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C’è un rischio blackout energetico in Italia?

Rigassificatori

Cosa rischia l’Italia con le sanzioni energetiche europee alla Russia e con il calo dell’idroelettrico. L’articolo di Sergio Giraldo

 

A due settimane dall’annuncio di Ursula von der Leyen, il sesto pacchetto di sanzioni alla Russia risulta ancora disperso negli oscuri ingranaggi dell’Unione europea. Il governo ungherese tiene il punto e blocca qualunque ipotesi di accordo sull’embargo al petrolio russo, per il quale è prevista l’unanimità dei 27 stati membri. Mentre Malta, Grecia e Cipro ottengono che nel pacchetto di sanzioni non vengano penalizzati i trasporti via mare dei prodotti petroliferi russi, a Bruxelles si fa sempre più strada l’ipotesi di accantonare l’embargo e di licenziare un sesto pacchetto più leggero, senza riferimenti, per ora, al petrolio russo. Si tratterebbe di un clamoroso passo indietro, rispetto ai roboanti annunci di quindici giorni fa da parte della Commissione europea.

Non meno fragoroso appare il via libera al pagamento del gas da parte delle compagnie europee secondo lo schema proposto da Vladimir Putin. Con l’approssimarsi della scadenza dei pagamenti, nel fine settimana la Commissione ha lasciato trapelare che considera le proprie linee guida già dettate a suo tempo chiare ed esaustive. Non ci saranno dunque ulteriori dettagli sull’aderenza o meno alle sanzioni in vigore del processo proposto dalla Russia per il pagamento del gas. Allo stesso tempo, un anonimo funzionario ha chiarito ad alcune agenzie di stampa che “dal punto di vista dell’Europa, non esiste problema sinché la somma è pagata in euro. Una volta che la transazione è conclusa, non abbiamo controllo su ciò che succede dopo, Gazprom può fare il cambio in rubli ma la cosa importante è che non siano i soggetti europei a ordinare il cambio.” Versione poi confermata anche da Frans Timmermans, Commissario europeo al Green Deal. Dunque, aprire un conto presso Gazprombank e versarvi gli euro o i dollari per pagare il gas di per sé non infrange il quadro sanzionatorio imposto dall’Unione. Dopo due mesi di dispute sul pagamento in rubli, l’Unione europea è costretta ad ammettere a denti stretti che chi si comporta seguendo le regole dettate dal decreto russo sui pagamenti del gas non viola le sanzioni europee. Brutto colpo per gli intransigenti che all’indomani dell’emissione del decreto russo avevano parlato di inaccettabile modifica dei contratti.

Mentre l’Europa inciampa su sé stessa, preoccupa il tema del riempimento degli stoccaggi di gas per la prossima stagione invernale. La settimana scorsa il gestore del gasdotto che attraversa l’Ucraina ha invocato la forza maggiore su uno dei due punti di ingresso per il transito del gas dalla Russia. Citando problemi ad un compressore che sarebbe stato manomesso dalle forze russe occupanti, ha chiuso l’entry point di Sokhranivka. L’effetto è di circa il 35% in meno di flussi gas in ingresso in Italia dalla direttrice nordorientale. Difficile che Gazprom riesca a compensare incrementando i flussi all’altro entry point ucraino, quello di Sudzha, trattandosi di due linee diverse in territorio russo.

Il minor apporto di gas non ha sinora provocato problemi in Italia, anche grazie a maggiori flussi in ingresso di gas norvegese al Passo Gries, in alta Val d’Ossola. Ma ora al ritardo con cui è partita la stagione di riempimento degli stoccaggi commerciali (cioè al netto dello strategico) si viene a sommare l’incertezza sui flussi dall’estero. Nonostante i ritmi sostenuti degli ultimi 30 giorni nel riempimento, la differenza dei volumi di gas in giacenza presso SNAM-Stogit oggi rispetto agli anni precedenti è ancora molto ampia: -36% rispetto al 2019, -55% rispetto al 2020, e –32% rispetto al 2021. La curva di riempimento dovrà essere molto più ripida dell’attuale, se si vuole arrivare al 15 ottobre con il 90% dello spazio occupato dal gas in giacenza. Ieri, intanto, si è registrato l’intervento nel dibattito di Carlo Messina, amministratore delegato di Intesa Sanpaolo: “Interrompere il rubinetto del gas significa andare verso una recessione certa e una perdita di posti di lavoro significativa”, ha affermato Messina.

(Estratto di un articolo pubblicato sul quotidiano La Verità)

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