Energia

Come si gasano Lega e M5S sul metano in Sardegna alla vigilia delle elezioni

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gasdotto tap

Che cosa succede in Sardegna in vista delle elezioni regionali? Non solo polemiche sul latte… L’articolo di Filippo Merli

Il metano non dà una mano alla Sardegna. Almeno, non ancora. «Lo Stato ha preso un impegno chiaro: portare il gas nell’unica regione italiana che non ce l’ha». Nel programma del governatore Pd dell’isola, Francesco Pigliaru, c’è un punto chiaro: realizzare il progetto di una dorsale di trasporto del gas metano, una rete di circa 600 chilometri di tubi e raccordi da ultimare entro il 2025. Un dossier, quello sul gasdotto in Sardegna, che dopo la Tap, la Torino-Lione e le trivelle in mare è diventato terreno di scontro tra le due anime del governo di Giuseppe Conte, con la Lega favorevole e il M5s contrario.

Il metanodotto è al centro della campagna elettorale per le regionali del 24 febbraio. Pigliaru, che non sarà in campo per il secondo mandato, conta sul sindaco di Cagliari e candidato del centrosinistra, Massimo Zedda, per portare avanti il progetto energetico per cui l’esecutivo di Matteo Renzi aveva già stanziato oltre 500 milioni di euro. Anche l’esponente del Partito sardo d’azione e aspirante governatore del centrodestra a trazione leghista, Christian Solinas, è tra i cercatori dell’oro azzurro, mentre il pentastellato Francesco Desogus si oppone con forza al metanodotto. La questione, dalla Sardegna, è arrivata ai piani alti di Palazzo Chigi. Dove Matteo Salvini ha incalzato l’alleato di governo del M5s. «In Sardegna hanno il problema del metano e lì i cinquestelle hanno dei dubbi», ha spiegato il ministro dell’Interno nella puntata di Porta a porta dello scorso lunedì. «Ma io dico: ragazzi miei, l’Italia ha bisogno di nuove infrastrutture per portare l’energia».

La posizione di Solinas, eletto in Senato in seguito all’alleanza tra il Psd’Az e la Lega alle politiche, è in linea con quella di Salvini. Anche se con metodi diversi. «Io sono a favore del metano subito, credo e mi confronto con tecnici ed esperti del settore per capire quale sia la via più immediata per garantire a industrie e privati energia a basso costo e un risparmio in bolletta», ha spiegato l’esponente del centrodestra.

«La soluzione migliore è l’approvvigionamento attraverso i depositi costieri. La realizzazione della dorsale richiede tempi molto lunghi e una servitù sul territorio, perché il tubo attraversa tutta la Sardegna. Servono espropri e fasce di rispetto. A noi serve una soluzione immediata. Non cose a lungo termine».

Zedda, sulla sponda del centrosinistra, concorda con Solinas: sì al metano, ma in tempi brevi. «In Sardegna la metanizzazione è indispensabile, ma attenzione a non fissarci con la dorsale. Certo, sappiamo che è destinata a mettere in rete i Comuni, ma potrebbe anche essere un progetto in cui rischiamo d’impantanarci, perché avrà tempi troppo lunghi. È meglio farci dare quei soldi per abbattere il costo della bolletta energetica. Poi ci pensiamo noi».

La contrarietà del pentastellato Desogus al metano, invece, è chiara da tempo. Circostanza che ha spinto Salvini a incalzare il M5s. «Noi siamo per il no», è la posizione espressa dal candidato del movimento di Luigi Di Maio alle regionali sarde. «Secondo noi si devono sviluppare energie alternative e sostenibili, come il fotovoltaico. Il metano rappresenta un modello di sviluppo vecchio di decenni, che nel resto d’Italia è arrivato anni fa». Quando «il metano ti dà una mano», in Sardegna, è rimasto uno slogan del gruppo Eni.

 

Articolo pubblicato su ItaliaOggi

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