Economia

Vi racconto come anche in Germania si dibatte sulla riapertura

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Modi e tappe per la riapertura decisa dal governo in Germania. Le richieste di imprenditori e commercianti. E le tensioni fra politici e virologi. L’approfondimento di Pierluigi Mennitti da Berlino

La parola che Angela Merkel ripete più volte è “prudenza”. E il percorso che sta portando la Germania dal lockdown soft perseguito nelle settimane più critiche alla vita “normale con il Coronavirus” resta guardingo. Non perché, come strombazzato due giorni fa da una stampa italiana disattenta alla verità e attentissima a piegare le notizie agli interessi di bottega interna, il contagio sia ripreso proprio a causa delle caute riaperture. Piuttosto perché l’obiettivo resta sempre lo stesso: tenere il contagio all’interno della capacità di tenuta delle strutture ospedaliere. Per il momento il tasso di contagio, comunicato ufficialmente dal Koch Institut, è dello 0,76, un dato che rende “felice” il suo presidente Lothar Wieler: un numero basso che con qualche oscillazione non molto rilevante si mantiene costante da alcuni giorni. In questo momento è possibile individuare ogni nuova infezione, inseguirne la catena di contagio e, grazie anche all’ulteriore aumento dei test, circoscrivere eventuali nuovi focolai.

Nuove minime aperture in attesa della riunione del 6 maggio

Se i numeri resteranno gli stessi fra una settimana, nella prossima videoconferenza di Merkel con i presidenti delle regioni verranno intrapresi nuovi e più decisi passi in avanti verso l’allentamento delle misure restrittive. L’appuntamento è per il 6 maggio, quando saranno trascorse due settimane dalle prime riaperture, il lasso di tempo sufficiente per valutare la ripercussione sui contagi. Ieri sono stati annunciati solo pochi altri piccoli passi, alcuni peraltro già compiuti nei giorni scorsi dai singoli Länder, nel nome della flessibilità regionale, come la riapertura di zoo, giardini botanici, parchi giochi, musei, gallerie e messe in chiese sotto strette regole di igiene e distanziamento. Resta l’annullamento dei grandi eventi fino al 31 agosto e il prolungamento del “divieto di contatto” (il mantra del lockdown soft alla tedesca) al 10 maggio. Per il mondo imprenditoriale, che preme per una ripartenza più decisa spaventato dai primi numeri catastrofici dell’economia, è stata una doccia fredda.

La ripartenza a scaglioni delle scuole

Per la prossima videoconferenza del 6 maggio, invece, i Länder dovranno invece presentare i piani per una graduale riapertura di tutte le scuole e degli asili, cosa che tuttavia avverrà per passi successivi fino all’inizio delle vacanze estive, che in alcune regioni partiranno già nell’ultima settimana di giugno. Per ora, è bene ricordarlo, sono rientrati in aula solo gli studenti delle ultime classi delle superiori e la prossima settimana sarà il turno delle ultime classi delle elementari, che a fine anno scolastico dovranno passare al ciclo successivo. Ci sono alcune differenze regionali (in Baviera, ad esempio, è ancora tutto chiuso) e a Berlino gli istituti elementari stanno studiando piani di ripresa che non prevedono il totale ripristino delle lezioni: ogni istituto si muove a seconda delle proprie capacità e necessità, la flessibilità sarà la regola. E comunque un piano generale (che poi i Länder che in materia sono competenti declineranno secondo le proprie esigenze) sarà discusso e varato solo nella videoconferenza del prossimo 6 maggio. La ministra federale dell’Istruzione, Anja Karliczek, ha già detto che i piani straordinari si protrarranno anche al prossimo anno scolastico: in assenza di vaccino e terapie mediche efficaci, ci si deve organizzare per una vita “con il coronavirus”, al momento è impossibile immaginare un ritorno alla vita scolastica precedente.

Anche in Germania frizioni fra politici e virologi

La questione scolastica si intreccia da un lato con le esigenze dei genitori che devono rientrare al lavoro, dall’altro con gli studi degli esperti. Il più famoso virologo della Germania, Christian Drosten della Charité di Berlino, diventato una star europea dopo lunghe interviste alla tv austriaca e al Guardian, ha ieri reso noto una ricerca (che attende ulteriori verifiche) secondo la quale i bambini trasmettono il contagio di coronavirus alla stessa maniera degli adulti. Un risultato piombato come una bomba nel mezzo della discussione infuocata su come riaprire scuole e asili. “Nella situazione attuale ci corre l’obbligo di mettere in guardia dalla riapertura senza limiti di scuole e asili”, hanno scritto i ricercatori guidati da Drosten, “i bambini possono essere contagiosi quanto gli adulti”. Alla cancelliera la sovraesposizione di Drosten comincia a dare fastidio, stando a quello che riferisce la Bild che cita ambienti vicini a Merkel, un po’ per la sua tendenza a mutare opinione piuttosto frequentemente, ma forse anche perché nelle due interviste sopra citate aveva indirettamente criticato il governo per le prime misure di allentamento: potevamo raggiungere un tasso di contagio dello 0,2 se avessimo proseguito con il lockdown per altre due settimane, ma la politica deve tenere conto di altre esigenze e ha deciso di allentarlo, aveva detto.

Orario ridotto richiesto per oltre 10 milioni di tedeschi

Così anche in Germania la politica cerca una strategia di ripartenza strattonata da istanze diverse: i virologi e gli scienziati in genere che vorrebbero tirare il più possibile il freno a mano; i cittadini ancora in maggioranza favorevoli ai passi lenti ma sempre più insofferenti per i limiti ai contatti sociali e l’economia, che avverte ora sulla propria carne il morso della crisi. L’allarme riguarda le grandi industrie e i piccoli commercianti, gli operai dei colossi dell’automobile rientrati contingentati sulle catene di montaggio e i titolari di bar e ristoranti per i quali lo spettro del fallimento diviene sempre più concreto.
Ieri l’Agenzia federale del lavoro ha reso noto che le imprese tedesche hanno chiesto incentivi per l’orario ridotto di lavoro per 10,1 milioni di lavoratori. Un numero giudicato “enorme” dai funzionari, che ha di gran lunga superato sia le previsioni degli esperti che le cifre dell’altra grande crisi di questo secolo, quella finanziaria del 2009, quando il ricorso all’orario corto riguardò poco meno di un milione e mezzo di lavoratori. I 10 milioni e passa di richieste non significano automaticamente che poi quegli incentivi saranno presi, ma sono un’indicazione chiara di quanto la crisi stia arrivando al cuore dell’imprenditoria tedesca.
Parallelamente è aumentato il numero dei disoccupati. Anche qui i numeri sono peggiori rispetto a quelli stimati poco tempo fa dagli economisti. Nel mese di aprile hanno perso il lavoro 308.000 persone per un totale di 2 milioni 644 mila disoccupati. La quota è salita al 5,85, un aumento dello 0,7% rispetto al mese di marzo. Per Detlef Scheele, presidente dell’Agenzia del lavoro, “la crisi causata dalla pandemia provocherà la più grave recessione dell’economia tedesca dai tempi della seconda guerra mondiale”.

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