Economia

Vi svelo le bufale di Conte sul Mes. L’analisi di Liturri

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Che cosa ha detto il premier Giuseppe Conte sul Mes e che cosa risulta dai documenti ufficiali. L’approfondimento dell’analista Giuseppe Liturri

 

Come era facilmente immaginabile, considerata l’importanza della posta in gioco, sale il livello dello scontro sull’iter di approvazione della riforma del Fondo salva Stati (Mes) che potrebbe portare conseguenze disastrose per il mercato dei nostri titoli di Stato, nella più classica delle profezie autoavveranti. Con le ultime dichiarazioni di Salvini, Gualtieri e Conte è salita la tensione e purtroppo anche la confusione sul tema, con le dichiarazioni del Premier che però trovano scarsa o nulla corrispondenza con i fatti e gli atti.

L’atto fondamentale è stato quello del 13 giugno scorso, quando l’Eurogruppo comunicò l’esistenza di un “ampio consenso” sulla riforma del Mes e si propose di completare la documentazione legale per la sua definitiva approvazione entro dicembre, così da poter dare il via al processo di ratifica degli Stati. Nello stesso comunicato si parlava anche di unione bancaria e garanzia comune sui depositi, per la quale si diceva che c’era convergenza sui principi ma che non si era ancora pronti a procedere con i passi successivi e chiedeva al Gruppo di Lavoro di Alto Livello (HLWG), incaricato di seguire il progetto, di continuare nella sua attività preparatoria.

Il 15 giugno, il presidente Centeno comunicava al presidente del Consiglio Tusk le conclusioni dei lavori del 13, riportando quasi per intero il precedente comunicato, ma stranamente omettendo, riguardo l’unione bancaria, la frase che non si era ancora pronti a procedere (…Countries are not yet ready to take a decision on the next steps…). Ed è proprio questo che rende la difesa di Conte piuttosto debole.

Il 19 giugno, il presidente Conte riferiva sui temi in discussione al Consiglio Europeo ed Eurosummit del 20 e 21 giugno e venivano approvate due risoluzioni a firma Molinari, D’Uva (Camera) e Patuanelli, Romeo (Senato), di identico contenuto, nelle quali, tra l’altro, si impegna il governo “a non approvare modifiche che prevedano condizionalità che finiscano per penalizzare quegli Stati membri che più hanno bisogno di riforme strutturali e di investimenti, e che minino le prerogative della Commissione europea in materia di sorveglianza fiscale” e a “render note alle Camere le proposte di modifica al trattato Mes, elaborate in sede europea, al fine di consentire al Parlamento di esprimersi con un atto di indirizzo e, conseguentemente, a sospendere ogni determinazione definitiva finché il Parlamento non si sia pronunciato”.

Il 21 giugno, al termine dell’Eurosummit, il comunicato recitava: “Accogliamo con favore i progressi compiuti in sede di Eurogruppo sul rafforzamento dell’Unione economica e monetaria, come illustrato nella lettera inviata dal presidente dell’Eurogruppo il 15 giugno 2019, e invitiamo l’Eurogruppo in formato inclusivo a proseguire i lavori su tutti gli elementi di questo pacchetto globale”.

Qualcuno riesce a leggere anche una sola parola che faccia intravedere l’indirizzo ricevuto 2 giorni prima dalle Camere? Ma, soprattutto, la difesa di Conte, incentrata sul ‘pacchetto globale’ (Mes e garanzia sui depositi), crolla di fronte al testo delle lettere di Centeno del 13 e 15 giugno che dimostrano che il pacchetto non c’è da un pezzo, a dicembre ci sarà solo da chiudere il Mes. Prendere o lasciare.

Ma perché Conte portò a casa solo la promessa (farlocca) del pacchetto globale? Un’ipotesi interessante la avanza il Prof. Giampaolo Galli che, in radio e sul suo sito, ha detto chiaramente che quei negoziati furono condotti col cappello in mano, sotto la minaccia della procedura d’infrazione e che il fatto di aver evitato la ristrutturazione automatica del debito, che invece sarà soggetto a valutazione di sostenibilità e su cui il MES avrà l’ultima parola sulla Commissione, è invece un grande successo per il quale ringraziare Tria e Conte. Incomprensibile è però il riferimento di Galli a presunte pressioni dei mercati. Infatti da fine maggio i tassi sui BTP erano in rapido calo soprattutto a causa dell’annuncio della nuova politica monetaria espansiva da parte di Draghi e scontavano già che l’Italia avrebbe evitato la procedura d’infrazione. La pressione, se c’era, era tutta interna alle istituzioni UE che, stando alle parole di Galli, hanno semplicemente ricattato il Governo italiano.

Ma con tali parole Galli peggiora ulteriormente la posizione di Conte, confermando che l’accordo è già chiuso nelle sue parti fondamentali ed è stato chiuso in totale spregio dell’indirizzo fornito dalle Camere il 19 giugno. Altro che nessuno ha firmato nulla!

Non sarà facile ribaltare in sede di ratifica, dove non ci sono modifiche, un risultato ormai blindato, senza che i mercati ci saltino addosso. Il bail-in passò sotto le minacce di Schauble e la deposizione di Saccomanni in Commissione d’inchiesta sulle banche lo ricorda con dovizia di particolari (…nei confronti dell’Italia in quel momento c’era una situazione quasi degasperiana, cioè c’era il rispetto per le persone che erano lı`, che rappresentavano l’Italia, ma non di più. Come disse De Gasperi: posso contare solo sul vostro rispetto personale…si era in una situazione in cui non c’era alcuna possibilità di bloccare il negoziato e, se anche ci fosse stata, sarebbe stato molto probabilmente più dannosa che altro…).

Ma ora c’è un dibattito che all’epoca era pura utopia, speriamo che basti.

(versione aggiornata e integrata rispetto all’articolo pubblicato stamattina dal quotidiano La Verità)

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