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L’eredità di Merkel su energia e non solo

Germania Covid

Conversazione di Michelangelo Colombo a Gianni Bessi, autore di “Post-Merkel. Un vuoto che solo l’Europa può riempire” (goWare, 2021)

Gianni Bessi, è uscito un altro suo libro dal titolo “Post-Merkel. Un vuoto che solo l’Europa può riempire”: come sarà il futuro dopo che la cancelliera si sarà ritirata definitivamente dalla scena politica?

“In qualche modo un po’ preoccupante, perché in ballo non c’è solo cosa farà la Germania e chi dovrà mettersi sulle spalle il mantello che la Merkel ha portato con successo per 16 anni , ma anche il destino della leadership di un’Europa, che nella cancelliera aveva il suo punto di riferimento”.

Un’Europa di cui non possiamo fare a meno, nel bene e nel male.

«Non c’è un’altra risposta e chi si immagina la fine dell’Unione europea si sta semplicemente avventurando nei territori della fantascienza. E per l’Italia, grazie alla forza politica che ha in questo momento grazie a Mario Draghi, si possono aprire spazi di leadership e nuovi equilibri per politiche impensabili fino a poco tempo fa. Quando appunto la leadership europea era saldamente nelle mani di Angela Merkel».

Qual è stato il risultato che a suo parere definisce maggiormente il cancellierato di Angela Merkel?

«L’avere rafforzato quello che nel libro viene indicato come il sincretismo tedesco, cioè un equilibrio tra le sue molte anime, quelle cattolica e protestante sul versante religioso e culturale e quelle cristianodemocratiche, socialista e ordoliberista per la parte economica e sociale. Aggiungiamo poi l’anima naturalista, che ha radici profonde nella storia tedesca come mi ha insegnato il Ph.D in filosofia Filippo Onoranti che mi accompagnato in questo viaggio in Germania e in Europa. Una condizione che per funzionare ha bisogno, ovviamente, di consenso: e questo è appunto il compito della politica, che Angela Merkel, come spiego nel libro, ha interpretato benissimo, sulla scia dei suoi predecessori, a cominciare dal suo ‘padrino’ Helmut Kohl»

Come potrebbe essere definito il sincretismo tedesco?

«Come il rapporto tra la componente legata all’idea di welfare, che è stata centrale soprattutto negli anni della ricostruzione del dopoguerra, e lo spirito liberista. Entrambe queste ‘anime’ sono state capaci di rinunciare alle proprie componenti più estreme per intrecciarsi e anche, a volte, a fondersi. Ovviamente queste anime non sono esenti da contrapposizioni, competizione, pulsioni, lotte di potere, colpi bassi e scandali. Nel libro ne parliamo».

E che hanno permesso alla Germania di mantenere la leadership in Europa, pare di capire.

«Infatti. La Germania ha dato prova di avere compreso il valore delle istituzioni centrali dell’Unione europea, con una predilezione per quelle di tipo monetario. Anche questa è un’applicazione del sincretismo perché la capacità di rispettare sia le regole sia i metri di giudizio è condizione necessaria per una convivenza armoniosa, che sostenga prosperità e benessere».

Che cosa cambierà con le elezioni del 26 settembre?

«E all’orizzonte, di qui la preoccupazione appunto, non si vede una figura che possa occupare il vuoto di leadership lasciato dalla Merkel, anzi i contendenti sono appaiati a quota 20 per cento dei consensi. Da una parte “l’erede” della Merkel Armin Laschet non pare molto popolare, mentre il socialdemocratico Olaf Scholz pare godere di migliori sondaggi anche se siamo comunque lontani dai consensi che permisero a Gerard Schroder di conquistare la cancelleria. La novità è Annalena Baerbock, quarantenne che guida i Verdi tedeschi. C’è un grande equilibrio ma nessun partito sembra in grado di avere una maggioranza che permetta di guidare il paese con tranquillità. In gioco ci sono temi importanti, a cominciare da quello ambientale, con i Verdi che in caso di vittoria potrebbero proporre cambiamenti significativi alla politica tedesca. Poi ci sono le formazioni più ’estremiste’, Alternative fur Deutschland a destra Die Linke a sinistra: ma proprio grazie al sincretismo di cui parlo nel libro, che in questo caso funziona come una sorta di cordone sanitario, sarebbero esclusi da qualsiasi possibile coalizione».

Tornando a quando si parla di ambiente vengono in mente le scelte in campo energetico. Quali sono gli scenari

«E da questo punto di vista la novità, anch’essa un lascito di Angela Merkel, è la conclusione della realizzazione del Nord Stream 2, la grande pipeline che porterà il gas russo in Europa direttamente, senza dovere attraversare altri paesi. È un tassello importante e su Start Magazine ne abbiamo seguito le tappe anticipandone gli sviluppi, sia per la salute dell’industria tedesca, sia per portare a termine la transizione energetica verso l’uso esclusivo di fonti pulite. È un obiettivo voluto e normato dall’Ue che per essere raggiunto ha bisogno di una transizione sostenuta da un mix gas-rinnovabili. Come è stato ribadito anche nel recente incontro a Roma tra la Confindustria italiana con la sua omologa tedesca».

L’Italia sarà un osservatore attento il 26 settembre: che risultato dobbiamo sperare?

«A noi serve che vinca la continuità, perché i nostri rapporti con la Germania sono stretti e privilegiati. L’economia delle reti industriali italiane, specie quelle del nord est, è legata in maniera strettissima alla produzione delle grandi industrie tedesche, come anche delle Mittelstand, le loro Piccole e medie imprese. La Germania è un partner economico fondamentale e lo è anche grazie al mercato unico europeo, ma dovrei dire soprattutto: i nostri finti europeisti e gli scettici dell’Ue debbono cominciare a fare due conti e capire che esiste un solo futuro per l’Italia e si chiama Europa unita».

Veniamo a un’altra tesi del libro, quella che l’Europa è chiamata a fare scelte importanti, dopo un periodo che l’ha vista affrontare frisi importanti, come la Brexit e la pandemia da SARS-CoV-2.

«Riprendendo le parole che Angela Merkel ha pronunciato nel suo discoro al Bundestag del giugno 2020, quando ha illustrato le linee che la Germania avrebbe seguito nel semestre di presidenza, l’Europa ha bisogno di mitigare i cambiamenti climatici, diventare sovrana in termini tecnologici e digitali e assumersi una maggiore responsabilità al livello globale per difendere democrazia e libertà. Soprattutto mi sembra urgente arrivare a un’autonomia tecnologica europea, che non significa essere capaci di fare qualunque cosa, ma essere in grado di decidere da soli dove e come vada impostata la realizzazione di un’infrastruttura di dati europea sicura e affidabile. E anche dove e come costruire «capacità in tecnologie critiche, come per esempio l’intelligenza artificiale oppure il computing quantistico».

E per raggiungere questo obiettivo serve una leadership forte, che non sarà più quella di Merkel. Tornando alla domanda iniziale, chi potrebbe sostituirla?

«Nel libro azzardo un’ipotesi, che mi piacerebbe si realizzasse. Le condizioni ci sono, staremo a vedere».

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