Energia

Ilva, come ballano i numeri dello sciopero

di

ex Ilva

Le “Mille battute” di Giuseppe Sabella, direttore di Think-in, esperto di Industria 4.0 e blogger di Start Magazine, su Ilva

Com’è noto, ieri si è tenuto a Taranto uno sciopero di otto ore su tre turni, proclamato da Fiom, Fim, Uilm e Ugl per protestare contro l’avvio della procedura di cassa integrazione ordinaria per 1.395 dipendenti.

Mentre secondo i sindacati “l’adesione allo sciopero è stata altissima, vicina all’80%”, l’azienda ha invece comunicato che “la percentuale di adesione allo sciopero è del 36%”. La differenza tra i due dati è enorme, è evidente che la questione si sta surriscaldando in vista dell’incontro del 9 luglio al Mise, in cui si discuterà del futuro dell’ex Ilva con i sindacati e ArcelorMittal.

Il nodo da sciogliere, più che la cassa integrazione, è la revoca dello scudo fiscale avvenuta col decreto crescita per le società che operano nell’area ex-Ilva, che ha limitato l’immunità penale (sull’attuazione del piano ambientale) al 6 settembre 2019 per proprietari e amministratori dello stabilimento tarantino, cosa per cui Mittal minaccia di abbandonare l’investimento.

Ieri c’è stato anche un incontro privato tra il vice premier Di Maio e i vertici dell’azienda, al termine del quale non è stata rilasciata alcuna dichiarazione. In questo momento, anche secondo gli stessi sindacati, Mittal deve avere garanzie dal Governo perché non può essere che chi sta investendo per risolvere i problemi paghi per gli errori del passato. Tra qualche giorno scopriremo se ne conviene anche il capo del dicastero dell’economia.

Twitter: @sabella_thinkin

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