Energia

Ecco come Pompeo strizza la Cina pure sull’energia

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Un duro attacco alla Cina è stato lanciato dal segretario di Stato Usa, Mike Pompeo, che ha parlato alla conferenza sull’energia di Houston CERAWeek. Il capo della diplomazia americana ha accusato Pechino di usare la sua energia “per distruggere i valori” occidentali e per incastrare i paesi in cui opera nella “trappola del debito”. L’articolo di Raffaele Perfetto

 

Ho trascorso una discreta quantità di tempo nell’industria dell’oil&gas. Ho gestito una piccola azienda; si chiamava Sentry International. Abbiamo fabbricato e venduto mud pumps, attrezzature per pozzi, e distribuivamo sucker rods. Quindi conosco bene l’industria”.

Così il 13 maggio il Segretario di Stato, Mike Pompeo alla CERAweek, uno degli appuntamenti più importanti nel mondo petrolifero, si è rivolto a Daniel Yergin, tra le voci più autorevoli dell’Oil Industry, autore del best seller: The Prize, The Epic Quest for Oil, Money, and Power.

Un appuntamento che assume questa volta un ruolo ancora più importante perché Pompeo non si rivolge solo ai leaders dell’oil&gas americano ma anche ai diplomatici americani e di tutto il mondo: una geopolitica che adesso consolida maggiormente il legame con il petrolio.

Oggi gli Stati Uniti esportano petrolio ad un livello prima inimmaginabile. Pompeo riconosce il ruolo dell’industria americana, delle piccole compagnie che hanno assunto il rischio imprenditoriale per raggiungere questo livello. Un settore quello delle piccole oil companies americane e dei loro fornitori, che Pompeo conosce bene.

Tuttavia ricorda a tutti che il successo è arrivato anche grazie al Congresso quando nel 2015 ha abolito il divieto delle esportazioni di petrolio.

Inoltre, aggiunge, lo scorso agosto gli Stati Uniti hanno superato la Russia come primo produttore mondiale, con una produzione aumentata al ritmo più veloce della storia, il più grande aumento di un anno nella produzione di petrolio che il mondo abbia mai visto. Circa un decennio fa, gli USA importavano il 60% del petrolio.

Circa 45 anni Kissinger parlava ai ministri degli esteri per gestire la scarsità di energia, oggi invece, ha affermato Pompeo, il problema è opposto: capire come portare più petrolio e gas verso la costa e spedirlo in giro per il mondo.

La capacità di esportare non riguarda solo l’energia ma i valori in cui gli Stati Uniti credono, il messaggio di Pompe si fa più forte: “Il nostro modello conta ora, francamente, più che mai in un’era di grande rivalità e competizione di potere in cui alcune nazioni stanno usando la loro energia per fini malevoli e non per promuovere la prosperità nel modo in cui facciamo qui in Occidente. Non hanno i valori della libertà, delle rule of law che noi facciamo e usano la loro energia per distruggere la nostra”.

Con il suo petrolio gli Stati Uniti vogliono aumentare la diversificazione energetica dei Paesi ritenuti amici. In merito al gasdotto Nord Stream II, paragona l’Europa a gli Stati Uniti riferendosi alla loro dipendenza dal petrolio venezuelano.

Lo scorso anno le esportazioni americane hanno raggiunto luoghi diversi come India, Giappone, Cina, Repubblica di Corea, Italia, Irlanda, Emirati Arabi Uniti.

La prima spedizione di gas americano LNG è arrivato sulle coste portoghesi bagnate dall’atlantico.

Il Dipartimento di Stato, ha dichiarato Pompeo, lavora per espandere queste relazioni: lo scorso aprile, ha formalizzato un impegno per rafforzare la sicurezza energetica del Vietnam. A ottobre ha ospitato il suo primo dialogo con l’Australia sulla sicurezza energetica. La partita nel Mare del Sud della Cina è cruciale.

Sul tema Mare del Sud cinese il messaggio si fa ancora più forte: “La costruzione illegale dell’isola in acque internazionali non è semplicemente una questione di sicurezza. La Cina impedisce ai membri dell’ASEAN di accedere a oltre 2.500 miliardi di dollari in riserve di energia recuperabili”.

Per contrastare, il governo degli Stati Uniti promuovono la sicurezza energetica per quelle nazioni del sud-est asiatico. Favorendo: “Transazioni trasparenti, non trappole di debito”.

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