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Vi racconto fatti e fesserie sul Mes

Nuovo Mes

Che cosa si dice e non si dice sul Mes. L’articolo di Tino Oldani per Italia Oggi

 

Cogliendo tutti di sorpresa, Silvio Berlusconi ha detto no alla riforma del Mes, il fondo salva-Stati, di cui era un sostenitore tacito, e ha ribadito il suo sì al Mes sanitario, di cui è tuttora un paladino a dir poco entusiasta. In buona sostanza, il leader di Forza Italia si comporta come se ci fossero due Mes, uno cattivo (il salva Stati), e uno buono (quello pandemico, con i suoi 36 miliardi). Una distinzione fatta propria all’istante dai parlamentari di Forza Italia.

Ma è davvero così? Nient’affatto. Basta leggere le analisi che alcuni giuristi indipendenti hanno dedicato alla riforma del Mes, quanto meno alle clausole rese di dominio pubblico, per rendersi conto che il Mes è sempre stato uno solo, e che due Mes distinti non sono mai esistiti, con buona pace di chi ha dato credito alle condizionalità attenuate del Mes sanitario.

Per giustificare il no al Mes salva-Stati, Berlusconi ha detto: «I soldi versati dall’Italia potranno essere utilizzati altrove anche contro la volontà italiana. Inoltre, il Fondo sarà europeo solo nella forma perché il Parlamento Ue non avrà alcun potere di controllo e la Commissione europea sarà chiamata a svolgere un ruolo puramente notarile».

Tutto vero. L’ipotesi che i soldi versati dall’Italia possano essere usati da altri paesi, anche contro la volontà italiana, è un dettaglio che il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, Pd, si è ben guardato dal segnalare al Parlamento prima di dire sì alla riforma nell’Eurogruppo di lunedì 30 novembre. Eppure, sostiene la giurista Fiammetta Salmoni sul sito ilsussidiario.net, questo è «un aspetto fondamentale della modifica del Trattato Mes, poiché con essa si decreta definitivamente l’esistenza di Paesi di serie A e Paesi di serie B».

Spiegazione: «Gli Stati virtuosi che rispettano i criteri di cui all’allegato III (rapporto deficit-pil sotto il 3%, rapporto debito-pil sotto il 60%, eccetera) potranno accedere a una linea di ‘credito condizionale precauzionale’ semplicemente inviando al Mes una lettera di intenti, dove si impegnano a rispettare i suddetti criteri. Gli Stati che non rispettano quei criteri, invece, potranno accedere soltanto a una linea di credito soggetta a condizioni rafforzate, per la quale è richiesta la negoziazione e la sottoscrizione di un Protocollo di intesa, che dovrà contenere le condizionalità a cui dovranno sottostare».

In pratica, paesi come Germania e Olanda («Stati virtuosi»), qualora chiedessero l’intervento del Mes per salvare le loro banche, potrebbero limitarsi a spedire una lettera d’intenti per ottenere le linee di credito necessarie. Mentre l’Italia, paese di serie B per l’alto debito, dovrebbe sottostare alle severe condizionalità rafforzate del Mes, compresa l’eventuale ristrutturazione del debito pubblico, con le conseguenze nefaste che ItaliaOggi ha ricordato ieri.

Quanto all’ipotesi di Berlusconi che i soldi versati dall’Italia al Mes salva-Stati possano essere utilizzati da altri paesi contro la volontà italiana, è bene ricordare che il Mes ha un capitale di 704 miliardi autorizzati e attivabili con un breve preavviso in caso di necessità, di cui 80 miliardi versati. I paesi dell’eurozona vi contribuiscono in base al pil e alla popolazione. La Germania è il maggiore contribuente e vi contribuisce per il 26,9%. La quota dell’Italia è del 17,8%, che corrisponde a 14 miliardi di capitale versato e a 125 miliardi autorizzati, da versare anche a brevissimo termine se richiesti dal direttore tedesco del Mes, Klaus Regling, un falco dalla pessima fama. Grazie alla riforma, costui finirebbe per avere più poteri sanzionatori della stessa Commissione Ue e del Parlamento europeo sul rispetto dei parametri del Fiscal Compact da parte dei budget nazionali. Una cosa demenziale, un insulto alla democrazia.

Di quest’ultimo aspetto, tuttavia, non sembrano preoccuparsi i fautori della tesi per cui il Mes sanitario è meno vincolante del Mes salva-Stati, perciò meno pericoloso. Una fake-news, per giudizio unanime dei giuristi indipendenti che hanno esaminato la questione.

Ha scritto Fiammetta Salmoni, docente di Istituzioni di diritto pubblico all’università Guglielmo Marconi di Roma: «Non esiste un Mes sanitario e un Mes non sanitario: esiste un unico Mes, con il suo Trattato istitutivo, con le sue regole che disciplinano tutte le forme di finanziamento erogate, inclusa quella a cui è stato dato il nome di Pandemic crisis support, che è una linea di credito sempre esistita presso il Mes e si chiama Eccl (linea di credito rafforzata), come ha puntualizzato lo stesso segretario del Mes il 22 aprile scorso».

Tale linea di credito, precisa Salmoni, «è soggetta a tutte le condizionalità previste dalla normativa Mes. Per cui lo Stato che usufruirà della linea di credito pandemica sarà soggetto a una sorveglianza rafforzata, diversamente da quanto continuano ad affermare coloro che sostengono, incautamente e ingannevolmente, che la sorveglianza rafforzata non sarà applicata al Mes sanitario. E ci saranno le condizionalità, perché, come scritto inequivocabilmente nella normativa Mes, gli Stati che beneficiano di una Eccl, qual è l’assistenza pandemica, dovranno adottare tutte le misure correttive, volte ad evitare problemi per quanto concerne l’accesso ai mercati finanziari, e assicurare il costante rispetto dei parametri in base ai quali la linea di credito è stata concessa».

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