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Come i governi dei 27 provano a sostituire il glifosato

Glifosato

Tutte le novità sul glifosato nell’Unione europea. L’approfondimento di Enrico Martial

 

I progressi sui pesticidi e sul glifosato sono difficili, non soltanto perché ci sono ovvie inerzie industriali, ma anche perché gli stessi produttori agricoli sono incastrati tra prezzi, qualità del prodotto preferito dal consumatore e mancanza di alternative. Così, tra gli Stati membri e la Commissione europea si sono decisi a svilupparle, almeno in prospettiva e per ridurre l’uso dei pesticidi (come già previsto dalla direttiva n.128 del 2009).

L’impiego del glifosato è autorizzato fino al 15 dicembre 2022 sulla base di una decisione del 2017, e la battaglia è aperta, tra studi preoccupati (guidati da quattro Stati membri, Francia, Paesi Bassi, Ungheria e Svezia) e le imprese che richiedono un rinnovo per altri cinque anni.

Anche se è ancora tutta da costruire, si lavora anche per una alternativa, che non sarà sufficiente per fine 2022, ma almeno sarà avviata. Al Consiglio agricoltura del 28 giugno, i ministri dei 27 hanno chiesto alla Commissione prima di elaborare uno studio e poi di proporre misure di armonizzazione per l’introduzione, la produzione il marketing e l’uso di “agenti di controllo biologici”: per capirsi, anche per l’uso strutturato della coccinella a protezione delle colture.

A differenza dei pesticidi classici, gli agenti di controllo biologici sono caratterizzati dall’avere un impatto ambientale basso o quasi nullo. Esiste una classificazione di massima: i macroorganismi (appunto la coccinella), i microrganismi (es. Bacillus spp.), i prodotti di derivazione naturale (es. Spinosad) e i semiochimici (es. feromoni).

La questione è nata all’interno del Gruppo Fitosanitario dei funzionari statali, che fa capire quanto siano importanti gli Stati membri nella Comitologia anche nelle nuove iniziative (legislative), più della stessa Commissione, che ne ha sulla carta la competenza esclusiva, secondo i Trattati. Il 12 febbraio 2021 i capi dei servizi fitosanitari hanno visto i risultati di un questionario compilato da tutti gli Stati membri e proposto dalla presidenza di turno. Al Consiglio Agricoltura del 22 e 23 marzo 2021 c’è poi stato un primo dibattito a cui è seguito un progetto di decisione. Su questi “agenti di controllo biologici” le norme tra gli Stati membri sono troppo diverse, i governi stessi chiedono di armonizzarle. La strada è lunga, si tratta di costruire quasi per intero la produzione e il mercato, a prezzi sostenibili e con efficacia competitiva rispetto ai pesticidi.

Certamente il problema esiste. Infatti, per altro verso, gli stessi ministri in Consiglio del 28 giugno si sono trovati d’accordo per stabilire un obiettivo specifico per proteggere le api da miele, che patiscono notoriamente i pesticidi (ne muoiono) e che svolgono un ruolo fondamentale in natura perché, secondo la Fao, impollinano il 71% delle colture che forniscono il 90% degli alimenti a livello mondiale. L’idea è di fissare una soglia massima del 10% di riduzione delle colonie di api in tutta l’Unione europea: è livello di allarme, che comporterebbe misure di risposta appunto rispetto agli agenti per loro nocivi. Si tratterebbe di rivedere anche la norma del 2013, che già si occupava di api e pesticidi.

Gli Stati membri, e l’Unione europea da loro tecnicamente pilotata, sono lenti, ma pian piano vanno avanti.

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