Energia

Tutti i sommovimenti (energetici e militari) intorno a Cipro

di

Cipro Eni

L’approfondimento dell’analista e avvocato Aurelio Giansiracusa, esperto di questioni militari, su Cipro

È notizia di pochi giorni fa che Exxon Mobile, il gigante statunitense del settore gas ed idrocarburi, nel corso dell’attività esplorativa del blocco 10 dell’offshore cipriota, ha scoperto, oltre il gas previsto, anche un vasto giacimento di petrolio che, dai primi rilievi eseguiti, ha ottime prospettive di essere estratto e commercializzato.

Questo è un fattore “energetico” nuovo che si va a sommare al gas di cui le acque attorno all’isola sono ricche e che stanno scatenando una pericolosa escalation tra la Turchia, Cipro e gli alleati dei greco-ciprioti.

Gli Stati Uniti, più volte negli ultimi tempi, hanno ribadito il pieno sostegno alle autorità cipriote nonché hanno riconosciuto il diritto di esplorazione e sfruttamento delle risorse energetiche nelle acque della propria Zona Economica Esclusiva; nel mese di dicembre alle parole sono seguiti i fatti con l’invio nelle acque cipriote di una portaeromobili d’assalto anfibio della Marina Statunitense che ha compiuto esercitazioni nell’area con la componente aeronavale cipriota e assetti israeliani.

Tutto ciò, ovviamente, non è per nulla gradito ad Ankara che, da sempre, si oppone e reclama quelle acque come proprie, inviando navi della Marina e della Guardia Costiera nonché navi da ricerca ed esplorazione. In più, da Washington è emersa la volontà di eliminare l’embargo a Cipro per la fornitura di armi, provvedimento questo imposto nel lontano 1974 a seguito della crisi che portò la guerra tra i turchi ciprioti ed i greci ciprioti.

Peraltro, Washington ha detto di non essere intenzionata a stanziare permanentemente a Cipro propri uomini e mezzi, nonostante l’offerta formale avanzata in tal senso dal governo cipriota; del resto, il Pentagono sta potenziando la presenza militare statunitense nella vicina Grecia ed ha una base aerea nonché appoggi navali in Israele.

SUMMIT EUROPEO

Il 29 gennaio si è tenuto a Cipro un importante summit tra i Paesi dell’Unione Europea della zona meridionale, incontro a cui hanno partecipato i presidenti o i premier dei governi Portoghese, Spagnolo, Francese, Italiano, Greco, Maltese ed ovviamente di Cipro.

Nell’ambito del summit sono stati trattati diversi temi tutti di ampio respiro e di prospettiva strategica, a partire dalla questione dell’interconnessione energetica tramite la costruenda pipeline EASTMED, l’innovazione tecnologica digitale e intelligenza artificiale, nuove regole in termini di mercato unico del lavoro e rilancio dell’euro, meccanismi che agevolano il trasferimento da un Paese all’altro di mezzi delle protezioni civili nazionali in caso di necessità, sicurezza e lotta ai fenomeni terroristici, potenziamento della iniziativa PESCO in tema di sviluppo e produzione di sistemi d’arma avanzati, nonché si è voluto ampiamente ribadire il sostegno europeo alla iniziativa conciliativa di Cipro per un processo che porti alla riunificazione con la zona nord dell’isola occupata dal 1974 dai Turchi ai quali è stato ribadito di soprassedere ad azioni intimidatorie e di rivendicazione della ZEE di Cipro, a cui è stato riconosciuto il diritto di esplorazione e di sfruttamento delle risorse.

Il summit ha voluto anche blandire Ankara incoraggiando un dialogo sulla possibilità di ottenere benefici da uno sfruttamento comune delle risorse energetiche, situazione questa, come detto, al momento rigettata da Ankara che considera le acque attorno a Cipro come acque proprie. Infine, si è parlato di migranti, di nuove forme di regolamentazione europea per la gestione del fenomeno con interventi anche in Africa.

La replica di Ankara non si è fatta attendere, con il Premier turco che considera ingerenze ostili alla Turchia le conclusioni del Summit.

BASE NAVALE FRANCESE

Durante la sua breve visita a Cipro la settimana scorsa, il Presidente Emmanuel Macron ha descritto Cipro come “un punto strategico per la Francia”. Il giorno dopo si è saputo che il governo di Cipro ha offerto strutture permanenti alla Francia presso la base navale di Mari. ‎Un’area apposita sarà costruita presso la base navale di Evangelos Florakis a Mari per consentire navi da guerra francesi di attraccarvi. Il progetto sarà co-finanziato dai due paesi. Cipro offre dal 2013 strutture di appoggio alla Marine Nationale, ma il nuovo accordo porta la cooperazione franco-cipriota su un piano diverso con evidente salto di qualità, con la nuova area che sarà appositamente costruita per le esigenze navali francesi.

Ricordiamo che Total è presente in zona con i diritti di esplorazione e sfruttamento dei blocchi 6 e 11 insieme alla nostra Eni.

ALTRE BASI ED IL RAPPORTO PRIVILEGIATO CON ISRAELE

Nell’isola è forte la presenza militare britannica con le basi di Akrotiri e Dhekelia che sono due Territori Britannici d’Oltremare. Quella di Akrotiri si trova nelle vicinanze di Limassol, mentre quella di Dhekelia si trova a nord-est di Larnaca.

La loro superficie è pari a 254 km²; la popolazione si attesta su circa 7000 ciprioti e 7500 persone tra militari e personale britannico. Le basi costituiscono aree dell’isola di Cipro rimaste sotto la sovranità britannica in base agli articoli 1 e 2 del Trattato Istitutivo contenuto nei Trattati di Londra e Zurigo del 1959 sottoscritti dai governi di Gran Bretagna, Grecia e Turchia; il resto del territorio ha ottenuto l’indipendenza il 16 agosto 1960.

Akrotiri ospita un’importante base avanzata della RAF (Royal Air Force) dalla quale dal 2014 decollano i cacciabombardieri Tornado e Typhoon, aerei cisterna, per sorveglianza e guerra elettronica nonché droni per i cieli siriani ed irakeni nell’ambito delle operazioni contro il sedicente Stato Islamico.

La settimana passata gli ultimi Tornado Gr.4 operativi sono decollati da Akrotiri alla volta della Gran Bretagna per il ritiro dopo quarant’anni di onorata carriera; nel loro ruolo, in attesa della completa operatività dei nuovi Lockheed Martin F-35B, la RAF impiega gli Eurofighter Typhoon dotati di ampie capacità di combattimento aria-suolo. È previsto entro quest’anno un primo dispiegamento degli F-35B proprio sulla base di Akrotiri.

È del tutto evidente l’importanza strategica che queste basi hanno per Londra, soprattutto, in previsione dell’uscita dall’Unione Europea, riacquistando autonomia completa nell’ottica di una capacità strategica di intervento globale. Le due basi cipriote consentono a Londra di sorvegliare il Mediterraneo Orientale e l’area del Canale di Suez, come avviene con Gibilterra per l’accesso dall’Atlantico al Mediterraneo (senza dimenticare Malta che offre supporto logistico alle unità navali ed aeree britanniche sporadicamente), anche grazie alla rete di potenti sensori installati.

Accanto all’imponente presenza britannica, negli ultimi anni è cresciuta in modo esponenziale la presenza israeliana. Tel Aviv assicura una sorta di protezione diretta ed indiretta a Cipro, con proprie unità aeronavali che si addestrano con costanza nelle acque cipriote e con unità dell’esercito (anche appartenenti alle Forze Speciali) che sono dislocate per esigenze addestrative vicino alla linea di demarcazione tra la parte turco-cipriota e quella greco-cipriota. Israele ha un interesse diretto alla difesa dei suoi giacimenti di gas che confinano con quelli ciprioti.

Negli ultimi tre anni è diventa fissa l’esercitazione aeronavale che vede impegnati assetti israeliani, ciprioti e greci; a questa esercitazione se ne aggiunge un’altra la Medusa a cui partecipano greci, ciprioti ed egiziani, esercitazione alla quale sinora l’Italia è stata invitata in qualità di osservatrice.
Ankara non sta a guardare

Dinanzi a questa situazione, di crescente ostilità, Ankara ha iniziato a prendere le contromisure, provvedendo a potenziare il proprio dispositivo militare nella parte nord dell’isola stimato attorno ai 30.000 uomini. La stampa locale e nazionalistica turca nei mesi passati ha dato ampio risalto alla notizia della costruzione ed ampliamento delle aree riservate ad attività militari nella zona turco-cipriota; è notizia di ieri che sono stati trasferiti 46 carri armati Leopard 2A 4 per rinforzare le capacità del contingente nell’isola. Questo dispiegamento sta ponendo diversi interrogativi sulle reali intenzioni turche.

I PROBLEMI DELLA GUARDIA NAZIONALE CIPRIOTA

Un recente rapporto che doveva rimanere riservato getta più di un’ombra sulla reale capacità difensiva di Nicosia la cui Guardia Nazionale è il principale bastione. Dal rapporto emerge che la Guardia Nazionale ha seri problemi sia con il contingente di leva, perché gli esonerati previsti per legge sono tanti, sia con la Riserva che soffre del medesimo problema di carenza di personale richiamabile. Nonostante, i massicci investimenti eseguiti negli ultimi anni, la Guardia Nazionale, con l’eccezione del limitato contingente di Forze Speciali, non appare in grado di sostenere uno scontro prolungato contro un avversario come quello turco; perciò, appare indispensabile l’aiuto straniero nell’ipotesi di uno scontro aperto.

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