloccare il progetto, Beaune ha risposto: “Lo abbiamo in realtà già detto”. La novità starebbe dunque nella dichiarazione radiofonica esplicita di questa mattina, inserita nel contesto delle conseguenze del caso Navalny, ma la posizione francese riguardo al Nord Stream 2, per Beaune, è questa ormai da tempo.

La Frankfurter Allgemeine Zeitung richiama lo scontro a Bruxelles nella primavera del 2019, quando alla ricerca di un compromesso europeo la Francia chiese che a Mosca fossero avanzate maggiori pretese, dando l’impressione di volersi schierare per il blocco del progetto: “Ma dopo dure trattative soprattutto con il governo tedesco, venne stabilito di applicare a Nord Stream 2 le regole energetiche europee”. Per la Francia, ricorda il quotidiano tedesco, il raddoppio del gasdotto sotto il Baltico rappresentava ormai un chiaro strumento politico di pressione russa e un pessimo segnale nei confronti dell’Ucraina, che avrebbe perduto il suo ruolo strategico di transito del gas verso l’Europa. Già allora Parigi aveva indicato come “accettabile” la rinuncia alla pipeline, tanto più che il paese, forte della sua produzione nucleare, dipende in misura assai minore dal gas rispetto alla Germania. Nucleare cui la Germania ha invece deciso di rinunciare a partire da questo decennio, dopo aver adottato il piano di svolta energetica che prevede tra l’altro l’uscita dall’atomo (si ricorderà il cambio di strategia sul nucleare imposto da Angela Merkel dopo l’incidente di Fukushima del 2011).

Ora Beaune non ha scrupoli a resettare la posizione francese verso Mosca, neppure nei confronti dell’azienda energetica di casa Engie, uno dei consorzi stranieri impegnati nel progetto Nord Stream 2. Secondo informazioni fornite dalla stessa azienda, Engie ha già stanziato 730 milioni di euro per il gasdotto, ma mantiene il diritto di ritirarsi dagli investimenti senza ulteriori penali nel caso di sanzioni statunitensi che ne dovessero colpire gli interessi economici. Eventualità tutt’altro che esclusa, al punto di frizione a cui si è arrivati.

Per Beaune è l’intero complesso dei rapporti con la Russia che deve essere rivisto. Qualche giorno prima della dichiarazione su Nord Stream 2, il sottosegretario aveva anche concesso un’autocritica, criticando in un’intervista al Journal de Dimanche l’offensiva diplomatica di Emanuel Macron verso Mosca avviata agosto 2019, compreso l’invito al presidente Vladimir Putin nella residenza estiva in Costa Azzurra: “È stato un errore”.

La reiterata richiesta francese di fermare Nord Stream 2 ha trovato al momento il silenzio del governo tedesco. Si tratta della posizione del maggiore alleato in Europa, il paese imprescindibile per le ambizioni tedesche di rimodellare l’Unione Europea del dopo Brexit e del post-pandemia. Naturalmente l’uscita di Beaune potrà essere catalogata come la dichiarazione di un semplice sottosegretario, o piuttosto come la riconferma di una posizione francese già nota, alla quale contrapporre l’altrettanto nota posizione tedesca: il Nord Stream 2 è un progetto di natura economica e non politica e le clausole di salvaguardia nei confronti dell’Ucraina tutelano la posizione di un paese amico dell’Ue. Ma difficilmente basteranno a convincere gli americani.

La settimana scorsa Angela Merkel aveva ribadito l’intenzione di discutere a viso aperto della faccenda con il nuovo presidente Usa Joe Biden. Tutto sul tavolo: rapporti transatlantici, Nato, confronto con la Cina e, naturalmente, Nord Stream 2. La cancelliera non sembra farsi grandi illusioni sul merito. Ha esplicitamente detto di voler capire dagli americani entro quali limiti siano possibili accordi con Mosca sulle fonti energetiche. Ma è chiaro che il progetto del Nord Stream 2 potrebbe anche venire sacrificato nel quadro di un accordo che preveda una ripartenza dell’asse Usa-Ue. Per la Germania i costi economici sarebbero molto alti. Ma quelli politici cominciano a diventare ugualmente pesanti. Sul piano interno cresce la pressione dei Verdi per sospendere la pipeline e la loro sempre più probabile partecipazione a un nuovo governo dopo le elezioni del settembre 2021 rende urgente prendere una decisione definitiva. E anche i grandi giornali bocciano ormai il progetto russo-tedesco, anche alla luce delle conseguenze del caso Navalny. “Un grande errore della politica tedesca”, è stato il titolo dell’editoriale della conservatrice Faz due giorni fa; “Un progetto contro l’Europa” invece quello del settimanale progressista Spiegel di questa settimana. Né più né meno le parole di Clément Beaune.

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