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Energia, chi sono i prosumer. E come trasformano il settore

Prosumer

Negli ultimi anni si stanno affermando i prosumer, soggetti produttori e consumatori di energia (e non solo). Scopriamo qualcosa in più

 

“È l’evoluzione, bellezza”. Si potrebbe affermare ciò, parafrasando la famosa frase del film del 1952 “L’ultima minaccia”, interpretato da Humphrey Bogart, a proposito dell’inedita categoria di persone e di imprese che si stanno affermando: i prosumer. Si tratta di una categoria di soggetti che in economia stanno assumendo il ruolo sia del produttore, sia del consumatore, anche con un certo distacco dai canoni fissati dagli economisti tradizionali. Cosa che inquieta alcuni grandi soggetti economici, mentre è un’opportunità per altri. E il mondo dell’energia è in prima fila nell’emersione di questa nuova figura, specialmente se parliamo di rinnovabili. Già perché i piccoli impianti a fonti rinnovabili, nell’epoca post incentivi, possiedono esattamente delle caratteristiche di convenienza se sono utilizzati in autoconsumo, con delle componenti che l’evoluzione tecnologica sta avvicinando sempre di più alla fornitura di rete e alla sua flessibilità. Cosa che anche solo dieci anni fa sarebbe stato impensabile.

Aggregazioni energetiche

E le tecnologie non giocano solo sul fronte produzione, ma anche sulla distribuzione dell’energia. E qui il gioco si fa “duro”. L’aggregazione di piccoli soggetti che in maniera “virtuale” diventano grandi potrebbe dare un duro colpo allo scenario energetico come lo conosciamo oggi, dove piccoli e grandi produttori immettono in rete l’elettricità in “ordine sparso”, o quasi, e la loro energia entra in quel “calderone” che è il mercato elettrico. L’alternativa c’è ed è la vendita diretta dell’elettricità da un produttore specifico a un consumatore ben identificato, magari entrambi prosumer, ma con esigenze diverse, che condividono l’energia secondo accordi tra di loro, senza passare attraverso la rete o usandola in maniera marginale. Un’ipotesi sulla quale l’Unione europea nelle prossime direttive su rinnovabili, mercato elettrico ed efficienza energetica sta facendo dei progressi, prevedendo la figura del prosumer e la possibilità di realizzare delle comunità energetiche per aggregarli.

Un passaggio importante, quello dell’Europa, che è stato preparato da anni di politiche nazionali di molti Stati membri che hanno favorito, o comunque non ostacolato, le comunità energetiche con il risultato di arrivare a 1.240 cooperative energetiche che fanno parte dell’associazione europea della categoria, Rescoop, e che coinvolgono oltre 650mila cittadini. Il tutto per la capacità produttiva di oltre 1 GWe e che producono 1.100 posti di lavoro diretti.

Si tratta di un trend in crescita, visto che secondo l’Unione europea al 2050 la metà dei cittadini europei potrebbe produrre da sé l’energia che utilizza, mentre al 2030 – anno di scadenza dei prossimi obiettivi UE in materia di energie rinnovabili, efficienza e clima – l’energia elettrica di cittadinanza prodotta potrebbe arrivare a 611 TWh/anno, il 19% della domanda elettrica europea,
per passare al 45% nel 2050 con 1.557 TWh/anno.

È chiaro che uno scenario simile stia disturbando alcuni dei “manovratori” dei mercati energetici, comprese alcune nazioni Ue. In Italia, per esempio, le comunità energetiche sono vietate, tranne alcune eccezioni nell’arco alpino che sopravvissero alla nazionalizzazione dell’energia elettrica del 1963 e che oggi godono di ottima salute. In Spagna, l’altro Paese Ue che le vieta le comunità energetiche, queste aggregazioni non solo sono illegali, ma vengono anche multate per decine di migliaia di euro.

Il regno dei dati

Sotto a un profilo tecnico l’elettricità sarà il primo vettore energetico a essere investito dal “ciclone” dei prosumer anche perché oltre all’esistenza di una rete di trasmissione si stanno mettendo a punto sistemi informatici, e il futuro dell’elettricità è in buona parte nella gestione dei dati, sofisticati ed efficienti come la rete Blockchain che consente la distribuzione dell’elettricità peer to peer, verificando produzione e consumi tramite algoritmi crittografati derivati dalle criptovalute. E il sistema consente una capillarità tale che in un prossimo futuro il singolo prosumer potrà avere, grazie all’Internet of Things, dei “rami d’azienda” rappresentati dalle utenze finali quali gli elettrodomestici che potranno acquistare in rete l’elettricità necessaria, ai prezzi più convenienti.
E quella dell’elettricità non sarà l’unica “rivoluzione” introdotta dalla figura del prosumer. Anche altre forme d’energia, come per esempio il termico attraverso reti di teleriscaldamento, saranno oggetto di queste trasformazioni anche se in realtà il cambiamento più importante sarà quello sociale. L’unificazione del produttore e del consumatore in un unico soggetto, infatti, porterà al superamento della dicotomia tra quesprosumerti due soggetti, vecchia quanto il sistema industriale che conosciamo, con riflessi importanti sulla catena del valore, sui luoghi di aggregazione sociale e sul rapporto psicologico con le merci. Il tutto strettamente legato all’innovazione.

La figura del prosumer non si ferma all’ambito energetico né alla figura del produttore/consumatore – ci dice Dario Tamburrano, eurodeputato M5S, attivo nel settore dell’energia e dell’innovazione – Il prosumer è anche e soprattutto un soggetto che innova per diversi motivi. Il primo è che oltre ad essere un produttore/consumatore è anche un utilizzatore di nuove tecnologie, mentre il secondo è che l’unione di queste due figure in unico soggetto è un’innovazione sociale che aggiunta a quella della robotica e dell’intelligenza artificiale, può cambiare in materia radicale le metodologie di produzione dell’energia, ma anche di merci e servizi”.

L’energia sarà, quindi, il banco di prova per altre dinamiche sia immateriali, come tutto il settore della cultura e della conoscenza, sia materiali, come le merci. In un prossimo futuro, infatti, potremmo avere reti di stampanti 3D, o sistemi robotizzati, localizzati direttamente molto vicino all’utente finale che produrranno oggetti on demand, magari usando l’energia rinnovabile proveniente dallo stesso soggetto e le materie prime seconde derivate dall’economia circolare innescata a livello locale. Con i ruoli sociali che saranno in perenne cambiamento, ricombinandosi tra di loro.

Sergio Ferraris
Articolo Pubblicato su Il Pianeta Terra, Maggio 2017

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