skip to Main Content

Scioperi

La Germania è davvero uscita dalla crisi del gas?

Secondo il centro studi Diw, il governo tedesco dovrebbe bloccare il completamento del controverso rigassificatore di Rügen perché il paese è uscito dalla crisi energetica. Ma Scholz tira dritto. L'articolo di Pierluigi Mennitti.

Ci sono proteste che non perdono vigore e gli abitanti di Rügen, l’isola tedesca nel Mar Baltico nota per le sue bellezze naturali che in epoca romantica catturarono la fantasia pittorica di Caspar David Friedrich, hanno fama di avere la testa dura. Ancora lo scorso fine settimana si sono radunati a centinaia nella piazzetta della cittadina di Binz, in inverno poco più di 5 mila anime che si moltiplicano solo nei corti mesi estivi, per protestare contro il rigassificatore galleggiante che già si vede sullo sfondo della baia.

LE PROTESTE CONTRO IL RIGASSIFICATORE

Oltre a Binz, le proteste hanno coinvolto vari centri dell’isola, organizzate da iniziative civiche e gruppi ambientalisti, tra cui il redivivo movimento Fridays for Future. I manifestanti hanno chiesto l’immediato stop della costruzione dell’infrastruttura GNL nel porto di Mukran e hanno criticato il governo tedesco per aver approvato il rigassificatore in tempi troppo rapidi e bypassando le preoccupazioni legate alla conservazione della natura. Secondo Deutsche Umwelthilfe, uno dei principali gruppi ambientalisti tedeschi, non sussisterebbe alcuna emergenza di approvvigionamento di gas, dal momento che gli impianti di stoccaggio sono rimasti pieni oltre i limiti di sicurezza per tutto questo inverno.

E sempre una settimana fa le manifestazioni hanno per la prima volta oltrepassato i confini della piccola isola sul Baltico raggiungendo le piazze di tre città tedesche sulla terraferma: la capitale Berlino, Kassel e il centro portuale di Lubmin, dove è già attivo un rigassificatore galleggiante.

LO STUDIO DEL DIW

A dare una mano ai contestatari è arrivato l’autorevole sostegno di uno dei principali centri di ricerca economica tedeschi, il Deutsches Institut für Wirtschaftsforschung (DIW) di Berlino. In uno studio appena pubblicato, gli esperti del DIW ritengono che la situazione del mercato del gas si sia nuovamente tranquillizzata a due anni dall’inizio della guerra di aggressione russa in Ucraina e che non vi sia da presupporre alcuna nuova emergenza per carenza di gas nei prossimi mesi. E il consiglio conseguente affidato al governo tedesco è di cancellare il piano di emergenza adottato in passato per gestire le fasi critiche della crisi energetica e di rivedere alcuni progetti in corso. Quello del rigassificatore di Rügen rientra fra questi.

Claudia Kemfert, direttrice del dipartimento energia del DIW, ha detto infatti di ritenere superflui i progetti di espansione che riguardano l’importazione di gas naturale liquefatto. I piani adottati tempo fa dal governo non sono più necessari nella misura prevista – ha spiegato l’economista – si tratta di progetti sovradimensionati che non dovrebbero più essere portati avanti.

Per quanto riguarda il controverso rigassificatore di Rügen l’istituto berlinese ritiene che il governo dovrebbe bloccarne il completamento. Data la situazione tranquilla dell’approvvigionamento energetico tedesco l’impianto è destinato a diventare “inefficiente dal punto di vista dei costi e quindi non necessario”, ha precisato Kemfert. I tre terminal GNL già operanti in Germania sono pieni alla metà delle loro capacità, sono al momento più che sufficienti e non esistono “colli di bottiglia strutturali della rete che giustifichino il nuovo rigassificatore sull’isola di Rügen”. Piuttosto – ha concluso Kemfert – la costruzione di terminali GNL permanenti comporta un grande rischio di cattivi investimenti: “I terminali fissi ripagano solo dopo decenni di funzionamento, ma a quel punto dovremo aver abbandonato da tempo il gas come fonte di energia”.

MA IL GOVERNO TIRA DRITTO

Ma il governo tira dritto per la sua strada, paventando il pericolo a suo avviso sempre presente di un’improvvisa carenza nell’approvvigionamento energetico. La nave per il terminal FSRU ha raggiunto lo scorso fine settimana il suo sito operativo nella baia di Rügen. Si tratta della nave “Energos Power”, lunga circa 300 metri, che nel fine settimana ha attraccato in un ormeggio preparato davanti al porto industriale di Mukran, vicino a Sassnitz. E come annunciato dal futuro operatore del terminal Deutsche Regas, adesso iniziano i preparativi per l’esercizio di prova. La nave ha nella sua “pancia” GNL norvegese, in futuro riceverà gas naturale liquefatto da altre navi cisterna, lo riporterà allo stato gassoso e lo immetterà in un gasdotto lungo 50 chilometri verso la terraferma.

I CONTRASTI A LIVELLO LOCALE

Ma mentre a livello federale tutto prosegue come niente fosse, si acuisce il contrasto con il mondo politico locale. Critiche al progetto arrivano adesso anche dalla Cdu, che sul piano nazionale è uno dei partiti più “industrialisti” e che, per esempio, oggi chiede al governo di Olaf Scholz di rivedere la fuoriuscita dal nucleare che proprio Angela Merkel aveva anticipato dopo l’incidente di Fukushima. Contro il rigassificatore si è invece schierato Daniel Peters, futuro candidato cristiano-democratico alla presidenza del Land Meclemburgo-Pomerania Anteriore, il Land in cui si trova l’isola. La Cdu è oggi all’opposizione di una maggioranza di sinistra Spd-Linke, ma spera di conquistare il governo regionale nelle elezioni fra poco meno di tre anni.

GLI ALTRI STUDI?

Per giustificare la sua contrarietà, Peters ha citato due altri recenti studi, uno dell’Istituto per l’economia energetica e l’analisi finanziaria (IEEFA), l’altro dell’Agenzia internazionale dell’energia (AIE), secondo i quali il divario tra la capacità europea di GNL e la domanda si è ulteriormente ampliato a favore della prima. L’utilizzo dell’infrastruttura esistente è stato in media solo del 58% tra gennaio e settembre 2023, ha detto Peters, allo stesso tempo il consumo di gas naturale in Europa è diminuito del 7% nel 2023, raggiungendo il livello più basso dal 1995. “I risultati dello studio mostrano che i terminali GNL esistenti sono sufficienti e che non c’è bisogno di espansione”, ha sottolineato l’esponente della Cdu, aggiungendo che “soprattutto alla luce del calo del consumo di gas nell’Unione europea e del divieto di esportazione di GNL da parte degli Stati Uniti, un’ulteriore espansione delle capacità di GNL supererebbe di gran lunga la domanda”.

Back To Top