Mobilità elettrica

Come Francia, Germania e Regno Unito incentivano le auto elettriche e ibride

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L’approfondimento di Andrea Malan, già al Sole 24 Ore, corrispondente dall’Italia per Automotive News Europe (ANE), la principale rivista di settore europea in lingua inglese

 

L’ecotassa sulle auto nuove non sembra una misura efficace. Ma se l’elettrico dovesse affermarsi rapidamente, l’Italia rischia di ritrovarsi con un parco auto più vecchio e inquinante di quello dei paesi vicini e con una filiera industriale impoverita.

IMPOSTE A CONFRONTO SULLE AUTO

L’emendamento alla manovra economica che prevede incentivi per le auto elettriche e un bonus/malus all’acquisto legato alle emissioni di anidride carbonica (CO2) ha provocato feroci polemiche. Ma cosa succede negli altri paesi?

Un’imposta di acquisto o di circolazione calcolata (in tutto o in parte) in proporzione alle emissioni di CO2, e quindi anche al consumo di carburante, esiste da anni in tutti i maggiori paesi europei – dalla Germania, alla Francia, al Regno Unito. In Francia è in vigore una tassa all’acquisto, mentre il bollo annuo colpisce solo i veicoli che emettono elevate quantità di CO2. In Germania il bollo annuo è proporzionale a emissioni di CO2 e cilindrata. Nel Regno Unito vige una tassa all’acquisto, basata sulla CO2, ma dal secondo anno in poi i proprietari pagano un ammontare fisso, con un lieve sconto per i veicoli ibridi, mentre quelli elettrici sono esenti, come in molte regioni italiane. In Italia la tassa di circolazione annuale è calcolata in base alla potenza dell’auto, con aliquote diverse per regione; le auto elettriche sono esenti dal bollo per cinque anni e in alcune regioni quelle ibride godono di esenzioni.

Se l’obiettivo è la lotta al cambiamento climatico, la tassazione delle vetture in proporzione alle emissioni di CO2 sembra andare nella direzione giusta. Peraltro, la tassazione sull’acquisto e sul possesso dell’auto è relativamente più elevata in Italia e Regno Unito rispetto a Francia e Germania e l’introduzione nel nostro paese della cosiddetta ecotassa aumenterebbe il carico su quelle con motori a benzina e diesel, premiando le elettriche e le ibride come avviene già in Francia e Germania. Rispetto alla tassa francese, il meccanismo proposto in Italia è più severo per la fascia di emissioni media (da 111 a 130 g/km) e più generoso con gli ibridi, anche quelli di potenza e costo elevati.

Italia: elettriche esenti per 5 anni – per le auto ibride, esenzioni totali o parziali in alcune regioni
Italia***: livello tassa della Regione Lombardia, per cui agli ibridi plug-in spetta riduzione del 50% per 3 anni e agli ibridi non si applica la maggiorazione oltre i 100 kW
Tasso di cambio sterlina: 1 euro = £ 0,9
UK: superbollo di 344 euro annui per gli anni dal 2 al 6 per le auto con prezzo >44.444 euro
Germania: l’incentivo da 4.000 euro per BEV e 3.000 euro per PHEV è diviso al 50% fra Stato e costruttore,  e non vale per veicoli con prezzo di vendita >60.000 euro
*Nota: La BMW 530e ha diritto all’incentivo poiché il prezzo in Germania è <60.000 euro
**Nota: in Italia (Regione Lombardia) gli ibridi plug-in godono di una riduzione del 50% dell’imposta per tre anni

Le uniche vetture – per convenzione – a zero emissioni sono quelle elettriche. Le auto a gasolio consumano meno di quelle a benzina ed emettono quindi meno CO2, ma il motore diesel produce più particolato e ossidi di azoto (NOx) dannosi in elevate concentrazioni, soprattutto in ambito urbano. Il problema del particolato è stato affrontato con i filtri (Dpf), mentre i motori diesel più recenti (normativa Euro 6 d-Temp) hanno ottenuto in condizioni reali valori di emissioni di NOx vicini a quelli dei propulsori a benzina. L’efficienza degli ibridi ricaricabili (plug-in) dipende da quanto li si ricarica: paradossalmente, niente vieta di incassare il bonus e viaggiare poi solo a benzina (non esistono ibridi plug-in a gasolio)

L’attenzione alla CO2 ha fatto sì che negli ultimi vent’anni l’Europa abbia privilegiato i motori diesel, per esempio con accise sul gasolio quasi ovunque inferiori alla benzina. E il problema dei NOx, che ha rilevanza locale, è stato affrontato soprattutto su base locale, con blocchi del traffico e altre limitazioni all’uso dell’auto.

EFFETTI SUL SETTORE

Il rebus per le autorità UE e per quelle locali non è di facile soluzione, data la rilevanza economica del settore auto e la presenza di una base produttiva diffusa e specializzata nei motori diesel. Finora, ogni paese ha comprensibilmente cercato di promuovere la propria industria. Così, se la statale Renault è stata la prima azienda in Europa a investire sull’elettrico in misura massiccia, la Francia è il paese che da più tempo ha varato consistenti incentivi all’acquisto di auto a batterie. Fra i grandi mercati europei, l’Italia è invece quello più indietro sull’elettrificazione, mai considerata strategica da Fca nell’era di Sergio Marchionne.

Le auto a batterie restano per ora nettamente più costose di quelle a benzina o gasolio, e nonostante incentivi e altri vantaggi, come l’accesso alle zone a traffico limitato, rappresentano una quota delle vendite europee inferiore all’1 per cento (0,92 per cento nel terzo trimestre 2018). Ciò è dovuto anche al fatto che tuttora hanno un’autonomia ridotta (non più di 500 chilometri con una ricarica per i modelli e nelle condizioni migliori), a tempi di ricarica elevati e alla scarsità di colonnine pubbliche.

A livello dell’Unione, nel 2021 entrerà in vigore il nuovo limite di 95 g/km per le emissioni di CO2 delle autovetture. Per i singoli costruttori, varierà a seconda della massa dei veicoli venduti (le case con i veicoli più pesanti avranno un target più elevato). Il limite verrà confrontato con le emissioni medie dei veicoli venduti ogni anno da ciascun costruttore: chi dovesse superarlo pagherà una multa di 95 euro per ogni grammo di superamento, moltiplicata per il numero di veicoli venduti. Se un costruttore che vende un milione di auto l’anno dovesse superare il limite di 10 grammi, pagherebbe 950 milioni di euro.

Quasi tutti i costruttori concordano sul fatto che i nuovi limiti e le sanzioni collegate avranno un impatto molto forte e potrebbero ridisegnare la geografia del settore. Già ora l’imminenza della sfida ha indotto la maggior parte delle aziende ad annunciare il lancio di numerosi veicoli elettrici o ibridi ricaricabili, anche se in molti paesi le infrastrutture di ricarica sono ancora carenti.

Le politiche fiscali nazionali avranno l’effetto di orientare sia le scelte dei consumatori che quelle dei costruttori: tutti i costruttori danno per scontato di dover vendere un certo numero di auto elettriche e ibride per restare sotto i limiti, ma questi veicoli verranno venduti soprattutto nei paesi che offriranno i maggiori incentivi e si doteranno delle infrastrutture più sviluppate.

È giusto tener conto delle esigenze della filiera e delle critiche al progetto di ecotassa, tanto più che se anche dovesse essere approvata nella forma proposta, gli incentivi “elettrici” potrebbero avere un impatto limitato sulle scelte dei consumatori. Se però l’auto elettrica dovesse decollare in tempi brevi, anche grazie ai progressi tecnologici in corso, e se l’attuale declino del diesel dovesse proseguire, il rischio per l’Italia è di ritrovarsi – anche per i ritardi negli investimenti di Fca – con un parco auto più vecchio e inquinante di quello dei paesi vicini e con una filiera industriale impoverita.

 

Articolo pubblicato su Lavoce.info

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