Economia

Vi svelo cosa succede davvero ai nostri Btp. L’analisi di Liturri

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I Btp, i fondi esteri e il ruolo della Bce, L’approfondimento di Giuseppe Liturri

Dicembre ha visto manifestarsi dei movimenti tellurici nei movimenti finanziari da a verso l’estero e, comunque, l’intero 2019 ha visto movimenti molto significativi. Cercando di superare la difficoltà dovuta all’estremo tecnicismo della materia, vediamo gli aspetti più significativi, sostanzialmente ignorati dalla stampa.

  1. Impressionante incremento degli investimenti di portafoglio degli italiani verso l’estero: +22 miliardi a dicembre. Variazione del 2019: + 76 miliardi, di cui ben 48 nell’ultimo quadrimestre.
  2. Aumento degli investimenti in titoli di Stato provenienti dall’estero: +84 miliardi nell’intero 2019, ma solo 2 nell’ultimo quadrimestre e -6 miliardi a dicembre.
  3. Decremento della raccolta delle banche italiane dall’estero: -16 miliardi a dicembre e -58 miliardi per l’intero 2019.
  4. Aumentano anche gli investimenti dall’estero su azioni ed obbligazioni italiane: +20 e + 12 miliardi, rispettivamente.
  5. Diminuiscono le passività di Banca Centrale (saldo Target 2): -42miliardi nel 2019 (di cui 38 nei primi 9 mesi), nonostante a dicembre ci sia stato un aumento di 33 miliardi.

Come è possibile spiegare movimenti di questa ampiezza? Bisogna prima di tutto separare i primi 8 mesi dagli ultimi 4, casualmente coincidenti anche col cambio di maggioranza parlamentare e governo nel nostro Paese:

  1. Appena la BCE a settembre ha annunciato la ripresa del QE a novembre (acquisti mensili per 20 miliardi senza fissarne il termine), gli italiani hanno ripreso ad acquistare a piene mani attività finanziarie (soprattutto fondi comuni esteri, USA in particolare) estere. Il movimento di dicembre trova pochi precedenti, tra cui i primi mesi del 2015, proprio in coincidenza con l’annuncio del primo QE da parte di Draghi. Allora, poiché due indizi fanno una prova, l’ipotesi più probabile è che la liquidità immessa (o anche solo annunciata dalla BCE) è proprio la causa di questi movimenti. In altre parole, ormai da 4 anni il QE della BCE è il sostegno che tiene in piedi i mercati finanziari sia europei che, soprattutto, di oltreoceano. E questo spiega anche la relativa acquiescenza di Trump e degli USA ad un relativo rafforzamento del dollaro. L’industria di Wall Street è almeno altrettanto importante quanto Main Street.
  2. Dall’estero condizionano pesantemente sia il finanziamento del nostro sistema bancario che il mercato dei nostri titoli di Stato. Ormai è un movimento a fisarmonica che dura da tempo e nel 2018 e 2019 si è manifestato con segno opposto. Nel 2018 stranieri in uscita dal debito pubblico italiano per 51 miliardi ed in entrata sul finanziamento delle nostre banche per 53 miliardi. Nel 2019 invece entrano su debito italiano per 84 miliardi ed escono dal finanziamento delle nostre banche per 58 miliardi.
  3. Nonostante tutte le difficoltà, gli stranieri continuano a comprare azioni di imprese italiane. Il nostro Paese offre ghiotte occasioni di acquisto e non passa giorno senza che si legga di importanti partecipazioni acquisite da fondi di private equity in gioielli del Made in Italy.
  4. Il saldo di Target2, cioè il finanziamento della BCE alla nostra Banca Centrale, è salito fino a poco meno di €500 miliardi alla fine del 2018. Soprattutto a causa dei degli italiani che acquistano attività finanziarie all’estero (ben €472 miliardi dal 2011), il cui bonifico passa attraverso le banche centrali e non genera movimento di riserve ufficiali, come accadeva prima dell’euro, ma solo un saldo debito/credito tra Bankitalia e Bundesbank (la controparte più rilevante). Una parte di queste attività finanziarie investite dagli italiani rivengono dal cospicuo saldo delle partite correnti (ben €220 miliardi dal 2011) e, al netto di altri movimenti finanziari (banche estere che sono letteralmente fuggite dall’interbancario italiano), il resto “si segna” sui libri di Bundesbank e Bankitalia.

Curioso notare che, aldilà di tutta la propaganda che sottolinea il ritorno degli stranieri sul nostro debito, la quasi totalità degli acquisti sia stata concentrata nei primi 8 mesi, ed abbia avuto un picco di 39 miliardi a giugno, proprio in coincidenza con i primi annunci di ripresa del QE da parte di Draghi. Impressionante anche la coincidenza con la discesa dei tassi dei BTP e dello spread. Nonostante al governo ci fossero ancora i “nemici dei mercati”, i movimenti di giugno sono l’ennesima conferma che quando si muove la BCE non ce n’è per nessuno. Da settembre in poi gli stranieri hanno tirato i remi in barca, a dispetto del “governo amico dei mercati”.

Morale della favola: la fragile costruzione dell’euro si regge sull’immissione di liquidità della BCE e sulla relativa euforia finanziaria. Le nostre élite preferiscono investire all’estero gli incassi di un sistema produttivo ormai stabilmente appiattito sul mercantilismo tedesco. Non a caso il Prof. Paolo Savona nel 2018 sottolineava la disponibilità di questo risparmio (ben €53 miliardi nel solo 2019) per finanziare il debito pubblico. Ma invece fu incredibilmente irriso.

Si regge anche sull’artificio contabile del sistema Target 2 che lascia fluire liberamente i capitali, senza vincoli di bilancia dei pagamenti e facendo leva, ad libitum, sul rapporto di conto corrente tra Bundesbank e Bankitalia. Infine, si regge sulla voglia degli stranieri di finanziare le nostre banche o il nostro debito pubblico. È come correre a 200 km/h su una strada sterrata. Finché dura, dura. Ma basta un sassolino per finire ribaltati tra i campi…

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