Energia

Climate Change: cause, effetti e possibili soluzioni

di

Il post di Luca Longo tratto da Eniday

“Non possiamo risolvere i nostri problemi
con lo stesso modo di pensare
che abbiamo usato quando li abbiamo creati.”
[Albert Einstein, “The World as I see it”]

Abbiamo già parlato qui del cambiamento climatico. Nessuno può negare che sia in corso, né che sia causato dalle attività umane.

Non solo possiamo verificare facilmente che eventi metereologici eccezionali – come siccità, alluvioni, tornado e uragani – sono in aumento; ma sono in corso anche effetti meno evidenti o meno facilmente riconducibili al cambiamento climatico, come migrazioni di massa, aumento di conflitti e di epidemie, specialmente in Paesi dove già è fragile l’equilibrio fra ecosistemi semidesertici e popolazioni che crescono sempre di più.

Per questo, i rappresentanti di 195 governi hanno ratificato gli Accordi di Parigi, dove si stabiliscono limiti precisi per le emissioni di gas serra, principali cause dell’aumento della temperatura mondiale. L’obiettivo della combinazione di queste iniziative è di mantenere entro i 2 gradi centigradi l’aumento di temperatura media mondiale di qui alla fine del secolo rispetto a quella pre-industriale.

Le emissioni di gas serra dovranno essere ridotte del 55% entro il 2050 e arrivare a zero nel 2060-2075.

Però l’United Nations Environment Programme segnala che siamo ancora ben lontani da quegli obiettivi e che, continuando con l’attuale tasso di sviluppo, alla fine del XXI secolo la temperatura del pianeta salirà di almeno tre gradi centigradi con conseguenze irreversibili per gran parte degli ecosistemi.

Per questo, è necessario individuare il contributo che ogni gas serra (non solo l’anidride carbonica ma anche il metano, gli ossidi di azoto, i clorofuorocarburi, l’ozono) porta al riscaldamento globale e come mitigare ciascun contributo per diminuire, così, l’effetto complessivo.

Al netto del contributo fisiologico che il vapore acqueo e le nubi danno all’effetto serra – variabile dal 36% al 72% in funzione della località e della stagione – il principale gas serra (GHG) è l’anidride carbonica, che contribuisce per oltre il 60%, seguita dal metano (20%), ozono (15%), ossidi nitrosi (10%) e l’insieme dei clorofluorocarburi (5%).

Le emissioni di anidride carbonica derivano da tre gruppi di attività umane: l’industria e il settore energetico (44% della CO2, 30% delle emissioni totali di GHG), l’edilizia (30% della CO2, 19% del totale), e i trasporti (23% della CO2, 15% del totale).

INDUSTRIA

Il progresso economico e sociale della Cina, India, Turchia, Brasile, Messico, Sud Africa e Paesi che si affacciano sul mare Cinese Meridionale è molto più alto di quello delle altre nazioni e porterà necessariamente all’aumento dei consumi in tutti i settori, principalmente quello industriale e quello delle infrastrutture ed abitazioni.

Molte stime concordano sul fatto che entro il 2030 altri due miliardi di persone si aggiungeranno alle classi al di sopra dei minimi di sussistenza e potranno acquistare una automobile raddoppiando il miliardo di auto attualmente in circolazione. Se il tasso di sviluppo continuerà con il medesimo ritmo, entro metà del secolo sarà necessario un altro miliardo di auto.

Inoltre, nello stesso periodo bisognerà rimpiazzare altri tre miliardi di automobili, per un totale di cinque miliardi di macchine da produrre e mettere in circolazione nei prossimi 30 anni.

Questi esempi valgono anche per gli altri beni di consumo e occorrerà un inteso programma di ricerca e sviluppo sull’efficienza energetica, sulla transizione da fonti fossili più inquinanti a quelle meno inquinanti e poi alle rinnovabili parallelamente a un ridisegno di tutto il sistema economico promuovendo e privilegiando tutti i cicli economici circolari che prevedono il minor utilizzo possibile delle materie prime e il minor scarto e spreco possibile quando i beni saranno arrivati a fine vita.

Un serio programma di economia circolare dovrà essere guidato dalla realizzazione di servizi per mantenere, riparare e riutilizzare questi beni. Diminuiranno le attività produttive e aumenteranno quelle dedicate a manutenzione e riciclo.

EDILIZIA

La realizzazione di cemento, ferro, alluminio, vetro e altri materiali da costruzione genera da sola il 10% dell’anidride carbonica che viene immessa in atmosfera dalle attività umane. A questo si aggiungono emissioni prodotte dal riscaldamento e condizionamento, dagli elettrodomestici e dalle apparecchiature elettriche.

Secondo le stime dell’Unione Europea, entro metà del secolo, dovrà essere realizzato il 46%, del parco edilizio mondiale. Mentre nei paesi sviluppati tutti gli edifici dovranno rispettare normative di completa autoproduzione energetica, l’85% delle nuove abitazioni sarà realizzato nei paesi con il più alto tasso di crescita e privi di vincoli legislativi sulla efficienza energetica delle case.

Per raggiungere l’obiettivo di zero emissioni prima della fine del XXI secolo sarà necessario che tutti gli edifici, indipendentemente dalla nazione in cui verranno costruiti, dovranno produrre in proprio da fonti rinnovabili non solo l’energia che consumano ma anche quella necessaria per costruirli, per mantenerli e poi per smantellarli riciclandone i componenti.

TRASPORTI

Per raggiungere gli obiettivi fissati a Parigi, è necessario dimezzare le emissioni dovute alle auto oggi in circolazione. Ma, come abbiamo visto prima, vengono messe in strada 60 milioni di nuove auto ogni anno.

L’attuale rete di veicoli elettrici non risolve il problema perché, oggi, la loro elettricità viene generata per la maggior parte dalle centrali a carbone.

Alle auto si affiancano i trasporti, che complessivamente richiedono altrettanta energia di quella consumata dal parco automobili.

Uno studio dell’International Transport Forum (ITF) ha mostrato che il trasporto internazionale di merci su strada, ferrovia, rotte marine o aeree – ora in rapida espansione grazie allo spostamento degli acquisti da negozi e supermercati al commercio elettronico – produce il 30% del totale dell’intero settore trasporti e che aumenterà del 300% entro metà del secolo.

Occorrerà realizzare un nuovo modello di movimento di persone e merci che permetta di razionalizzare i trasporti diminuendo il più possibile la distanza fra luoghi di residenza e di lavoro, luoghi di produzione e di consumo e favorire i collegamenti telematici rispetto agli spostamenti fisici di cose e persone quando questi ultimi non sono strettamente necessari.

AGRICOLTURA E FORESTE

Le coltivazioni, l’allevamento e altri usi del suolo producono il 24% delle emissioni totali di gas serra.

L’alimentazione di una popolazione mondiale in rapida crescita richiede l’aumento delle superfici coltivate e dedicate ad allevamenti e colture intensive. Ogni area sottratta al bosco ridurrà in modo corrispondente la capacità di assorbimento dell’anidride carbonica ad opera delle piante che vi si trovano, e questo corrisponde a creare nuove fonti di emissione netta.

Ridisegnare questo settore provocherà un forte impatto sul modello economico ed alimentare di intere popolazioni modificandone lo stile di vita.

In conclusione, non è possibile sostenere una crescita illimitata dei consumi di energia e delle materie prime. In tutti i settori sarà necessario compiere trasformazioni profonde.

Per quanto riguarda l’energia, la soluzione consisterà nella transizione verso le rinnovabili e – quando sarà disponibile – la fusione nucleare. In parallelo, sarà necessario costruire reti globali che distribuiscano e bilancino eccessi di domanda o di generazione a livello locale.

Per quanto riguarda la produzione di beni e servizi, sarà necessario abbandonare l’attuale modello economico – basato sulla crescita indefinita della produzione guidata da marketing e consumismo – e sostituire il modello “fai-usa-getta” con un circolo virtuoso “pensa-fai-usa-riusa-rimetti in circolo”.

 

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