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Liberalizzazione mercato elettrico: serve più informazione

Prezzi Politici

Liberalizzazione mercato energia: serve trasparenza nelle offerte e un Albo dei venditori. Le aste non sono lo strumento adatto per tutelare il consumatore

 

La legge Concorrenza, entrata in vigore il 29 agosto 2017, sancisce la piena liberalizzazione del mercato retail dell’energia elettrica e del gas, con la conseguente fine del Servizio a Maggior Tutela, a partire da Luglio 2019.

Attualmente, nonostante già da tempo si possibile scegliere il mercato libero, la maggior parte degli utenti usufruisce del regime tutelato, in cui condizioni e tariffe applicati dai vari fornitori sono stabiliti dall’Autorità per l’energia. Saranno circa 20 milioni di clienti, dunque, che entro 18 mesi dovranno scegliere il loro fornitore (il distributore non cambia. Cambierà la bolletta, ma non il contatore no).

energiaMa cosa succederà a chi non avrà scelto? Di questo si è discusso nel convegno “Liberalizzazione del mercato elettrico: sceglie il cliente o sceglie lo stato?”, organizzato da The Adam Smith Society, che si è svolto giovedì 14 dicembre a Roma presso la sede dell’Associazione Civita. La questione è delicata e molto sentita, sia dai rappresentanti della politica che da operatori, esperti ed economisti. Durante il confronto è emersa la necessità, in primo luogo, di dare informazioni trasparenti e regole chiare ai cittadini in modo da indurli a una scelta consapevole e non forzata.

“Questo è un momento importante per le istituzioni e per la politica, perché dovranno operare delle scelte. Quindi chi sceglie, lo Stato o il cittadino? Sceglie il cittadino secondo il perimetro di norme e regole che lo Stato stabilisce. La liberalizzazione può portare a instaurare un vero rapporto collaborativo tra Stato e mercato ed è una sfida sia per la politica che per la regolazione, un’occasione per consentire un buon funzionamento del mercato. Dobbiamo quindi avere un profilo reale del consumatore per capire bene quali misure prendere per far sì che faccia scelte consapevoli e informate”, ha detto Andrea Peruzy, Presidente e Amministratore Delegato Acquirente Unico.

“Il Portogallo è un paese dove è stata stabilita una data in cui il mercato si liberalizzava e si è fatta una massiccia campagna di informazione e, anche se il periodo di transizione è stato prolungato, si è arrivati ad una percentuale, bassa, del 20% di clienti serviti secondo i meccanismi della fase di transizione. Anche in Italia si arriverà a un punto in cui si dovrà scegliere e con una adeguata informazione si dovrà fare in modo che la percentuale di chi non sceglie sia la più bassa possibile e portare questa percentuale in un sistema di salvaguardia che a quel punto diventa veramente regolato, ma è importante che risulti come servizio residuale. La transizione va gestita pensando anche a eventuali offerte PLACET con assegnazione automatica o ad altre ipotesi”, ha dichiarato Clara Poletti, Direttore Divisione Energia Autorità per il Sistema Elettrico e Idrico.

Sulla questione è intervenuto anche Carlo Tamburi, direttore Enel Italia: “Siamo in una fase molto importante che durerà per tutto il 2018 per preparare le modalità di superamento della maggior tutela. Un aspetto fondamentale riguarda l’informazione e la capacitazione del cliente e devono esserci regole chiare e stabili nel lungo periodo, oggi c’è ancora poca consapevolezza. Facciamo anche chiarezza sulla situazione del mercato: Enel in termini di volumi ha poco più del 30% della quota di mercato nazionale (nel 2016 esattamente il 35%, calcolato come media ponderata tra il mercato libero, dove abbiamo circa il 20% e il mercato tutelato, in cui abbiamo l’86%). Altro tema è quello di creare una “tutela vera” che tuteli appunto le fasce più deboli che hanno veramente bisogno. Diventa poi molto urgente creare un Albo dei venditori con garanzie e requisiti precisi, oggi il grande proliferare di operatori porta molta confusione e non va a garanzia dei consumatori, spesso si sono create situazioni in cui alcuni venditori non sono riusciti a onorare il proprio contratto, causando non pochi problemi ai clienti”.

“Il tema che si pone è: come posso conciliare l’ingresso consapevole nel mercato libero con meccanismi che assicurino concorrenza tra gli operatori e competitività? E’ necessario un intervento dello Stato perché la maggior parte del mercato oggi è concentrato, e mi riferisco alla maggior tutela, un mercato di circa 53TWh che vale circa 700/800 milioni di euro, che diventa quindi anche un tema di business per le utilities. Tutti siamo più o meno contrari al sistema delle aste per assegnare i clienti che non scelgono, ma non vedo proposte alternative concrete. Oggi i venditori sono moltissimi e non è detto che la pluralità sia una cosa positiva perché abbiamo visto che molti di questi sono falliti lasciando diversi buchi nelle società di distribuzione. Noi abbiamo chiesto requisiti finanziari molto precisi, oggi l’accesso alle reti non è chiaro e ci sono richieste di soggetti anche inaffidabili. Noi di A2A proponiamo che per chi al 2019 non abbia ancora scelto il proprio fornitore si applichi un meccanismo di gradualità che prenda in considerazione l’utilizzo delle offerte PLACET (offerte “ibride”, con prezzi stabiliti dal fornitore a condizioni contrattuali definite dall’Autorità)”, ha sostenuto Ester Benigni, Responsabile Affari Regolatori e Mercato A2A.

Altro tema importante è la questione delle aste, già abolite da un emendamento del DDl concorrenza, ma che qualcuno pone come strumento di tutela del consumatore. Proprio a tutela del consumatore, però, l’esecutivo metterà a disposizione altri strumenti che aiutino la transizione al mercato libero, come il Trova offerte (che consente di paragonare le offerte), la Tutela Simile e le offerte Placet. Quest’ultima è un’offerta predefinita rivolta a famiglie e piccole imprese a Prezzo Libero, A Condizioni Equiparate di Tutela. Si tratta di un’offerta a condizioni contrattuali prefissate definite dall’Autorità, ma a prezzi liberamente stabiliti dal venditore, in accordo ad una struttura chiara e comprensibile.

“La liberalizzazione deve avere come obiettivo quello di una sana e leale competizione a beneficio dei consumatori, famiglie e imprese. Abbiamo fatto tanto ma siamo sulla buona strada perché il tema energia viene affrontato in tutti i tavoli anche in ambito europeo. Per quanto riguarda la libertà di scegliere del cittadino, crediamo che non venga aiutato con un sistema che preveda le aste, per questo abbiamo votato contro”, ha evidenziato la Senatrice Paola Pelino, Vicepresidente Commissione Industria, Commercio, Turismo.

“Abbiamo portato avanti un percorso lungo e faticoso, ora dobbiamo trovare i modi per fare crescere la consapevolezza, va messo a punto un meccanismo che faccia capire chiaramente che a luglio 2019 si deve fare una scelta. E’ ovvio che chi è distratto o poco informato e una scelta non la fa non può diventare merce. Ci possono essere situazioni in cui soggetti che vincono le aste non riescano a tutelare il cliente. Il sistema delle aste quindi non è credibile dal punto di vista etico perché è il cliente che deve fare una scelta. Una possibilità potrebbe essere quella di creare un sistema plurimo di offerte standardizzate e comparabili. Il tema fondamentale resta comunque quello di come realizzare le condizioni di informazione, abbiamo più di un anno per lavorarci e credo che dobbiamo prevedere un meccanismo che non imponga nulla al cliente, che deve avere tutti gli strumenti necessari per fare la sua scelta in modo consapevole. Il tempo va utilizzato in modo serio e non cercando situazioni che, come si dice, facciano “ammuina” perché non si cambi nulla”, ha affermato Gianluca Benamati, Responsabile Nazionale Energia PD, promotore dell’emendamento del DDL concorrenza che ha previsto l’abolizione delle aste, votato con 370 voti favorevoli e 17 contrari.

A fare da eco, le parole di Federico Boschi, economista dell’energia: “Da qualcuno le aste vengono proposte come meccanismo che risolve le criticità derivanti dalla fine del regime di maggior tutela. Io sono molto scettico invece perché l’obiettivo non deve esser quello di far cambiare per forza il fornitore ma quello di mettere il cittadino nelle condizioni di scegliere, in modo facile, senza tranelli e senza rischi. La concorrenza attraverso le aste è “nel mercato” e non “per il mercato”, la concorrenza “nel mercato” è una forma di regolazione, la scelta viene stabilita attraverso un’asta, non è concorrenza vera. Le aste non portano i vincitori ad avere una competizione con altri operatori delle aree dove non hanno vinto, ma a conservare la propria “fetta di mercato”, quindi non è vero che avere più soggetti che vincono le aste porta a più concorrenza. Tra l’altro siamo sicuri che tutti i soggetti che vincessero le aste sarebbero in grado di versare gli oneri di sistema?”.

Sempre a favore del cliente finale, nel corso del dibattito, è emerso il bisogno urgente di istituire un Albo dei venditori (ce ne sono oggi 560 in Italia) con requisiti precisi e restrizioni per ammettere solo quei soggetti in grado di ottemperare ai contratti stipulati e dare garanzie ai consumatori. “Il processo di liberalizzazione è oggi ancora farraginoso in tutta Europa. In Italia risulta ancora più complicata per il fatto che abbiamo insieme libero e tutelato, la bolletta è ancora molto difficile da capire per i consumatori e in ambito dell’elettricità i tempi sono comunque più lunghi rispetto per esempio al settore della telefonia. Dobbiamo quindi raggiungere l’efficienza e nello stesso tempo garantire il consumatore, come fare? Intanto va detto che già oggi chi ha pazienza, chi si informa, chi ha tempo e chi ha un reddito più basso riesce a trovare le offerte più convenienti e a risparmiare, bisogna fare in modo che tutti riescano a informarsi, e bisogna assolutamente creare un albo dei venditori perché non è pensabile che oggi in Italia ce ne siano 560”, ha affermato Davide Tabarelli, Presidente Nomisma Energia.

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