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Vi racconto la mandrakata finanziaria di Draghi contro la Russia

Draghi Bernabé

La sanzione finanziaria più dura per Putin l’ha pensata Draghi, che l’ha imposta a Ue e Usa. L’articolo di Tino Oldani per Italia Oggi

 

Di fronte all’invasione russa dell’Ucraina, l’Occidente aveva tre opzioni: non fare niente, scendere in guerra al fianco di Kiev, oppure sanzioni economiche e aiuti in armi per l’esercito ucraino. Per evitare la terza guerra mondiale, Stati Uniti, Unione europea e Nato hanno scelto la terza opzione. Tuttavia, dopo 43 giorni di guerra e cinque pacchetti di sanzioni, Putin continua a bombardare l’Ucraina, a uccidere migliaia di civili e, grazie alla censura e alla propaganda, gode di ampio consenso in patria. Quanto all’economia della Russia, sembra che le sanzioni non abbiano avuto l’effetto sperato in Occidente. Per questo, in Europa si sta facendo strada la sanzione più estrema: l’embargo del gas russo, anche a costo di pesanti sacrifici per le famiglie e le imprese di alcuni europei, Germania e Italia in testa.

Che questa ipotesi possa avverarsi presto l’ha fatto capire Mario Draghi quando ha chiesto a un giornalista se preferisce la pace o il condizionatore spento nella prossima estate. E quando parla Draghi, è bene fare attenzione. A differenza di tanti leader politici, è uno che sa di cosa parla. In Europa l’hanno imparato da tempo: nel 2012 dopo il suo celebre «whatever it takes» (a qualunque costo) che salvò l’euro, e più di recente per un suo suggerimento finanziario di tipo strategico, che Usa e Ue hanno fatto proprio. Di cosa si tratti, è presto detto: con la prima delle cinque sanzioni, su indicazione di Draghi, Usa e Ue hanno concordato di congelare gran parte dei 643 miliardi di dollari di riserve in valuta estera di Mosca. Questa decisione, considerata una «militarizzazione delle finanze» senza precedenti, una vera dichiarazione di guerra economica agli invasori, è stata ricostruita dal Financial Times pochi giorni fa.

Ecco i passaggi chiave dell’articolo. Ursula Von der Leyen, presidente della Commissione Ue, alle prese con la stesura del primo pacchetto di sanzioni, si trovò di fronte a un ostacolo imprevisto: «Un accordo tra i paesi occidentali era vicino, ma a Washington la segretaria al Tesoro, Janet Yellen, stava ancora rivedendo i dettagli della misura più drammatica e sensibile per il mercato: sanzionare la stessa banca centrale russa. Gli Stati Uniti sono stati la forza trainante dietro la spinta delle sanzioni. Ma mentre Yellen esaminava i dettagli, gli europei, preoccupati che i russi potessero venire a conoscenza dei piani, erano ansiosi di spingerli il più velocemente possibile. Von der Leyen, allora, ha chiamato Draghi e gli ha chiesto di discutere i dettagli direttamente con Yellen. ‘Eravamo tutti in attesa e ci chiedevamo: perché ci vuole così tanto?’, ricorda un funzionario Ue. ‘Poi è arrivata la risposta: Draghi deve fare la sua magia sulla Yellen’. In serata, l’accordo era stato raggiunto».

Più avanti: «Yellen, che presiedeva la Federal Reserve degli Stati Uniti, e Draghi, ex capo della Banca centrale europea, sono veterani di una serie di crisi drammatiche, dal crollo finanziario del 2008-09 alla crisi dell’euro. Per tutto quel periodo hanno trasmesso calma e stabilità a mercati finanziati nervosi. Ma in questo caso il piano concordato da Yellen e Draghi per congelare gran parte dei 643 miliardi di dollari di riserve in valuta estera di Mosca era qualcosa di molto diverso: stavamo effettivamente dichiarando guerra finanziaria alla Russia».

L’obiettivo era provocare una forte svalutazione del rublo, che in effetti registrò una caduta dei 45%, salvo poi riprendersi e tornare al cambio di prima grazie all’abilità della banchiera centrale russa, Elvira Nabiullina, che suggerì a Putin alcune mosse, fra cui quella di rendere obbligatorio il pagamento in rubli del gas e del petrolio esportati. Una misura immediatamente respinta dai paesi importatori, decisi a far valere i contratti stipulati in dollari o in euro. Questo rifiuto, tuttavia, non ha indebolito il rublo, almeno finora, per una serie di concause: gas e petrolio sono aumentati di prezzo, garantendo a Mosca gli incassi del passato; i pagamenti in dollari e in euro dei paesi Ue sono continuati, e il Cremlino ha obbligato i suoi colossi Gazprom e Rosneft a comprare rubli con i loro incassi di circa 30 miliardi di dollari al mese.

Questi giochi di prestigio monetario e finanziario sembrano però prossimi al capolinea.È di ieri la notizia che le banche internazionali hanno rifiutato a Mosca il pagamento in rubli di una cedola di 649 milioni di dollari relativa a un titolo denominato in dollari, una bocciatura che per gli analisti sta spingendo la Russia verso il default, il primo dopo quello del 1998 (fine dell’Unione sovietica). Ovvero verso quel default che Draghi e Yellen hanno progettato con il primo pacchetto di sanzioni, con l’obiettivo di privare Putin delle risorse finanziarie necessarie per continuare la guerra.

Che sia la strada giusta, soprattutto se rafforzata dall’embargo su gas e petrolio, lo conferma un’inchiesta di Politico, che ha interpellato diversi analisti finanziari. A loro giudizio, le contromosse di Nebiullina, risultate efficaci nel breve periodo, avranno effetti negativi nel giro di pochi mesi. La banca centrale russa ha raddoppiato il tasso di sconto, portato al 20%, e introdotto forti controlli sui capitali. È previsione unanime che con tassi d’interesse così elevati, le banche e le imprese russe avranno problemi molto seri nel giro di tre-sei mesi, e l’economia russa rischia la paralisi. Inoltre, il cambio attuale del rublo non si basa sul mercato, ma è sostenuto in modo dirigistico, di fatto quella russa non è più una moneta liberamente convertibile, con tanti saluti alla pretesa di Putin di porre fine alla centralità del dollaro nel commercio mondiale. Ora è sui tempi previsti per l’avverarsi della crisi in Russia che la Nato prevede la durata della guerra in Ucraina. Tempi non brevi, purtroppo. Per questo Draghi, premier che fa onore all’Italia, ha annunciato sacrifici, che andranno ben oltre il condizionatore spento.

 

Articolo pubblicato su italiaoggi.it

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