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Luce e gas: come terremo sotto controllo i consumi domestici

Bollette

Prende forma il sistema centralizzato delle utenze per conoscere i propri consumi domestici di luce e gas. L’Agid apre all’utilizzo dello Spid  e alle rilevazioni anche dell’acqua

 

Non è un Grande Fratello dell’energia, ma poco ci manca. Il sistema per la comunicazione di tutti i dati relativi alle utenze domestiche sta lentamente prendendo forma, anche se mancano ancora tasselli importanti, come la sostituzione su larga scala dei tradizionali contatori con quelli più intelligenti, in grado cioè di trasmettere da soli le informazioni su consumi fatturati di luce e gas e persino acqua. Per capire però di cosa si tratta occorre fare un passo indietro.

L’occhio del Fisco sulle bollette

costo dell'energiaTutto è partito nel 2012, quando l’Agenzia delle Entrate emanò una serie di disposizioni per scovare eventuali evasori tramite la consultazione dei consumi domestici. Se il consumo era di gran lunga maggiore rispetto al reddito dichiarato, scattavano gli accertamenti. I gestori di servizi energetici, come le utitlity, furono così obbligate a trasmettere al Fisco tutti i dati relativi agli utenti serviti. Oggi però, si sta facendo un salto di qualità. Allo studio delle varie istituzioni preposte all’innovazione nella Pubblica amministrazione, Ministero dello Sviluppo in primis, c’è un piano su scala nazionale per creare una vera e propria anagrafe dell’energia, direttamente in contatto con le abitazioni, senza dunque passare per i gestori di servizi.

Il piano dell’Agid

Sulla questione è stata sentita ieri pomeriggio (15 marzo) alla camera l’Agid, l’agenzia per il digitale, il braccio operativo della cosiddetta Agenda digitale, il masterplan nazionale per innovare il Paese. Piccola premessa. Il sistema per la comunicazione dei rispettivi consumi non va visto solo in un’ottica fiscale, perché il fine ultimo dell’operazione è quello di permettere a chiunque di consultare in tempo reale il proprio consumo. L’idea di fondo è quella di creare una mastodontica banca dati nazionale, contenente i volumi e la spesa energetica di ogni abitazione, liberamente consultabile anche solo con il sistema di identità digitale, il cosiddetto Spid. “Nella comunicazione dei dati delle utenze domestiche il problema si affronta su tre ambiti. Il primo, installando degli apparecchi all’interno dell’abitazione consultabili via web, e quindi verificando lì il proprio consumo. Il secondo ambito, direttamente con distributori e fornitori che possono mettere a disposizione un accesso via web, una app, per verificare il proprio profilo di consumo”, hanno spiegato i rappresentanti dell’Agid.

Il ruolo dello Spid

spidC’è poi il terzo punto, particolarmente caro all’Agid, perché chiama direttamente in causa lo Spid. “Il terzo ambito, che è l’idea che è stata proposta dall’Agid nel corso di un gruppo di lavoro inter-autorità a gennaio 2016, è quella di riutilizzare il sistema informativo integrato dell’Acquirente Unico (la società in seno al Gse che funge da garante della fornitura di energia elettrica per i clienti che ancora non hanno scelto un fornitore sul libero mercato, ndr), che già ha tutti i dati dei vari distributori di energia e gas, per adattarlo ad un modello di accesso analogo a quello del modello strategico-evolutivo dei servizi pubblici, e quindi l’utilizzo di Spid”. Dunque, ampio ricorso al cosiddetto pin unico, che cancella in un sol colpo password e username, per sostituirli con un un’unica credenziali. Ad oggi sono circa 1,1 milioni gli italiani che l’hanno sperimentato, ben al di sotto le stime del governo, che si aspettava 3 milioni di pin entro la fine del 2016.

Luce e gas. E (forse) acqua

Ma quali sono le utenze ad oggi inserite nel computo del database energetico? Luce e gas, ma forse potrebbe entrare anche l’acqua. L’apertura è arrivata dagli stessi rappresentanti dell’Agid, ascoltati in commissione Finanze. Sui dati relativi alle utenze domestiche “è possibile ipotizzare anche l’acqua tra gli elementi che andiamo a misurare. Applichiamo degli smart meter (sorta di telelettori da applicare ai contatori, ndr) per l’energia e il gas, la stessa cosa può essere fatta per l’acqua”. Nel settore idrico sono presenti in molti casi contatori solo a livello di condominio e non ancora di singolo utente. Il passaggio alla misura individuale permetterebbe numerosi vantaggi anche in termini di migliore controllo delle perdite d’acqua a valle del contatore.Anche allo scopo di valutare nel settore idrico l’utilizzo di sistemi di smart metering, l’Autorità per l’energia à ha promosso alcuni progetti di sperimentazione multiservizio. In tutti i progetti selezionati sono presenti i settori gas e idrico, oltre ad altri servizi di pubblica utilità diversi da progetto a progetto

La cautela del Mise

Eppure il governo, per mezzo del ministero dello Sviluppo, si sta dimostrando cauto verso l’operazione contatori, ancora in fase di sperimentazione. Nei giorni scorsi il Mise ha auspicato nella medesima commissione Finanze “un periodo transitorio per la puntuale definizione della problematica” relativa al processo di sostituzione degli attuali contatori di energia elettrica attiva con quelli di nuova generazione, “nell’ottica di procedere gradualmente alla generale sostituzione”.  Un periodo transitorio, spiega il Mise, in considerazione di tre fattori: il gap tecnologico ancora esistente tra il contatore di energia elettrica attiva e l’infrastruttura tecnologica; l’esigenza di portare a termine il percorso di valutazione dei protocolli per la trasmissione dei dati a valle del processo di misurazione per garantire la piena interoperabilità dei misuratori 2G; la forte domanda da parte degli utenti di trasparenza e certezza dei dati relativi alla telelettura di tutte le utenze al fine di garantire una corretta fatturazione.

In attesa del piano triennale dell’Agid

Diego Piacentini
Diego Piacentini

Qualcosa in più si potrà certamente capire con il nuovo piano triennale dell’Agid, annunciato nei giorni scorsi dal commissario per l’Agenda digitale, Diego Piacentini in audizione davanti alla commissione Commissione parlamentare d’inchiesta sul livello di digitalizzazione e innovazione della Pubblica amministrazione. “Insieme ad Agid – ha detto il commissario – stiamo lavorando alla stesura del Piano Triennale con cui spiegheremo alle Pa cosa devono fare per raggiungere gli obiettivi. Abbiamo una prima bozza ed entro il primo triemstre lo rendermo pubblico“. Piacentini ha chiarito che il Piano ha avuto bisogno di alcuni interventi e che sarà elaborata anche una versione faciltata – “versione for dummies”, ha chiarito. “Le Pa– ha spiegato – hanno bisogno di avere in dotazione non solo elementi normativi ma soprattutto organizzativi e tecnologici”. E a questo servirà la guida che il Team Digitale elaborerà. Contestualmente il Team lavorerà alla revisione del Cad. Lo slogan è: meno codici più codice. “Meno leggi e più software”, ha chiarito il commissario. In che modo? Si tratta di ridurre la sovrapproduzione di leggi e ottimizzare i processi burocratici. E non solo: togliere una serie di pratiche “automatiche” dalle mani degli impiegati pubblici e affidarle alle macchine. Meno timbri, in questo caso, più bit. Dopo il codice la riforma toccherà le regole tecniche per riscriverle in maniera moderna, renderle agili, accessibili, comprensibili a chi è chiamato a tradurle in bit come un manuale di istruzioni. Nel dettaglio “le convenzioni per lo scambio dei dati tra amministrazioni in Api (Application Programming Interface), i procedimenti amministrativi nei quali l’attività discrezionale dell’amministrazione è assente o modesta, trasformati in processi machine to machine più efficaci e più democratici”, ha evidenziato Piacentini, riprendendo una riflessione di Guido Scorza, responsabile Affari regolamentari del Team.

Gianluca Zapponini

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