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Vi racconto cosa succede davvero all’euro

Commissione

L’euro fra Lagarde, Weidmann, la Fed e i rincari energetici. Il punto di Giuseppe Liturri

 

Grandi manovre in corso sui mercati da qualche giorno, intensificatesi proprio nella giornata di venerdì:

  1. La Bce con la sua presidente Christine Lagarde ha fatto sapere di non avere fretta di rialzare i tassi e, anzi, di temere i contraccolpi negativi derivanti da un affrettato e prematuro irrigidimento della politica monetaria ulteriormente espansiva in atto dal marzo 2020. Sulle sue parole, il cambio euro/dollaro è sceso sotto 1,13, ai minimi dal marzo 2020.
  2. Il presidente della Bundesbank Jens Weidmann che, solo qualche ora dopo, si è messo in rotta di collisione con la Lagarde e ha dichiarato che  “considerate le incertezze sul fronte dell’inflazione, la politica monetaria ultraespansiva della Bce non può essere mantenuta troppo a lungo”.
  3. Gli USA che annunciano che potrebbero anche aumentare il ritmo di riduzione del loro programma di acquisto di titoli pubblici, aumentando così la divergenza con l’eurozona;
  4. Le nubi che si addensano all’orizzonte della ripresa, già piuttosto anemica, dell’eurozona, alle prese con nuove ipotesi di chiusure per la ripresa dei contagi in numerosi Paesi del nord Europa. Ciò contribuisce a determinare l’allontanamento del momento del rialzo dei tassi e rendimenti del BTP decennale in discesa sotto 0,90%.

Ma il movimento che desta più impressione, che depone decisamente male per le prospettive dell’eurozona e che ben misura il sentiment degli investitori è quello del cambio Euro/Franco Svizzero.

Proprio durante la giornata di venerdì ha rotto al ribasso il minimo storico di 1,05 che era stato avvicinato soltanto durante i medi più duri della pandemia nella primavera del 2020.

Il segnale è inequivocabile: quando ci sono problemi il franco svizzero è il classico bene rifugio e gli investitori corrono verso qualsiasi bene denominato in quella valuta, determinandone la rivalutazione. La soglia di 1,05 viene anche ritenuta significativa perché, al di sotto, potrebbe intervenire la Banca Centrale Svizzera, vendendo franchi per contrastarne l’apprezzamento ed evitare danni all’export rossocrociato, da sempre molto sensibile su questo argomento.

Il commento degli investitori alle parole della Lagarde e di Weidmann può serenamente essere riassunto dal proverbio napoletano “chiacchiere e tabacchiere di legno il Banco di Napoli non ne impegna”, perché la loro risposta dimostra che non credono alla solidità dell’eurozona e preferiscono rifugiarsi presso i forzieri della confederazione elvetica.

Il 16 dicembre, data della prossima decisiva riunione del consiglio direttivo della BCE, non ci sarà certamente da annoiarsi.

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