Energia

Eni, che cosa succede in Libia

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Libia

Tutti i dettagli sull’ultima offensiva in Libia delle forze legate ad Haftar. Il caso Eni

Un raid aereo delle forze legate al generale Kalifa Haftar ha danneggiato nelle scorse ore un magazzino della Mellitah Oil&Gas, una joint venture tra la National Oil Corporation (Noc) libica ed Eni, ferendo tre lavoratori. Si tratta del primo attacco diretto confermato a un asset petrolifero straniero da quando sono cominciate le ostilità nel paese nordafricano e il quarto a strutture della Noc dall’inizio dell’offensiva.

SANALLA: ASSISTIAMO ALLA DISTRUZIONE DELLE STRUTTURE DELLA SOCIETÀ SOTTO I NOSTRI OCCHI

Per Mustafa Sanalla, presidente Noc, “stiamo assistendo alla distruzione delle strutture della società sotto i nostri occhi”, ha detto a Reuters aggiungendo che le perdite materiali dovute al raid aereo sono state significative, nonostante non abbia chiarito cosa fosse andato perso nella distruzione della struttura che si trova a Tajoura, un sobborgo orientale della capitale libica, vicino ad alcune strutture militari che ospitano delle caserme. Secondo l’agenzia Nova il magazzino conteneva “attrezzature e pezzi di ricambio appartamenti alla joint venture”.

L’ATTACCO È UN SEGNALE ALL’ITALIA?

L’attacco si inquadra nel tentativo dell’Esercito nazionale Libica guidato da Haftar di prendere Tripoli, attualmente sotto il controllo del Governo di accordo nazionale riconosciuto dall’Onu. Mellitah esporta petrolio e gas attraverso un porto a circa 100 km a ovest di Tripoli, vicino al confine tunisino. Secondo La Verità si è colpita Eni “per avvertire l’Italia” anche se, ha chiarito un portavoce dell’azienda “le attività di Eni in Libia procedono regolarmente”. Per Michele Marsiglia, presidente di FederPetroli Italia, si tratta di un forte segnale verso il nostro paese. In una nota, il manager ha spiegato che la “notizia non lascia indifferenti e ci costringe a questo punto a bloccare qualsiasi tipo di operazione in Libia”.

HAFTAR PROSEGUE NELL’OFFENSIVA

Intanto Haftar ha detto che le operazioni a Tripoli non si fermeranno fino a quando tutti i suoi obiettivi non saranno raggiunti, entrando nella capitale. In un’intervista rilasciata al giornale libico “Address Libya” (“Al Unuan” in arabo) riportata da Agenzia Nova, Haftar ha dichiarato: “La situazione dell’Lna a Tripoli è eccellente. Non ci ritireremo e non ci pensiamo neanche a fermarci in questa fase”.

LIBIA ORIGINE DELLA PROSSIMA CRISI DI FORNITURE PETROLIFERE?

I continui scontri in Libia e un’escalation delle ostilità potrebbe minacciare anche la produzione petrolifera di Wintershall Dea nel paese nordafricano, secondo quanto dichiarato da Mario Mehren, amministratore delegato del gruppo europeo del petrolio e del gas, in un’intervista all’agenzia russa TASS, facendo eco ai commenti degli analisti che la Libia potrebbe essere l’origine della prossima improvvisa interruzione delle forniture sul mercato globale.

GLI OCCHI SONO PUNTATI SU MEDIO ORIENTE E USA-CINA MA NON TRASCURARE LA CRISI LIBICA

“Mentre i traders di petrolio si sono più o meno abituati alle notizie sulle interruzioni di produzione nel paese nordafricano, queste sono sempre state temporanee, con la più lunga durata di circa tre mesi prima di ripartire. Ora, con tutti gli occhi puntati sul Medio Oriente e sul Venezuela, e sui colloqui commerciali tra Stati Uniti e Cina, gli analisti sembrano aver dimenticato i crescenti rischi per la produzione di petrolio derivanti dai continui combattimenti in Libia”, scrive OilPrice.

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