Economia

Vi racconto le ultime follie degli anti euro sul Mes. L’opinione di Cazzola

di

Mes Sure Recovery fund

L’intervento dell’editorialista Giuliano Cazzola

Francesca Donato — colei che dal 2013 presiede l’associazione ‘’Progetto Eurexit’’, neo eletta parlamentare europea in quota Lega e vera e propria Erinni verso la Ue e l’euro — in un recente colloquio con Valerio Valentini su Il Foglio ha lasciato intendere alcuni dei principali motivi per cui il suo partito è contrario al Mes. È venuto così allo scoperto che, alla base della cagnara scatenate dalle opposizioni di destra (con l’omertà dei ‘’5stelle e la sostanziale condivisione della sinistra-sinistra), non c’è solo il tatticismo di Salvini – disposto a cannoneggiare anche la Croce Rossa pur di rimanere sull’onda del consenso – ma lavora sotto traccia, portando avanti la loro strategia, la ‘’terribile coppia’’ B&B (ovvero Bagnai e Borghi). Per farla breve, secondo l’on. Donato il nuovo Mes rappresenterebbe ‘’un trattato devastante per l’Italia’’. E perché mai? Le opzioni riconosciute ai creditori, in caso di ristrutturazione del debito, impedirebbero – ecco la risposta – di liquidare (e quindi svalutare) il debito con la ‘’nuova lira’’. Non vorrei che mi fosse sfuggito quale passaggio importante, ma ricordo una norma del codice civile (che, come si sa, risale al 1942) che riproduco di seguito e che contiene la c.d. lex monetae.

Artico 1277 c.c.
I debiti pecuniari si estinguono con moneta avente corso legale nello Stato al tempo del pagamento e per il suo valore nominale. Se la somma dovuta era determinata in una moneta che non ha più corso legale al tempo del pagamento, questo deve farsi in moneta legale ragguagliata per valore alla prima.

L’articolo 1277 e quelli seguenti dispongono, quindi, nel caso dell’Italia, che un debito contratto con l’euro (da quando la moneta unica ha corso legale) dovrebbe essere estinto con l’euro e per il suo valore nominale (senza tener conto quindi delle possibili svalutazioni). Se poi si passasse alla lira 2.0, il pagamento sarebbe effettuato con la nuova moneta legale, salvo il ragguaglio per valore alla prima (ovvero all’euro).

In sostanza, un’eventuale uscita dall’euro finirebbe per moltiplicare di n volte il debito degli italiani tradotto in lire. Donato lamenta che se un Paese chiede aiuto e gli viene richiesta la ristrutturazione del debito, grazie alle clausole introdotte dalla revisione del trattato, ai creditori sarebbe riconosciuto il diritto di decidere in quale valuta essere pagati. E di conseguenza – è sottinteso – l’Italia ritornata alla liretta sarebbe massacrata dal valore del cambio con monete più solide (a partire dall’euro). A pensarci bene, l’incubo dei sovranisti non riguarda il Mes di per sé, ma l’Italia. Sembrano infatti temere che tutte le regole introdotte siano ad nostram nationem ovvero previste per un’Italia condannata all’amaro destino del default. Proviamo a rovesciare il discorso, facendo l’ipotesi che in condizione di difficoltà si trovi un altro Paese membro dell’Eurogruppo, il cui governo di conseguenza chieda il prestito e avvii la ristrutturazione del debito: in tal caso vorremo riconoscere ai creditori italiani il diritto di scegliere la moneta con cui essere rimborsati? O no?

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