Energia

Come Russia e Iran provano a spartirsi gas e petrolio del Caspio

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Dopo le sanzioni di Trump all’Iran, la Russia e le potenze asiatiche hanno siglato un accordo per lo sfruttamento di gas e petrolio del Mar Caspio. L’articolo di Lorenzo Bernardi

Un accordo sullo sfruttamento delle risorse del Mar Caspio. L’hanno siglato nei giorni scorsi Russia, Iran, Azerbaijan, Kazakistan e Turkmenistan, i cinque Stati che si affacciano sul più grande bacino d’acqua chiuso del Pianeta. I dettagli verranno definiti successivamente, ma per il momento si registra un compattamento delle potenze dell’Asia centrale, che molti leggono come una risposta all’offensiva di Donald Trump contro l’Iran.

Proprio la Repubblica sciita segna il punto maggiore – per quanto allo stato attuale più che altro simbolico – nel braccio di ferro contro gli Usa, riuscendo con questo accordo a spezzare l’isolamento a cui Trump la vorrebbe condannare. Il patto sul Caspio, infatti, dovrebbe stringere ulteriormente i rapporti fra le potenze dell’area e consentire uno sbocco ai mercati iraniani, dopo l’annuncio di Trump delle “sanzioni più pesanti di sempre” all’indirizzo di Rouhani. L’escalation contro la Repubblica islamica è iniziata con la recessione degli Stati Uniti dall’accordo sul nucleare voluto da Obama. Trump, a differenza del suo predecessore, ha messo l’Iran nel mirino e punta a isolarlo, cosa che ha detto chiaramente minacciando di interrompere i rapporti commerciali con chi fa affari con Teheran.

COSA PREVEDE L’ACCORDO

L’accordo prevede per ora essenzialmente la suddivisione delle acque del Caspio, una zona ricca di risorse naturali, soprattutto petrolio e gas naturale, e strategica dal punto di vista energetico. Da decenni i rapporti diplomatici nell’area erano tesi, ma la mossa di Trump sembra aver sortito l’effetto di un avvicinamento fra le diplomazie asiatiche.

Scrive il Guardian che si tratta di “una vittoria diplomatica sudata”. Il punto più controverso era la spartizione dei fondali marini. Lo schema di una divisione in base a una linea equidistante dalle cinque linee di costa sfavoriva infatti gli stati con il minor sbocco, soprattutto l’Iran. E non era l’unico nodo da sciogliere: il progetto di un gasdotto che colleghi Turkmenistan e Azerbaijan (e prosegua verso l’Europa) non piace infatti a Putin, perché rischia di compromettere il dominio energetico russo di Gazprom. Almeno nelle intenzioni, gli ostacoli sembrano in via di superamento, ma le questioni decisive, puntualizza sempre il Guardian, sono state rimandate al futuro. Per ora l’unica decisione assunta è di assegnare a ciascuno Stato 15 miglia nautiche di acque territoriali e ulteriori 10 miglia per la pesca.

IL NODO DEL FONDALE

Tralasciata invece la questione più spinosa, il controllo dei fondali ricchi di idrocarburi. Questo può leggersi come un ulteriore punto in favore dell’Iran, confermato fra le righe dal ministro degli Esteri kazako, che ha evidenziato come «la metodologia per stabilire i confini statali saranno determinate in un accordo separato comunque legato alla convenzione sullo status del Mar Caspio. Questa è una frase chiave, specialmente importante per i nostri partner iraniani».

LA QUESTIONE AMERICANA

Dunque le minacce di Trump, osteggiate un po’ tiepidamente dall’Europa, stanno spingendo l’Iran verso i suoi partner asiatici, cioè soprattutto Russia e Cina. «L’Iran è un grande paese e un grande mercato – ha detto al Guardian un diplomatico kazako – Non possiamo perdere l’opportunità di collaborare». Grazie alla Cina, probabilmente fallirà il piano di Trump di ridurre a zero le vendite del petrolio iraniano entro novembre: Pechino ha annunciato di voler continuare a fare affari con Teheran. Poi c’è la Russia. Che tuttavia è anch’essa soggetta a sanzioni.

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