Energia

Eni e non solo, ecco le ultime novità in Libia su petrolio e gas

di

Libia

L’articolo di Alessandro Sperandio

 

Malgrado la situazione ancora difficile in Libia, la National Oil Corporation (Noc), l’azienda di Stato libica che si occupa di gas e petrolio, ha avviato almeno una decina di gare nell’ultimo mese. Basta guardare agli appalti lanciati sul sito della Noc stessa per rendersi conto che l’azienda vuole proseguire le sue attività nonostante le tensioni all’interno del paese, con la contrapposizione fra Serray e Haftar.

A COSA MIRANO LE NUOVE GARE

Tre delle nuove gare riguardano Mellitah Oil & Gas, la joint venture tra Eni e Noc e riguardano anche la perforazione di 31 pozzi di sviluppo offshore. Altre interessano l’ammodernamento del terminal di Tobruk e sono in carico all’Arabian Gulf Oil Company, compagnia petrolifera con sede a Bengasi impegnata nella ricerca di petrolio e gas naturale, produzione e raffinazione e filiale della stessa Noc.

L’OBIETTIVO DEL GOVERNO È AUMENTARE GLI INVESTIMENTI NEL SETTORE PETROLIFERO

La Libia ha deciso dunque di puntare forte sul settore, come ha raccontato anche il Libya Herald dando conto di una riunione allargata per discutere l’aumento degli investimenti nel settore petrolifero del paese voluta dal capo del Consiglio presidenziale della Libia riconosciuto a livello internazionale e del governo di accordo nazionale Fayez Serraj: “Alla riunione hanno partecipato i ministri della pianificazione e delle finanze, il governatore della Central Bank of Libya (CBL), il presidente della National Oil Corporation (NOC), il capo dell’Audit Bureau e il capo della Libyan Investment Authority (LIA). L’incontro ha riguardato l’aumento degli investimenti nel settore petrolifero e l’attuazione di piani per svilupparlo in modo più efficace al fine di ottenere ulteriori ritorni finanziari per la Libia che contribuiscano al rilancio dell’economia nazionale nei suoi vari settori. Questo allo scopo di migliorare e sviluppare il settore dei servizi pubblici e realizzare progetti di sviluppo e ricostruzione in varie regioni della Libia”.

Il governo di Tripoli ha ricordato in particolare che il petrolio “è la fonte principale di entrate per la Libia (92% del bilancio 2019) nel breve e medio termine” e per questo l’esecutivo dovrebbe assegnare in bilancio “più fondi per garantire una maggiore produzione di petrolio, esportazioni e quindi entrate – si legge ancora sul Libya Herald -. Ciò è tanto più vero in quanto l’economia non petrolifera è in fase di stallo a causa di una miriade di ragioni, tra cui la mancanza di sicurezza del paese. Tuttavia, l’instabilità politica del paese e il debole controllo centrale e istituzionale hanno fatto sì che la maggior parte del bilancio della Libia sia stata spesa per gli stipendi del settore pubblico (58%) e le sovvenzioni, piuttosto che per progetti di investimento e sviluppo (5,3%)”.

LA LIBIA SI È APERTA ANCHE ALLE RINNOVABILI

“Di recente la Libia ha deciso di aprire anche alle energie rinnovabili. Il capo del Consiglio di Presidenza del governo libico di unità nazionale, Fayez al-Sarraj, ha iniziato a parlarne con l’amministratore delegato del gruppo Eni, Claudio Descalzi, e col presidente di Noc, Mustafa Sanalla. Allo studio ci sono progetti in campo sia eolico che fotovoltaico. La compagnia libica resta comunque sotto pressione – si legge in un articolo di Mf-Milano Finanza -. Il ministro delle Finanze, Farag Boumtari, ha chiesto a Noc di aggiornare il budget alla luce delle fluttuazioni del barile per capire quanto impatterà sulle entrate dello Stato”.

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