Energia

Eni e non solo. Come scalpitano in Libia Macron e Haftar (su petrolio e tlc)

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A Libyan rebel who is part of the forces against Libyan leader Moammar Gadhafi sits next to a pre-Gadhafi flag as he guards outside the refinery in Ras Lanuf, eastern Libya, Monday, March 7, 2011. (AP Photo/Kevin Frayer)

Tutte le ultime novità in Libia che riguardano anche l’Italia e l’Eni

L’Italia perde ogni giorno terreno in Libia a vantaggio della Francia? E’ quello che si chiedono molti analisti di geopolitica dopo le ultime mosse di Parigi.

Il generale Khalifa Haftar, uomo forte della Cirenaica appoggiato dalla Francia, sta imperversando nel sud del Paese che ormai, stando alle cronache, risulta controllato dalle sue milizie: compreso il giacimento petrolifero di Sharara. Molto presto però, anche il campo di El Feel, operato da Eni e dalla National Oil Company, potrebbe rischiare di finire nelle sue mani.

Un portavoce dell’Eni oggi ha confermato che ieri il Lna, l’Esercito nazionale libico del generale Khalifa Haftar, è arrivato al campo di El Feel, e precisa che “in nessun momento lo staff o le strutture del campo sono state messe a rischio”. Inoltre, prosegue il portavoce, “non si è registrato alcun impatto sulle attività e il campo sta producendo regolarmente”.

ECCO LE ULTIME NOVITA’ SU HAFTAR ED ENI IN LIBIA

L’Esercito nazionale libico (Lna) del generale Khalifa Haftar ha annunciato di aver assunto il controllo della sicurezza dell’importante giacimento libico El Feel operato da Eni assieme alla Compagnia petrolifera nazionale libica (Noc). “Lna ha pacificamente esteso il controllo sul giacimento petrolifero El Feel, stiamo mettendo in sicurezza il luogo che sara’ passato in breve alle Guardie delle installazioni petrolifere”, ha scritto ieri sera in un tweet il portavoce Lna, Ahmed Al Mismari. Il sito Libya Observer precisa che le forze di Haftar hanno “ricevuto il controllo” dell’impianto da quelle “di sicurezza che lo proteggevano”, “tuareg che si sono uniti” all’Lna. Un’informazione simile viene riportata dal sito Libya Express. L’operazione e’ avvenuta nell’ambito della campagna di conquista del sud-ovest della Paese lanciata da Haftar alla metà del mese scorso e per ora culminata nella presa di controllo con modalita’ analoghe del giacimento di Sharara, il piu’ importante della Libia.

LA FRANCIA CERCA DI RUBARE POSIZIONI ALL’ITALIA IN LIBIA

Quanto sta accadendo in Libia non è solo una questione di conquista di territorio. Parigi sta spingendo su terreni da sempre utilizzati da Roma per rafforzare i legami bilaterali tra i due paesi. Ad esempio Macron consegnerà alla Marina libica sei imbarcazioni per contribuire alla lotta contro l’immigrazione clandestina. L’annuncio è arrivato dal ministero della Difesa di Parigi ed è frutto dell’incontro dello scorso 17 febbraio tra la ministra dell’Esercito, Florence Parly, e il premier libico Fayez al-Sarraj a margine della conferenza sulla sicurezza Monaco di Baviera. Le imbarcazioni, con scafo semi-rigido prodotte dal gruppo francese Sillinger, verranno acquistate dallo Stato francese e poi girate al Paese nordafricano per fronteggiare i flussi irregolari verso l’Italia e l’Europa. Non solo. I francesi di Expertise France, assieme al governo britannico che ha stanziato 2 milioni di euro di fondi, sosterranno tecnologicamente la compagnia telefonica Libyana in Stream, un incubatore-acceleratore di start-up a Tripoli a partire da giugno, con l’obiettivo di rafforzare l’ecosistema libico.

GIACIMENTO DI SHARARA UFFICIALMENTE IN MANO AD HAFTAR. MA LA NOC NON RIPRENDE LA PRODUZIONE

Nei giorni scorsi, intanto, il capo delle Guardie petrolifere libiche che controllano Sharara (campo gestito da Noc e Repsol), Naji al Maghreb, ha annunciato ufficialmente di aver consegnato l’intero sito in mano ad Haftar e al suo Esercito nazionale libico. In una nota ha affermato di aver predisposto un piano per la messa in sicurezza del giacimento e che le milizie di Haftar non hanno intenzione di ostacolare in nessun modo il processo di produzione, tanto da invitare la Noc a riattivare gli impianti, fermati dopo la dichiarazione di forza maggiore delle settimane precedenti. Ma è un po’ tutto il sud del paese a essere ormai finito nelle mani del generale, come scrive il quotidiana algerino El Watan secondo cui l’Esercito nazionale libico controllerebbe, di fatto, l’intera area. Una “vittoria” che spaventerebbe, tuttavia, il Consiglio presidenziale di Tripoli in mano a Fayez Al Serraj, attualmente l’unico riconosciuto dall’Onu e dall’Italia come legittimo presidente del paese. Il capo dell’Alto Consiglio di Stato Khalid Al-Mishri ha descritto tra l’altro, in un’intervista su Al-Araby TV Channel, le forze sotto il comando di Haftar come “un esercito senza etica” e “solo un gruppo armato in cerca di vendetta”, che porterà ad ulteriori conflitti a livello sociale in Libia. La Noc ha comunque già chiarito che il giacimento non verrà riaperto fino a quando non sarà garantito il 100% della sicurezza. Per questo l’azienda ha inviato una squadra d’ispezione per valutare la sicurezza a Sharara prima che venga revocata la causa di forza maggiore”, ha riferito la stessa Noc a Reuters.

LE TRUPPE DI HAFTAR PUNTANO IL CAMPO DI EL FEEL GESTITO DA ENI E NOC

Ma è soprattutto il campo di El Feel a preoccupare. Secondo i media attorno al giacimento gestito da Eni e Noc in collaborazione con la spagnola Repsol, la francese Total e l’austriaca Omv, e la norvegese Equinor, la tensione sarebbe alta. Intervistato da Agenzia Nova, il capo delle Guardie petrolifere che controllano gli impianti di El Feel, Abu Bakr Sugai, ha denunciato il timore di dover affrontare uno scontro armato con le forze dell’autoproclamato Esercito nazionale libico. “Al momento negli impianti di El Feel la situazione è sotto controllo con le Guardie petrolifere che garantiscono la sicurezza dei pozzi. Noi facciamo parte delle Guardie petrolifere della provincia del Fezzan e facciamo capo al governo di accordo nazionale libico”, ha precisato Sugai. Ad oggi quindi “gli impianti di El Feel continuano a lavorare e non si sono mai fermati”. Il problema però è che a 100 chilometri di distanza ci sono gli impianti di Sharara, controllati appunto da Haftar. “Le forze dell’Lna sono presenti anche nella zona di Ghadwa che dista 60 chilometri da Murzuq dove ci troviamo noi – ha aggiunto – e per questo ci aspettiamo da un momento all’altro che possano arrivare qui gli uomini di Haftar per ingaggiare uno scontro a fuoco”. Un imminente attacco ad El Feel è considerato probabile da Sugai, considerato che “solo l’altro ieri c’è stato un nuovo raid aereo su Murzuq” dei caccia fedeli a Haftar. Una Reuters di oggi conferma che il giacimento petrolifero sta ancora producendo circa 75mila barili al giorno e che non sono in corso combattimenti nella zona malgrado alcuni media a inizio giornata abbiano riportato le dichiarazioni di un portavoce delle forze militari libiche secondo cui i miliziani di Haftar avrebbero preso il controllo del campo.

LA DIPLOMAZIA ITALIANA AL LAVORO CON L’AMBASCIATORE BUCCINO

L’Italia non è però rimasta a guardare inerme l’avanzata “diplomatica” francese. L’ambasciatore d’Italia in Libia, Giuseppe Buccino Grimaldi, ha incontrato nelle scorse ore proprio il generale Haftar nella sua base militare a Rajma, nell’est della Libia secondo quanto riferito dal sito “Address Libya”. I due hanno discusso degli ultimi sviluppi in Libia e delle relazioni bilaterali. Haftar aveva già incontrato nei giorni precedenti l’inviato dell’Onu in Libia, Ghassan Salamé, per colloqui sugli ultimi sviluppi nel paese, inclusa la situazione nella regione meridionale del Fezzan e i preparativi per la conferenza nazionale organizzata dalle Nazioni Unite. Mentre Buccino aveva tenuto a Tripoli altri due incontri con il presidente dell’Alto Consiglio di Stato (organo che fa da contraltare alla Camera dei rappresentanti di Tobruk), Khaled al Mishri, e il vicepresidente del Consiglio presidenziale Abdulsalam Kajman.

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