Energia

Ecco a chi andranno i fondi green di Bruxelles. Numeri, settori e polemiche (saldo negativo per l’Italia?)

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Circa 400 milioni di euro (dei 7,5 miliardi complessivi) del fondo Ue all’Italia per la transizione energetica e ambientale, più o meno come Francia e Spagna. Ecco a chi andranno la gran parte delle risorse e le prime critiche al piano di Bruxelles

La Commissione europea ha presentato il suo Green Deal per raggiungere la neutralità climatica entro il 2050. Il piano mira a mobilitare mille miliardi di euro nei prossimi 10 anni tra fondi privati e pubblici, tra cui un quarto del budget Ue. Ma molti dubitano che la Commissione riuscirà davvero a raccogliere un tale capitale.

I NUMERONI STIMATI DALLA COMMISSIONE UE

L’Unione europea prevede di dedicare un quarto del proprio bilancio alla lotta ai cambiamenti climatici e ha istituito un programma che secondo la Commissione di Bruxelles potrà mobilitare fino 100 miliardi di euro (110 miliardi di dollari) in investimenti per rendere l’economia più rispettosa dell’ambiente nei prossimi 10 anni. Cento miliardi che potranno andare a tutti i Paesi, non solo a quelli chiamati a maggiori sforzi per uscire dal carbone.

L’ANALISI DEL SOLE 24 ORE

“La transizione verso la neutralità climatica comporterà costi economici, cambiamenti sociali, investimenti infrastrutturali (stimati in 260 miliardi all’anno) – ha commentato oggi il Sole 24 Ore – Ruolo cruciale avrà il Just Transition Fund (in italiano: il Fondo per una transizione equa). Quest’ultimo servirà ad aiutare i paesi più in ritardo sul fronte ambientale: dotato di denaro fresco per 7,5 miliardi di euro, che grazie al cofinanziamento nazionale, al braccio finanziario InvestEU e alla Banca europea degli investimenti porterà il totale a 100 miliardi di euro”.

BEFFA PER L’ITALIA?

Su 7,5 miliardi disponibili, il Green deal europeo metterà a disposizione dell’Italia 364 milioni di euro in sette anni, che dovranno mobilitare 4,8 miliardi d’investimenti per finanziare la transizione ‘verde’ nei territori ancora troppo legati alle energie fossili. Soldi da cui l’Italia, contributore netto al bilancio Ue, dovrà dedurre un versamento di circa 900 milioni nelle casse del nuovo Fondo per la transizione giusta, rendendo così il saldo in apparenza negativo. Tuttavia precisa il ministro per gli affari europei Vincenzo Amendola, si tratta solo dalla “base per una stima, della Commissione Ue, il cui ammontare potrà salire a circa 1,3 miliardi, crescendo fino a 2 miliardi, una volta aggiunto il cofinanziamento nazionale e trasferite le risorse da altri fondi strutturali”. Secondo Bruxelles, tali risorse attireranno in Italia oltre 4,8 miliardi d’investimenti pubblici e privati. L’ex Ilva di Taranto, le miniere in Sardegna o le aree più inquinate di Piemonte e Lombardia sono i territori su cui il governo – in concerto con Bruxelles – potrebbe indirizzare le nuove risorse.

I DETTAGLI

Secondo le stime della Commissione, il raggiungimento degli obiettivi climatici per il 2030 – che includono la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra del 40% rispetto ai livelli del 1990 – costerà ulteriori 260 milioni di euro all’anno. Per qualificarsi per il sostegno finanziario, gli Stati membri dovranno presentare piani per ristrutturare la propria economia e dettagliare i progetti a basse emissioni. I piani avranno bisogno dell’approvazione della commissione. I progetti che includono l’energia nucleare non potranno beneficiare di finanziamenti, ad eccezione di quelli relativi al programma Euratom per la ricerca e la formazione nel settore nucleare.

I NUMERI

Con Invest Europe mobiliteremo circa 279 miliardi di euro di fondi pubblici e privati per investimenti favorevoli al clima e all’ambiente. Il cofinanziamento nazionale per progetti verdi conta 140 miliardi di euro. Il meccanismo (Just Transition Mechanism) per la transizione dovrebbe mobilitare 100 miliardi”, ha spiegato Dombrovskis.

LA DISTRIBUZIONE DELLE RISORSE

Ma come avverrà la distribuzione delle risorse tra i Paesi membri? Ci saranno alcuni criteri: tra questi, la presenza di emissioni nocive, l’occupazione nei settori del carbone e della lignite, la produzione di torba o di scisti bituminosi. “Verranno presi in considerazione fattori correttivi, come per esempio la relativa prosperità dei singoli Paesi membri”, ha chiosato il Sole. «Tutti i Paesi europei riceveranno un aiuto. L’allocazione dipenderà dall’intensità dei problemi ambientali», ha precisato la commissaria ai fondi di coesione Elisa Ferreira.

IL RUOLO DI ROMA

Secondo voci non confermate, l’Italia – ha scritto il Sole 24 Ore – otterrebbe poco meno di 400 milioni di euro (dei 7,5 miliardi di euro), più o meno come Francia e Spagna. I Paesi saranno chiamati a presentare progetti infrastrutturali, da far approvare a Bruxelles.

I SOLDI PER L’ITALIA

La quota cui può ambire l’Italia, ha aggiunto Gentiloni, si aggira intorno a «centinaia di milioni» sui 7,5 miliardi “freschi” attinti dal bilancio Ue previsti dal Fondo.

CHE COSA SI SPERA A PALAZZO CHIGI

A Palazzo Chigi si spera in qualcosa di più: quanto basti per mobilitare per Ilva almeno 2,5 miliardi e altri tre per la Sardegna, per il polo petrolchimico di Porto Torres, la Lombardia e il Piemonte.

DOSSIER ILVA

Un aiuto, per l’ex Ilva, arriverà anche dalla revisione delle regole sugli aiuti di Stato, prevista entro il 2021, orientata anch’essa a favorire l’afflusso di risorse verso i settori industriali in affanno che necessitano di essere riconvertiti. “È nelle pieghe di quelle modifiche che si potrà annidare la facoltà per lo Stato di entrare nell’equity dell’azienda pugliese con ArcelorMittal”, secondo il Sole. Ma è lo stesso Gentiloni a mettere le mani avanti: «Ciò non vuol dire che il problema dell’Ilva sarà risolto dal Just Transition Fund».

GLI OBIETTIVI DEL FONDO

Il fondo è progettato per convincere i Paesi dipendenti dal carbone come la Polonia e in parte anche la Germania ad abbracciare il Green Deal, aiutandoli a superare i costi finanziari e sociali necessari ad allontanarsi dai combustibili fossili. “Vogliamo consentire alle regioni carbonifere di abbracciare senza esitazione il Green Deal europeo”, ha affermato un alto funzionario della Commissione. “I lavoratori che perdono il lavoro dovrebbero essere aiutati per la riqualificazione. Ci sarà supporto per nuove infrastrutture, assistenza per la ricerca di lavoro, investimenti in nuove attività produttive. E anche le regioni in cui cesseranno le attività esistenti dovranno essere rigenerate” ha aggiunto.

CHE COSA HA DETTO SASSOLI

“Il Green Deal è la scommessa di un nuovo modello di sviluppo europeo, ci saranno 50 provvedimenti legislativi nei prossimi due anni, il primo verrà presentato oggi, molto importante, e riguarda il Fondo di transizione giusta (il Just Transition Fund che sarà una delle tre ‘gambe’ del Meccanismo, ndr), come accompagnare la trasformazione, aumentare i posti di lavoro e non chiudere le aziende”, ha commentato il presidente del Parlamento europeo David Sassoli.

I TEMPI DEL PIANO

Il piano includerà un meccanismo progettato per aiutare le regioni più colpite dalla transizione verso industrie più “pulite”, sebbene tutti gli Stati membri dell’Ue avranno diritto a sussidi. Von der Leyen, entrata in carica a dicembre, ha fatto della lotta ai cambiamenti climatici la priorità del suo mandato.

LE PAROLE DI GENTILONI

“Rivedremo, possibilmente correggeremo, la normativa europea sugli aiuti di Stato in linea con gli obiettivi politici del Green deal”. Così il commissario Ue all’economia, Paolo Gentiloni, presentando il Piano europeo per gli investimenti sostenibili. Nel testo adottato dal collegio dei commissari, si indica la fine del 2021 come scadenza entro la quale effettuare tale revisione.

I SETTORI DI INTERVENTO

Gli ambiti in cui si dovrà intervenire sono molti: dai mezzi di trasporto, ai sistemi di generazione di energia, dall’efficienza energetica degli edifici, alle crisi industriali.

IL MECCANISMO

Il meccanismo Ue per una transizione giusta “può certamente riguardare l’Ilva, la Puglia e la zona di Taranto è la tipica manifestazione, come il Nord della Macedonia o altre di regioni europee, dove è necessaria la transizione a energie che usano meno intensamente il carbone. Questo non vuol dire che problemi dell’Ilva saranno risolti dal Just transition fund”, ha concluso Gentiloni.

LE CRITICHE E LE POLEMICHE

Politico conto delle critiche. “Siamo assolutamente a favore di un’economia più circolare, ma siamo contrari al riciclaggio di promesse e denaro”, ha dichiarato Johan Van Overtveldt, ex ministro delle finanze belga e attuale presidente della commissione per i bilanci del Parlamento europeo.

“La contabilità creativa e le avventure finanziarie non porteranno la Commissione molto lontano nella ricerca dei 1 trilioni di euro necessari per finanziare i loro nuovi piani climatici ed energetici”, ha dichiarato Van Overtveldt, membro del gruppo dei Conservatori e Riformisti europei.

“Quello che stiamo facendo qui è un messaggio per i minatori di carbone nelle Asturie, nella Macedonia occidentale o in Slesia. Per i raccoglitori di torba nelle Midlands irlandesi, nelle regioni baltiche che fanno affidamento sullo scisto bituminoso e molti altri”, ha affermato Frans Timmermans, vice direttore esecutivo della Commissione europea presidente responsabile della politica faro europea della Commissione per il Green Deal.

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