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Vi racconto i balletti europei sul gas

Vaccini Ue

Le soluzioni individuate dal Consiglio Ue sono una tassa sulle rinnovabili, prestiti alle aziende del settore e austerità nei consumi. Un pacchetto tipicamente all’europea. Ecco perché. L’analisi di Sergio Giraldo

 

Niente tetto al prezzo del gas, niente nuove tasse sugli extraprofitti, ma in compenso un’altra robusta dose di austerità, questa volta sui consumi elettrici. Presente il Commissario europeo per l’energia, Kadri Simson, il Consiglio europeo dei ministri dell’energia, riunitosi nei giorni scorsi a Bruxelles, non ha dato il suo sostegno alla proposta della Commissione europea di mettere un tetto al prezzo che l’Europa paga per il gas russo.

Una sonora bocciatura per la presidente Ursula von der Leyen, che mercoledì scorso aveva svelato la sua proposta, tutta mirata alla limitazione degli introiti russi per la vendita di gas, più che alla riduzione dei prezzi. “C’è stato un grande dibattito sul tetto del prezzo del gas e la Commissione dovrebbe presentare una proposta che aiuterà a ridurre i prezzi di tutto il gas, ma allo stesso tempo non metta a repentaglio l’approvvigionamento di gas in Europa”, ha riportato Reuters citando un anonimo diplomatico presente alla riunione. La proposta non è piaciuta a molti Stati membri, Germania in primis, seguita da Austria, Belgio e Olanda, preoccupati dal fatto che la proposta von der Leyen possa portare a un immediato e definitivo azzeramento degli ultimi quantitativi di gas russo, che sono invece ancora vitali.

La stessa presidente, mercoledì scorso, aveva rivendicato con orgoglio il lavoro svolto dagli Stati membri per ridurre la propria dipendenza dal gas russo, essendo questi passati da una quota del 40% a una del 9%. Ma se è così, anche immaginando che Gazprom accetti l’imposizione, non si capisce quale impatto reale sui prezzi possa avere un tetto imposto al solo gas russo, che ormai, a detta della stessa Commissione, pesa per un quantitativo trascurabile. Mentre, al contrario, i quantitativi russi sono ancora indispensabili per l’approvvigionamento fisico e il riempimento degli stoccaggi. Proprio il fatto che i volumi di gas dalla Russia siano diventati quelli marginali fa sì che la loro improvvisa assenza possa spingere di nuovo i prezzi verso l’alto. In breve, se il tetto proposto dalla Commissione funzionasse avrebbe un impatto limitatissimo. Se non funzionasse, avrebbe un impatto distruttivo.

Sul tema del price cap, il comunicato finale del Consiglio sfuma di molto il concetto, chiedendo alla Commissione di presentare, più genericamente, un intervento di emergenza che possa alleviare il peso dei costi energetici per i consumatori. Del resto, era sin troppo evidente l’ansia di Bruxelles di sanzionare la Russia più che di abbassare i prezzi. Cosa che a molti governi, responsabili politicamente nei confronti degli elettori, non poteva piacere.

Anche sul tema della nuova tassa europea sugli extraprofitti si è registrato un nulla di fatto. Su questo, peraltro, molti stati si sono già mossi autonomamente, come Italia e Spagna, sia pure in modo non molto efficace.

Via libera dal Consiglio, invece, alle altre tre misure oggetto di discussione. In particolare, il Consiglio ha chiesto alla Commissione di predisporre un sistema di linee di credito straordinarie per gli operatori del settore energetico, che stanno diventando sempre più urgenti. In Germania, un’altra grande compagnia del gas ha chiesto l’intervento del governo per un salvataggio del valore di oltre 1,2miliardi di euro.

L’altra misura approvata è quella relativa alla separazione del prezzo dell’energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili rispetto a quella prodotta con il gas. Il provvedimento non incide sulla formazione del prezzo marginale perché viene calcolata una differenza ex post tra il tetto al prezzo fissato dai governi (che dovrebbe essere di 200 €/MWh) e il valore reale del prezzo spot. In questo modo i governi contano di recuperare risorse da destinare all’abbassamento della bolletta dei clienti finali.

Infine, via libera anche all’abbassamento obbligatorio dei consumi di energia elettrica nelle ore di picco, oltre a quelli del gas che gli stati hanno già predisposto. Un’altra sfumatura di austerità, insomma, dopo i “risparmi” di gas già chiesti a livello nazionale. In questo caso si tratta di qualcosa di più articolato e tecnicamente di non facile applicazione. Ora la Commissione avrà pochi giorni per presentare un dettaglio delle misure entro metà settembre, da sottoporre poi a validazione finale da parte degli stati membri.

Nel comunicato finale non mancano i richiami alla decarbonizzazione e alla riduzione delle emissioni, che ormai sono un puro pro forma, e ad una prossima riforma del funzionamento dei mercati elettrici, supportata da uno studio di impatto “al più presto possibile”. È tutto.

In sintesi, le soluzioni individuate sono una tassa sulle rinnovabili, prestiti alle aziende del settore e austerità nei consumi, cioè un generale impoverimento. Un pacchetto tipicamente all’europea, un paternalistico insieme di dirigismo e insensatezza, che arriva dopo aver condotto un intero continente a un disastro senza precedenti.

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