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Ecco come Gazprom ha finanziato gli ambientalisti no-nucleare e pro-gas (russo)

Gas Russo

Gazprom ha finanziato per anni diversi gruppi ambientalisti contrari al nucleare (ma favorevoli al gas) negli Stati Uniti e in Europa. L’articolo di Tino Oldani per Italia Oggi

 

Ammettiamolo: la rivelazione è tardiva, ma non per questo meno inquietante. Per anni, negli Stati Uniti e in Europa, segnatamente in Germania e in Belgio, diversi gruppi ambientalisti contrari all’energia nucleare, ma favorevoli al gas russo, sono stati finanziati da Gazprom. Risultato: pressione dei verdi sui governi, chiusura di importanti centrali nucleari soprattutto in Germania, e forte aumento della dipendenza dell’Europa dal gas russo, arrivata al 40%. Così, grazie all’incasso di centinaia di miliardi di dollari, Vladimir Putin ha finanziato il riarmo e le aggressioni militari in Georgia, Crimea e Donbass, e da ultimo in Ucraina.

Fonte della rivelazione è il francese Dominique Reynié, direttore di Fondapol (Fondazione per l’innovazione politica), sede a Parigi, che ha appena pubblicato un’ampia ricerca sui punti di forza e su quelli deboli di 55 democrazie nel mondo, intitolata «Libertà: la sfida del secolo». Nel commentare lo studio, scrive il giornale liberale Contrepoints, Reynié ha detto: «Abbiamo trovato finanziamenti Gazprom, in particolare alle Ong ambientaliste, che hanno fornito ministri ad alcuni paesi, che poi hanno intrapreso una sorta di restituzione del favore schierandosi per l’uscita dal nucleare». Il film della dichiarazione, una vera bomba, è sul web.

L’approfondimento di Contrepoints sul tema rivela che Gazprom, colosso con un fatturato di 160 miliardi di dollari l’anno e 13 miliardi di utili, ha finanziato per anni gruppi ambientalisti negli Stati Uniti, in Germania e in Belgio, movimenti indicati con tanto di nome e somme ricevute. Non è dunque un caso se l’11 marzo scorso due deputati repubblicani Usa, Jim Banks e Bill Johnson, hanno inviato una lettera al segretario del Tesoro, Janet Yellen, per chiedere «un’indagine sulla manipolazione russa dei gruppi verdi americani, che sono apparentemente finanziati con denaro di provenienza oscura».

Tra le organizzazioni ambientaliste americane indicate nella lettera dei due deputati, spiccano Sierra Club e la League of Conservatives Voters Education Fund, «tutte massicciamente coinvolte nell’opposizione allo sfruttamento del gas di scisto negli Stati Uniti, per ridurne la concorrenza verso il petrolio e il gas russo. Esse hanno ricevuto dieci milioni di dollari l’anno dalla American Sea Foundation, riccamente dotata dalla società ombrello con sede a Bermuda», quest’ultima sospettata di essere lo schermo finanziario di Gazprom. L’ipotesi che la Russia di Putin, tramite Gazprom, finanziasse gli ambientalisti americani per alimentare una campagna di disinformazione contro lo shale-gas e l’energia nucleare, era stato sollevato in passato da altri due deputati repubblicani, Randy Weber e Lamar Smith, che il 29 giugno 2017 avevano scritto una lettera all’allora ministro del Tesoro, Steven Mnuchin, chiedendo un’indagine sull’origine dei finanziamenti russi, veicolati tramite i paradisi fiscali. Risultato delle ricerche di allora: zero. Ora tocca a Yellen scavare a fondo.

Più chiaro, ma non per questo meno imbarazzate, il rapporto tra i gruppi verdi operanti in Germania e i finanziamenti russi. Scrive Contrepoints: «Le principali organizzazione ambientaliste tedesche Wwf, Bund e Nabu hanno costituito una fondazione ambientale (Naturschutzstiftung Deutsche Ostsee) insieme con la società Nord Stream Ag, consorzio che ha costruito il gasdotto russo-tedesco sotto il Mar Baltico. Tale fondazione è stata dotata di dieci milioni di euro da Gazprom». Risultato: «Le organizzazioni ambientaliste tedesche Wwf, Bund e Nabu sono diventate per anni strenue oppositrici dell’energia nucleare civile e dello sfruttamento del gas di scisto in Europa, ma non del gas russo». Chiosa il giornale francese: «Il suolo europeo è pieno di gas di scisto e lo sfruttamento di queste riserve di gas avrebbe ridotto gli acquisti e la dipendenza dell’Europa dal gas russo, vale a dire da Gazprom. Lo stesso vale per l’energia nucleare, che offre energia abbondante, non emette CO2 ed è un’alternativa al gas russo». Belle parole, ma tardive: contro ogni evidenza, in Germania i verdi hanno vinto, le centrali nucleari tedesche sono state chiuse e il gas di scisto è tabù. Quello di Putin, no.

Clamoroso il caso del Belgio. L’attuale ministro dell’Energia, signora Tinne Van der Straeten, del partito ambientalista Groen, prima di entrare in carica, era proprietaria al 50% di uno studio legale, che tra i grandi clienti aveva nientemeno che Gazprom. «Quando è diventata ministro dell’Energia», scrive Contrepoints, «“Van der Straeten ha lavorato allo smantellamento completo del parco nucleare civile belga, in conformità alla ferrea volontà degli ambientalisti belgi, che per vent’anni si sono battuti per sostituirlo con le centrali a gas, alimentate da Gazprom. Tuttora, in Belgio, i partiti verdi Ecolo e Groen sostengono in modo esplicito la sostituzione dei reattori nucleari con le centrali elettriche a gas».

(Estratto di un articolo pubblicato su ItaliaOggi; qui la versione completa)

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