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Eni, Saipem 12000 e non solo. Perché l’Italia è imbelle con la Turchia?

Saipem

L’analisi di Gianandrea Gaiani, direttore del sito AnalisiDifesa

La Turchia contesta i trattati firmati dal governo cipriota con israeliani ed egiziani per lo sfruttamento dei giacimenti off-shore di gas ritenendo che ledano gli interessi della Repubblica turca di Cipro (riconosciuta solo da Ankara) ma l’obiettivo reale di Erdogan è quello di avere il controllo dei gasdotti che riforniscono da sud l’Europa. Del resto se Recep Tayyp Erdogan appare come uno statista di gigantesca levatura lo deve soprattutto ai nani che guidano l’Italia e l’Europa.

Pur con PIL e spesa militare decisamente inferiori all’Italia, il “sultano” può permettersi di fare ciò che vuole: In Siria ha scatenato la guerra civile, armato e finanziato lo Stato Islamico e i peggiori movimenti jihadisti per poi muovere guerra ai curdi del tutto indisturbato. Ha fatto “invadere” la Grecia e l’Europa da due milioni di immigrati clandestini e la Ue gli ha dato in cambio 6 miliardi e garanzie che difficilmente potrà mantenere.

Le repressioni attuate nel dopo golpe ad Ankara hanno sollevato solo qualche tiepida lamentela in Europa ma non hanno determinato alcuna conseguenza politica o economica.
I turchi bloccano le acque cipriote impedendo lo sfruttamento legittimo del gas nella Zona economica esclusiva di Nicosia e speronano le motovedette greche senza che all’Onu come a Bruxelles nessuno muova un dito, né per contrastarlo con le armi né per imporre alla Turchia sanzioni economiche che indebolirebbero la posizione interna o Erdogan.
Certo non deve sfuggire il supporto politico, economico e culturale che giunge ad Ankara dal ricco Qatar i cui petrodollari sembrano influenzare anche tanti politici e think-tank in Europa e persino negli Stati Uniti.

Investimento di cui non bisogna sottovalutare peso e conseguenze: basti vedere lo sdoganamento dei Fratelli Musulmani, ormai accreditati in Italia e Ue presso tutti i governi. Movimento il cui obiettivo è creare uno Stato islamico dominato dalla sharia e che oggi accomuna Erdogan (meglio rioirdare a questo proposito il famigerato “show” del presudente turco con la bambina aspirante”martire”), Hamas , molte milizie jihadiste siriane e libiche e l’ex presidente egiziano, ora in carcere, Mohamed Morsi.

Tornando alle vicende di Cipro (da abbinare alle pretese turche di occupare isole greche nell’Egeo) il ritiro della nave dell’ENI Saipem 12000 dal Blocco 3 per lo sfruttamento del gas (la nave ora è all’opera nelle acque del Marocco) costituisce uno smacco totale per Italia e Ue.
Quest’ultima dimostra ancora una volta semplicemente di non esistere. Non è un soggetto politico perché non pretende né impone il rispetto del diritto internazionale, non difende neppure, mostrando anche le armi, un suo Stato membro aggredito da Ankara.

Di fatto l’Unione Europea conferma il vecchio adagio che la vuole nano politico e verme militare e si limita a costituire un mero strumento di oppressione economica e finanziaria teso ad assicurare una crescente egemonia franco-tedesca sugli altri partner.

Roma rivela per l’ennesima volta la ormai cronica assenza di governi dotati di un minimo di spina dorsale. L’esecutivo Gentiloni è agli sgoccioli eppure ha trovato il modo per mettere a punto un’intesa ad ampio spettro con Parigi che con ogni probabilità ci renderà colonia francese ma non gli attributi per difendere gli interessi nazionali neppure alle porte di casa, in quel Mediterraneo che stiamo regalando all’influenza di chiunque, dai turchi ai trafficanti di esseri umani della Tripolitania.

Con in più la beffa che nel sud della Turchia manterremo ancora a meno fino a settembre (Roma voleva ritirala a giugno ma Erdogan ha insistito….) una missione militare con una batteria da difesa aerea SAMP/T del nostro Esercito, schierata laggiù nell’ambito dell’operazione  Nato Active Fence ma propedeutica a vendere ad Ankara lo stesso sistema d’arma.

Di fatto mentre l’Italia protegge lo spazio aereo turco da improbabili missili balistici di Bashar Assad mentre la Turchia blocca con la flotta la nave dell’ENI in acque cipriote. Ce ne sarebbe abbastanza quanto meno per ritirare la missione militare dal confine siriano ma l’obiettivo prioritario a Roma non è tenere la schiena dritta e i pantaloni ben allacciati in cintura ma bensì non irritare il “sultano” per non compromettere gli affari e cioè un export da 10 miliardi di euro all’anno.

A ben vedere è la stessa logica che ci portò a “vendere” i fucilieri di Marina Massimiliano Latorre e Salvatore Girone all’India.

(estratto di un articolo più ampio; la versione integrale si può leggere qui, sul sito di AnalisiDifesa)

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