Economia

Perché Bruxelles non darà l’ok al Def M5S-Lega. Parola di Upb (che non ha validato la Nadef)

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Che cosa ha messo per iscritto l’Ufficio parlamentare di bilancio (Upb), l’Authority istituita dopo l’introduzione nel nostro ordinamento del Fiscal Compact, che ieri ha negato la “validazione” al documento finanziario durante l’audizione alle commissioni Bilancio di Camera e Senato.

“Dall’esame dell’interlocuzione con la Commissione europea si evincono perplessità delle istituzioni sovranazionali sul quadro programmatico proposto con la NADEF”. Non solo: la Commissione europea “potrebbe considerare come ‘particolarmente grave’ il mancato rispetto delle regole del Patto”.

E’ quanto mette per iscritto l’Ufficio parlamentare di bilancio (Upb), l’Authority istituita dopo l’introduzione nel nostro ordinamento del Fiscal Compact, che ieri ha negato la “validazione” al documento finanziario durante l’audizione alle commissioni Bilancio di Camera e Senato.

Dopo le critiche di Bankitalia e Corte dei Conti, è arrivata dunque la prima bocciatura ufficiale per la Nota di aggiornamento al Def presentata dal governo giallo-verde.

Secondo l’Ufficio parlamentare di bilancio (Upb) le previsioni di crescita alla base della manovra sono “troppo ottimistiche”, e ci sono “forti rischi al ribasso” per la congiuntura debole e le “turbolenze finanziarie”.

Ecco tutti i dettagli.

POSSIBILE L’ATTIVAZIONE DEL “COMPLY OR EXPLAIN”

Il meccanismo prevede ora che, nel caso un terzo dei componenti della commissione lo chieda, si possa attivare il meccanismo del “comply or explain” secondo il quale il ministro dell’Economia può scegliere o di rivedere al ribasso le stime contenute nel documento – ripensando di fatto tutto l’impianto della manovra – oppure di spiegare le ragioni che lo hanno portato a mettere nero su bianco quei numeri.

TROPPO OTTIMISTICHE LE STIME DI PIL REALE E NOMINALE

Più nel dettaglio l’UPB ritiene che “non sia possibile validare le previsioni macroeconomiche sul 2019” del quadro programmatico della NADEF 2018 giudicando che “i significativi e diffusi disallineamenti relativi alle principali variabili del quadro programmatico rendono eccessivamente ottimistica la previsione di crescita sia del Pil reale (1,5 per cento) sia di quello nominale (3,1 per cento nel 2019), variabile quest’ultima cruciale per la dinamica degli aggregati di finanza pubblica”.

I RILIEVI DELL’AUTHORITY SUI CONTI PUBBLICI

I disallineamenti che inducono un giudizio negativo riguardano, in ultima analisi, “la dimensione – ma non il segno – dell’impatto della manovra sul quadro macroeconomico. Inoltre, vanno ricordati i forti rischi al ribasso cui sono soggette le previsioni per il 2019 alla luce di diversi fattori: a) le deboli tendenze congiunturali di breve termine, che rendono poco realistici forti trend al rialzo rispetto allo scenario tendenziale del prossimo anno; b) la possibilità che nelle attese degli operatori di mercato lo stimolo di domanda ingenerato dall’espansione dell’indebitamento venga limitato dal contestuale aumento delle turbolenze finanziarie”.

LE PERPLESSITA’ DELLA COMMISSIONE EUROPEA

Lo scenario programmatico della NADEF 2018 si distingue da quello delineato nel DEF 2018 di aprile per l’allontanamento nel 2019 e l’arresto nel 2020-21 del percorso di avvicinamento verso l’Obiettivo di medio termine (OMT). I cambiamenti ipotizzati si riflettono sul rispetto delle regole di bilancio In particolare per il 2019 il deterioramento del saldo strutturale di 0,8 punti percentuali di Pil, a fronte dello stesso aggiustamento richiesto (0,6 punti percentuali) comporta una deviazione significativa della regola sul saldo strutturale in termini sia annuali sia in media su due anni. Analogamente, le previsioni implicano una deviazione significativa anche per la regola della spesa”. In questo senso la Commissione europea “potrebbe considerare come ‘particolarmente grave’ il mancato rispetto delle regole del Patto”.

MANCA L’ANALISI CHE HANNO PORTATO IL GOVERNO A DEVIARE DAGLI OBIETTIVI DI RISANAMENTO

Infine, rileva l’Upb, “sembrerebbe mancare una compiuta analisi delle condizioni cicliche che hanno portato alla proposta del Governo di deviare dal percorso di avvicinamento all’obiettivo di medio termine, nonché la scansione temporale del piano di rientro. Dall’esame dell’interlocuzione con la Commissione europea si evincono perplessità delle istituzioni sovranazionali sul quadro programmatico proposto con la NADEF. La mancanza di un quadro di condivisione degli spazi aggiuntivi di flessibilità sembrerebbe essere l’elemento di differenza maggiore rispetto alle Relazioni al Parlamento presentate negli esercizi precedenti”.

IL NUOVO DEFICIT INCORPORA UNA MAGGIORE SPESA PER INTERESSI DOVUTA ALL’AUMENTO DELLO SPREAD

Non solo. Il contenuto della Nota di aggiornamento, osserva Upb, consente di osservare che “il nuovo deficit programmatico della NADEF 2018 incorpora una maggiore spesa per interessi rispetto alle previsioni tendenziali dovuta all’aumento dello spread rispetto agli altri paesi della Ue registrato nei mesi recenti che, tra il 2018 e il 2021, raggiunge complessivamente almeno 17 miliardi (0,9 punti percentuali di PIL)”.

(estratto di un articolo di Policy Maker)

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