Energia

Ecco come schizzano i conflitti sul petrolio fra Usa, Cina e Iran sull’Irak

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Come la Cina avanza in Irak sul petrolio e non solo. E come gli Stati Uniti fronteggiano le mire cinesi in Medio Oriente.

E’ il controllo dell’Irak uno dei veri di scontro tra Iran e Stati Uniti. Centra il petrolio, ma non solo. O meglio: l’America di Trump cerca di fronteggiare l’avanzata della Cina anche in Medio Oriente.

IL RUOLO DELL’IRAK E DEL PETROLIO

L’Irak è ancora un Eldorado del petrolio. Divenuto da alcuni anni il secondo esportatore dell’Opec, ha accelerato la produzione portandola nel 2019 sopra i 4,7 milioni di barili al giorno (mbg), il doppio rispetto a 10 anni fa, ha scritto oggi il Sole 24 Ore: “È un quantitativo perfino superiore rispetto al suo tetto produttivo. D’altronde questo Paese torrido vanta un’invidiabile dote energetica: 150 miliardi di barili di greggio, le quinte riserve del pianeta. Un volume a cui si possono facilmente aggiungere, sostengono molti geologi, almeno altri 100 miliardi di barili di riserve non accertate ma molto probabili. Se poi si considera che il greggio iracheno è uno di quelli con i costi di produzione più bassi, si capisce come gli obiettivi, resi noti dal Governo di Baghdad questa estate dopo la riconferma delle sanzioni Usa contro l’Iran, siano molto ambiziosi: portare la produzione di greggio a 6,2 milioni di barili di greggio al giorno entro il 2020 e arrivare fino a 9 milioni già nel 2023. Quasi quanto l’attuale produzione saudita”.

GLI ULTIMI DATI SUL PETROLIO IRAKENO

Ieri il portavoce del ministero del Petrolio iracheno, Assem Jihad, ha affermato – riporta l’agenzia Nova – che i quantitativi totali di petrolio greggio esportato per il mese di dicembre dai giacimenti petroliferi nell’Iraq centrale e meridionale sono ammontati a oltre 103 milioni e barili. Il ministero del Petrolio di Baghdad ha presentato i dati preliminari per le esportazioni di petrolio greggio e le entrate guadagnate nel mese di dicembre. L’ammontare delle esportazioni di greggio ha raggiunto oltre 106 milioni di barili, con ricavi superiori a 6 miliardi e 700 milioni di dollari.

IL REPORT DI EURASIA SUL PETROLIO E NON SOLO

Il petrolio al centro anche dell’ultimo report di Eurasia Group. Il rapporto tra Usa e Iran sarà “mortale e destabilizzante” dal punto di vista geopolitico – L’Iran continuerà a colpire le petroliere nel Golfo, e porterà avanti attacchi cyber contro cittadini e aziende degli Stati Uniti e i loro alleati, è la previsione di Eurasia di Ian Bremmer secondo l’ultimo rapporto sintetizzato dall’agenzia Agi diretta da Mario Sechi.

IL RINCARO PREVISTO DEL PETROLIO

“La situazione – dice il report di Eurasia – porterà a un rincaro medio di 5-10 dollari al barile del petrolio e a una volatilità crescente. Aumentano le possibilità che i soldati americani vengano espulsi dall’Iraq. Mentre gli Usa perderanno molto, l’Iran sarà solo un vincitore relativo. Vladimir Putin, invece, ha già vinto, avendo accresciuto la sua influenza in Medio Oriente”.

L’ANALISI GEOPOLITICA

C’è un attore chiave di cui si parla poco in Medioriente. Ed è la Cina, avversario principe per gli Stati Uniti. Un aspetto sottolineato sull’ultimo numero del settimanale Milano Finanza dall’editorialista Guido Salerno Aletta sulla scia dell’uccisione del generale iraniano Soelimani per ordine di Trump: “Ci sono due driver geopolitici convergenti, nell’area: da una parte c’è da assicurare la sicurezza di Israele, stavolta dalla minaccia di Teheran; dall’altra la necessità per gli Usa di impedire la formazione di un’area in cui Russia e Cina esercitino un dominio geopolitico congiunto, o comunque tale da escluderli. Meglio destabilizzati, o comunque falliti,  i Paesi lungo i quali si snoda la nuova Via della Seta”.

I NUMERI CINESI IN IRAK

Ma che cosa fa già la Cina in Irak? “Negli ultimi 10 anni la presenza cinese nel settore degli idrocarburi iracheni è cresciuta sensibilmente. Fino a divenire il maggior operatore in Iraq, Paese con cui ha un interscambio superiore ai 30 miliardi di dollari e da cui acquista più di un terzo di tutto il petrolio che produce, ha scritto oggi il Sole 24 Ore: “In più occasioni quest’anno businessman cinesi e membri del Governo iracheno stavano cercando di mettere a punto un nuovo piano: “Oil for Reconstruction”. Ovvero, la ricostruzione di questo Paese, messo in ginocchio da 4 anni di guerra con l’Isis, in cambio di contratti e forniture energetiche”.

RISCHIO IMMINENTI PER INTERESSI USA

Gli analisti hanno affermato che la situazione è particolarmente problematica per giacimenti e porti petroliferi nella regione, ha scritto Energia Oltre. “Come minimo i cittadini e le istituzioni americane nella regione sono a rischio imminente. Le compagnie energetiche statunitensi che operano in Iraq potrebbero certamente essere prese di mira da attacchi di rappresaglia”, ha affermato Helima Croft, responsabile globale delle materie prime presso RBC Capital Markets.

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