Energia

Decarbonizzazione, verità e bufale sull’Italia. L’analisi del prof. Clò

di

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Nel nostro Paese le cose non stanno andando bene sulla via della decarbonizzazione. L’analisi dell’economista Alberto Clò, direttore di Rivista Energia

Nel nostro Paese le cose non stanno andando bene sulla via della decarbonizzazione.

Le imprese sarebbero anche disposte ad agire pur nelle difficoltà a farlo nel nostro Paese, ma quel che manca è la politica: incapace di dar seguito a quel che ha promesso di fare o facendolo con esasperante lentezza.

A causa, non ultimo, della discontinuità governativa che ha visto succedersi nello scorso decennio ben 15 tra Ministri dell’Industria, delle Attività produttive, dello Sviluppo Economico, che dir si voglia, che hanno partorito ben 3 documenti di Strategia Energetica Nazionale (2013, 2017, 2018).

Ai rischi di mercato si vanno così sommando le incertezze politico/regolatorie e gli intralci autorizzativi che moltiplicano i tempi di attesa col paradossale risultato che la velocità delle innovazioni rende spesso obsoleti gli impianti appena realizzati.

Tutti gli indicatori – consumi energia, penetrazione rinnovabili, efficienza energetica, andamento emissioni – segnalano un rallentamento, se non in taluni casi un’inversione di tendenza nel processo di decarbonizzazione.

Quel che è attestato nelle analisi trimestrali dell’Enea e da ultimo nella “Relazione sullo stato della Green Economy” in Italia curata dall’ambientalista di lungo corso Edo Ronchi che scrive “se non si interverrà con decisione interrompendo la serie modesta degli ultimi quattro anni e riavviando il processo di decarbonizzazione del Paese non sarà possibile rispettare nemmeno il modesto target di riduzione del 37% delle emissioni di gas serra al 2030 indicato nel PNIEC”. Mentre, aggiungiamo noi, si plaude entusiasticamente all’obiettivo zero-carbon al 2050.

Due punti merita evidenziare. Il primo è una domanda: è poco quel che si sostiene si stia facendo o era troppo elevata l’asticella degli obiettivi fissati? Quel che vale per quelli passati ma anche per quelli al 2030 contenuti nel PNIEC. Il secondo punto attiene alla distonia nella comunicazione tra quel che si sostiene accada e quel che effettivamente accade. Tra mondo virtuale e mondo reale. Una distonia che emerge con tutta evidenza nel recente rapporto “L’Italia e gli obiettivi di sviluppo sostenibile” redatto dall’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS).

A pag 75 il rapporto sostiene infatti che l’Italia ha “mostrato segni di miglioramento in nove aree” tra cui quelle del “sistema energetico” e della “lotta ai cambiamenti climatici”. Salvo poi affermare nelle pagine immediatamente successive esattamente il contrario!

A p.76, trattando del 7° Obiettivo di sviluppo sostenibile – «Assicurare a tutti l’accesso a sistemi di energia economici, affidabili, sostenibili» – sta scritto infatti che il suo “indicatore composito, dopo un iniziale aumento (…) subisce una flessione negativa a partire dal 2014”, mentre a pag. 77, trattando del 13° Obiettivo sulla lotta ai cambiamenti climatici, sta scritto  che: “l’indicatore headline (gas serra totali) migliora fino al 2014 per poi peggiorare nel triennio successivo”.

In sintesi, è da cinque anni che le cose stanno peggiorando. Perché allora parlare di “segni di miglioramento” inviando un messaggio opposto a quel che sarebbe necessario dare?

Dire come stanno le cose, indicare le criticità che impediscono di conseguire gli obiettivi attesi, proporre adeguate soluzioni è il compito primario di chi all’interno di organismi pubblici e non si interessa di queste problematiche e si batte per affrontarle.

(Estratto di un articolo pubblicato su Rivista Energia, qui la versione integrale)

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