Energia

Da guerra di spie a guerra del gas, come la Russia di Putin risponde a Londra

di

ideologia russa

Mentre la Gran Bretagna, dopo l’uccisione ell’ex spia russa Serghej Skripal, minaccia sanzioni contro la Russia, Mosca risponde ricordando a Londra e all’Europa intera la sua importanza per l’approvvigionamento energetico del Continente. Approfondimento di Giusy Caretto 

La guerra delle spie è iniziata. Attori principali: Russia ed Inghilterra. Co-protagonisti (almeno per volontà della Gran Bretagna), tra gli altri, Francia, Germania, Italia. Dopo l’avvelenamento dell’ex spia russa Serghej Skripal, Londra ha deciso di espellere 23 diplomatici russi e ha promesso un giro di vite sugli investimenti provenienti dalla Confederazione Russa, invitando i suoi alleati a comportarsi di conseguenza.

E mentre la Russia ricambia con l’espulsione di 23 diplomatici britannici, il ministro dell’energia russo Alexander Novak ricorda all’Europa l’importanza della Russia e (soprattutto) delle sue riserve energetiche.

LA VICENDA

Theresa MayEra il 4 marzo scorso quando un uomo sulla sessantina si accascia su una panchina dei giardinetti di Salisbury. A sentirsi male, nello stesso momento, anche la donna che lo accompagnava. Fin dai primi soccorsi si comprende che la situazione è grave, forse avvelenamento. Quei giardini si trasformano una scena del crimine da cui partono le indagini meticolose della polizia inglese.

Quell’uomo, infatti, è Sergei Skripal, cittadino russo naturalizzato britannico, ex spia inglese nell’intelligence di Mosca, incaricata, in base a quanto riportato dal Times, di fornire a Londra contatti, abitudini e numeri di telefono riservati dei suoi colleghi. Il gas nervino usato per cercare di uccidere Skripal e la figlia Yulia ha contaminato anche altre 21 persone fra agenti di polizia, infermieri e passanti che si trovavano nella zona colpita dall’arma letale. Era il 4 marzo scorso, quando Salisbury è diventata l’epicentro della peggiore crisi scoppiata tra Regno Unito e Russia negli ultimi trent’anni.

Il 12 marzo, Theresa May accusa esplicitamente i servizi segreti russi di aver condotto un duplice tentato omicidio su territorio britannico. Solo 2 giorni dopo, il governo britannico annuncia l’espulsione di 23 diplomatici russi, la sospensione degli incontri bilaterali e un giro di vite sugli investimenti provenienti dalla Confederazione Russa. Putin risponde con l’espulsione di 23 diplomatici britannici, mentre la faccenda si fa sempre più complicata.

REGNO UNITO CHIAMA ALLEATI

Nei giorni scorsi, Downing Street ha diffuso una dichiarazione sottoscritta, oltre che da Londra, anche da Stati Uniti, Francia e Germania che punta il dito contro Mosca. Per il governo inglese, gli alleati condividono il punto di vista secondo cui “la mancata risposta della Russia alle legittime richieste del Regno Unito ne sottolinea la responsabilità”.

LA RUSSIA METTE LE MANI AVANTI

Nell’ipotesi più estrema, l’Inghilterra potrebbe anche invocare l’Articolo 5 del Trattato Atlantico, secondo il quale un attacco ad un membro dell’alleanza in Europa o Nord America debba essere considerato un attacco contro tutti gli alleati.

Ed è per questo che la Russia, che usa il gas come arma geopolitica, si è subito mossa per ricordare all’Europa che il Paese è la fonte di energia più flessibile e affidabile di cui ha bisogno il continente. Il ministro dell’Energia Alexander Novak, come riporta Bloomberg, ha esortato i responsabili politici a non permettere che la disputa diplomatica penetri nelle relazioni commerciali con l’Europa, che riceve circa un terzo del suo gas dalla Russia.

Il presidente Vladimir Putin, che governerà la Russia per altri sei anni dopo aver vinto le elezioni domenica 18 marzo, ha ripetutamente propagandato il paese come superpotenza del gas, mentre l’Europa in questi anni ha più volte annunciato dei piani per diversificare le risorse.
“Se le dichiarazioni sulle fonti alternative alla Russia diventassero una realtà i primi ad essere danneggiati sarebbero i consumatori”, ha detto Novak in un’intervista televisiva a Bloomberg: “Se un’azienda o un paese optano per un altro fornitore, non penso che questa condizione sarà vantaggiosa”. La Russia, ad oggi, è stato l’unico fornitore in grado di incrementare le consegne in Europa durante il freddo intenso. Ha anche inviato carichi di gas naturale liquefatto in Gran Bretagna durante i momenti critici quest’anno.

GRAN BRETAGNA PRONTA A RINUNCIARE A GAS RUSSO?

RussiaIl primo ministro britannico Theresa May, secondo quanto riportato da Bloomberg, ha detto che Londra è pronta a rinunciare al combustibile russo dopo che l’ex spia Sergei Skripal e sua figlia sono stati avvelenati.

NON SOLO GRAN BRETAGNA

Lo scorso anno il presidente degli Stati Uniti ha firmato una legge che gli conferisce il diritto di imporre sanzioni agli investitori o agli appaltatori che partecipano alla costruzione dei gasdotti che serviranno a trasportare il combustibile russo. Sempre negli Stati Uniti, un gruppo di 39 senatori ha chiesto al presidente Donald Trump di bloccare il gasdotto Nord Stream 2, che la Russia prevede di avviare l’anno prossimo per portare il gas siberiano nell’Europa settentrionale, mentre la cancelliera tedesca Angela Merkel non ha mai fatto mistero dei piani per diminuire la dipendenza da Mosca.

DAVVERO POSSIAMO RINUNCIARE AL GAS RUSSO?

I freddi di questi ultimi inverni hanno portato la Russia ad incrementare le vendite di gas verso l’Europa a livelli senza precedenti dal 2016, poiché la domanda cresce mentre la produzione interna da parte di grandi produttori come il Regno Unito e i Paesi Bassi è in calo.
“Possiamo garantire il rispetto dei nostri impegni”, ha detto Novak. “Lo facciamo già da 50 anni e abbiamo le risorse, le capacità e le opportunità necessarie per garantire l’approvvigionamento a lungo termine e affidabile del nostro gas verso l’Europa.”

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