Economia

Unicredit punta su Commerzbank? Fatti, rumors, precisazioni e commenti

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Unicredit stringe sul dossier Commerzbank?

Secondo l’agenzia di stampa Reuters la banca guidata da Jean-Pierre Mustier avrebbe selezionato Lazard e Jp Morgan come advisor per studiare un dossier che è nel radar ormai da molto tempo.

Le indiscrezioni ipotizzano anche un ruolo chiave per Jorg Asmussen, già membro del comitato esecutivo della Bce ed ex vice ministro delle Finanze. Dal 2016 Asmussen lavora infatti per Lazard come managing director dell’area financial advisory per Berlino e Francoforte e proprio in questo ruolo starebbe seguendo il dossier Unicredit -Commerzbank (il desk italiano della merchant non sarebbe invece coinvolto sul deal).

La notizia tuttavia è stata smentita – o meglio ridimensionata – in serata: su richiesta Consob, Unicredit ieri nel tardo pomeriggio ha precisato che «non è stato firmato alcun mandato relativo a possibili operazioni di mercato oggetto di indiscrezioni giornalistiche».

La banca, anzi, ribadisce di essere «completamente» concentrata sulla realizzazione del piano Transform 2019, che è basato su presupposti di crescita «organica» e che è sulla «strada giusta» per il raggiungimento di tutti gli obiettivi dichiarati. Ma anche sul caso Fineco gli interrogativi tra gli analisti non mancano per la mossa del gruppo capeggiato da Mustier.

Il gruppo creditizio di Piazza Gae Aulenti ha voluto così sgombrare dal tavolo ipotesi relative all’assegnazione di mandati a consulenti esterni: “Ciò non esclude che gli advisor stiano esaminando in maniera informale questo come altri dossier, per valutare la fattibilità dei vari progetti e le potenzialità. Così come è possibile che il fascicolo Commerz non sia l’unico portato sul tavolo del ceo Jean Pierre Mustier. Da tempo, numerose indiscrezioni prospettano l’ipotetica aggregazione tra UniCredit e la francese SocGen: anche in questo caso, come da tradizione, da parte della banca non è mai arrivato alcun commento, ma è realistico che i consulenti stiano lavorando sotto traccia”, ha scritto il Sole 24 Ore.

Ma al di là della smentita o della precisazione che dir si voglia, molti osservatori hanno notato una discrepanza tra le recenti parole di Mustier (“”fusioni e in particolare le fusioni transfrontaliere sono molto difficili da realizzare”) con il mandato – seppure eventuale e non circoscritto – ad alcuni advisor per studiare anche a livello informale potenziali operazioni con la tedesca Commerzbank.

I rumor si limitano al momento, comunque, a consolidare un’ipotesi di lavoro su cui Mustier e i suoi più stretti collaboratori (a partire dal co-ceo Commercial Banking Western Europe Olivier Khayat e dal head of strategy e M&A Andrea Maffezzoni) ragionano ormai da tempo.

“Le due banche hanno una buona compatibilità industriale, l’integrazione svilupperebbe importanti sinergie di costo e l’esposizione al rischio Italia sarebbe più bassa con notevoli vantaggi in termini di costo del funding – ha scritto Mf/Milano Finanza – Soprattutto il minor peso specifico di Commerzbank (che oggi capitalizza 9,6 miliardi) consentirebbe a Unicredit di acquisire la banca senza passare attraverso uno scivoloso merger of equals”.

Ma oggi gli elementi di incertezza sicuramente non mancano. A partire dal ruolo di Berlino, che è azionista al 15% della banca tedesca e ha spinto finora per una soluzione tutta tedesca con Deutsche Bank. Anche i sindacati, stakeholder di riferimento di Commerz, sembrano tutt’altro che entusiasti di fronte alle ambizioni di Unicredit: «Prima di fonderci con gli italiani, scorrerà molto sangue», ha dichiarato al giornale tedesco Handelsblatt Stefan Wittmann, portavoce del sindacato Verdi e membro del Consiglio di sorveglianza di Commerzbank.

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