Energia

Come Amazon e Google galoppano sulle energie rinnovabili

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Il 20% della capacità degli impianti americani a fonti rinnovabili, realizzati da aziende private o da investitori istituzionali, è oggi di proprietà di Google e Amazon. Articolo tratto dalla rivista Energia

 

La tendenza delle grandi utility europee a ridurre l’esposizione verso la produzione di elettricità (giustificata dalla dipendenza da finanziamenti orientati sul breve termine) è in apparenza contraddetta dalla scelta di entrare nel business elettrico da parte di alcune Oil & Gas Companies e alcuni giganti del web.

Per entrambi la scelta è facilitata dalle dimensioni globali e dalla potenza economico-finanziaria, superiori a quelle delle maggiori utility.

Se per le compagnie petrolifere l’interesse è motivato dalla prospettiva di una contrazione della domanda di prodotti petroliferi nei paesi sviluppati, per i giganti del web dalla loro tendenza a svilupparsi investendo in nuovi settori e verso un mercato, l’elettrico, dove il maggiore ruolo dei servizi ai clienti e lo sviluppo della mobilità elettrica aumenteranno enormemente la disponibilità di dati sulla propensione al consumo delle famiglie, delle aziende e dei singoli cittadini, cioè su un loro importante business attuale.

Proponiamo un estratto dell’articolo di GB Zorzoli Un mercato contendibile pubblicato sul numero 3.19 di Energia

“Il 20% della capacità degli impianti americani a fonti rinnovabili, realizzati da aziende private o da investitori istituzionali, è oggi di proprietà di Google e Amazon (Rupnik 2018).

Inoltre, hanno sviluppato applicazioni dell’Intelligenza Artificiale che, sulla base delle condizioni meteorologiche in una determinata zona, valutano la domanda di energia richiesta da un frigorifero o da un sistema di climatizzazione, regolandone in modo ottimale il funzionamento.

Per sfruttare commercialmente il proprio software DeepMind, nel 2014 Google acquistò per 3,2 miliardi di dollari Nest Labs, una società specializzata nella produzione di sensori comandabili a distanza, il cui gioiello era un termostato con capacità di autoapprendimento. Al tempo la decisione di Google sembrò bizzarra, viceversa aprì la strada per penetrare nel business della domotica. Nel solo 2018 Alphabet, la casa madre di Google, ha realizzato partnership per servizi alla clientela con utility elettriche in diversi stati USA, nel Regno Unito e in Olanda.

Amazon si è messa sulla scia di Google, sviluppando la piattaforma Echo per dispositivi connessi e nel 2018 prima acquistando Ecobee, un concorrente di Nest, e successivamente sottoscrivendo una partnership con Arcadia Power, attivo nell’efficienza domestica. Inoltre, con il suo Alexa è ben posizionata sul mercato dei smart speaker, in rapida crescita negli Stati Uniti (Markman 2019).

Amazon e Google minacciano pertanto di diventare due ingombranti concorrenti delle utility elettriche nella fornitura di energia e nell’offerta di servizi ai consumatori. Inoltre, Google ha un ruolo rilevante nello sviluppo della guida automatica dei veicoli, settore sinergico con quello della mobilità elettrica.

Nel 2016 Apple ha chiesto la licenza federale per vendere direttamente a consumatori il surplus dell’energia rinnovabile prodotta nelle proprie strutture e ha costituito “Apple Energy”, per vendere energia rinnovabile e servizi ancillari nel mercato elettrico all’ingrosso americano.

Un’approfondita analisi, disponibile sul sito di Harvard Business Review, ne spiega le motivazioni. Le dimensioni e le risorse finanziarie di Apple, unite alla familiarità acquisita nella produzione di energia elettrica, le consentono di «saltare» (to jump) più rapidamente di altre aziende nel mercato della vendita non solo di elettricità, ma anche in quelli – in espansione – di servizi come l’efficientamento energetico e la demande response (Fox-Penner 2016).

Almeno due sono i fattori alla base di questa diversificazione, che in futuro potrebbe coinvolgere altri giganti del web:
a) la loro tendenza a svilupparsi, investendo in nuovi settori;
b) l’interesse per un mercato, l’elettrico, dove la crescente digitalizzazione, il maggiore ruolo dei servizi ai clienti e lo sviluppo della mobilità elettrica aumenteranno enormemente la disponibilità, per le utility, di informazioni sulla propensione al consumo delle famiglie, delle aziende e dei singoli cittadini.

Di qui la scelta di entrarci, per sottrarre tempestivamente alle aziende elettriche il business dei dati, su cui i big del web hanno costruito la propria fortuna (e che indubbiamente sanno gestire con maggiore efficacia).

Proprio per incrementare i Big Data disponibili, potrebbero addirittura scegliere di offrire i servizi al puro costo o addirittura sottocosto”.

 

(Il post è tratto dall’articolo Un mercato contendibile di GB Zorzoli e pubblicato su Energia 3.19)

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