Mobilità elettrica

Ecco come e perché la Cina surclassa l’America sulle batterie per auto elettriche

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La Cina controlla la produzione e la lavorazione delle materie prime per le batterie delle auto elettriche ed è leader di mercato. Usa ed Europa provano ad inseguire. Tutti i dati e i confronti

La rivoluzione dell’auto elettrica arriva dalla Cina. Gli Usa provano a tenere il passo, ma non riescono al momento a tenere il passo di Pechino.

Se è vero Tesla è pioniere del settore e vende esclusivamente auto a batteria, è anche vero che la casa auto americana deve rivolgersi a terzi per la fornitura dei minerali principali per la costruzione di batterie.

La Cina domina il mercato e domina anche la catena di rifornimenti.

CINA VS USA: I NUMERI

Partiamo dai fatti (e dai numeri). Come mostra il grafico riportato sotto, la Cina estrae quasi il 60% della grafite e ne lavora il 100% di quella immessa sul mercato. Estrae più del 10% di litio e ne lavora più del 50% di quella commercializzato a livello globale. Nickel estratto e nickel lavorato sono quasi equivalenti, intorno al 35%.

E sul cobalto la Cina registra numeri da record. Nei suoi territori è presente pochissimo cobalto e la percentuale estratta si aggira intorno all’1%, ma ne viene raffinato e lavorato più dell’80% di quello immesso sul mercato.

Tutti i numeri di estrazione e lavorazione americani si aggirano attorno allo zero. Fa eccezione il litio: Washington raffina e lavora poco meno del 10% del litio mondiale (un’eccezione da poco, dunque).

LA PRODUZIONE DELLE BATTERIE

I numeri sono sempre a favore della Cina anche se si guarda la produzione di batterie: il Paese asiatico controlla oltre il 60% del mercato globale, contro il 10% circa dell’America.

IL COMMENTO (PAPALE PAPALE) DI ALBERTO FORCHIELLI

“Questo grafico indica ritardo USA (EU è peggio) rispetto alla Cina nel controllo dei componenti critici per i veicoli elettrici. L’unico commento che mi viene è che i nostri governi democratici non reggono il passo con tecnocrazia cinese, in altre parole siamo fottuti”, ha twittato Alberto Forchielli.

USA: CAMBIO DI PASSO IN ARRIVO?

Gli Usa, comunque, vogliono ribaltare la situazione (o almeno provarci, in virtù del vantaggio iniziale). La senatrice statunitense Lisa Murkowski, repubblicana dell’Alaska, presidente della Commissione per l’energia e le risorse naturali del Senato, ha affermato a Reuters che, in collaborazione con il senatore Joe Manchin, un democratico della Virginia dell’ovest, presenteranno una legge per facilitare la ricerca e l’estrazione dei minerali in territorio americano.

“La nostra sfida è comprendere che siamo vulnerabili quando dobbiamo fare affidamento sugli altri per minerali”, ha detto Murkowski.

DA UNA DIPENDENZA ALL’ALTRA?

Provare ad estrarre e lavorare più minerali, significherebbe provare ad evitare una nuova dipendenza da terzi. “Il Paese non deve passare dalla dipendenza dal petrolio del Medio Oriente per i trasporti, alla dipendenza dalla Cina per i veicoli elettrici e le batterie”, ha dichiarato Robbie Diamond di Securing America’s Future Energy, gruppo di settore delle energie rinnovabili.

ANCHE L’EUROPA PROVA A RECUPERARE?

Gli Usa non sono gli unici che giocano a provare a recuperare il divario. Francia e Germania hanno deciso di unire le forze per creare un consorzio europeo per batterie a celle agli ioni di litio: entro il 2020 dovrebbe sorgere un impianto pilota di 200 posti di lavoro in Francia e nel 2023, tra soli 4 anni, dovrebbero essere avviati due diversi impianti di produzione, uno in Francia, l’altro in Germania, creando 1.500 posti di lavoro ciascuno.

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