Economia

Unicredit, Carige, Mps, Bper, Banco Bpm e non solo. Ecco tutti i dossier esuberi

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Ecco i piani di Unicredit, Carige, Mps, Bper e Banco Bpm sul personale, i numeri in ballo, l’analisi del Sole 24 Ore e il commento della Fabi. L’approfondimento di Gianluca Zappa

 

“Carige, con 1.250 esuberi dichiarati, prepara una decisa cura dimagrante a uso esclusivo di un eventuale fondo estero da far entrare nel capitale. Offerte da banche, presenti sul territorio italiano, per ora non ce ne sono. Non ci saranno licenziamenti, ma ci preoccupa la mobilità selvaggia che non accetteremo”.

E’ quello che ha detto al quotidiano La Stampa ieri Lando Maria Sileoni, segretario generale della Fabi, rispondendo indirettamente alle parole dei commissari di Carige che nei giorni scorsi hanno presentato il piano industriale.

LE PAROLE DI INNOCENZI

Il commissario di Banca Carige, Fabio Innocenzi, ha spiegato che l’obiettivo dei 1.050 esuberi del piano, potrebbe essere raggiunto anche con quota 100.

LE TRATTATIVE IN CARIGE

La trattativa deve ancora essere impostata ma i sindacati, che sono entrati nella fase del rinnovo del contratto collettivo di lavoro, hanno già posto la condizione della volontarietà e dell’accordo sindacale.

IL FOCUS DEL SOLE

Una condizione che in questa particolare fase non potrà essere trascurata: nell’istituto ligure – ha sottolineato il Sole 24 Ore – il primo sindacato è la Fabi, con il segretario generale che ha già detto che al primo licenziamento verrà bloccato l’intero settore (a seguire ci sono la First Cisl, la Fisac Cgil, la Uilca e Unisin).

DOSSIER CARIGE

Ma non c’è solo il dossier Carige. In Bper ci saranno 1.700 uscite volontarie accompagnate da 400 assunzioni: “Che sono poche. Vogliamo che siano confermati i 230 contratti di somministrazione e i 40 contratti a tempo determinato”, ha detto Sileoni.

CHE COSA SUCCEDE IN UNICREDIT

C’è poi il caso Unicredit. Nel 2019 ci sarà un altro piano in scadenza che è il Transform 2019 di Unicredit, ma non sono esclusi ulteriori aggiornamenti dei piani in atto. “Visioneremo le carte nel dettaglio e pretenderemo che eventuali esuberi siano, come stabilito per legge, giustificati da ristrutturazioni o riorganizzazioni del gruppo – ha detto Sileoni – Siamo stufi dei bluff e, se servirà, ci rivolgeremo ai magistrati. E vale per tutti, perché il taglio del costo del lavoro è stato l’unico mezzo per fare utili”.

IL COMMENTO DI SILEONI

«Ci siamo però stancati di continuare a vedere i piani triennali che dopo un anno e mezzo vengono aggiornati – ha aggiunto il segretario generale della Fabi al Sole 24 Ore  -. Sul tema aggiornamenti andremo a vedere le carte fino in fondo, se le ristrutturazioni e le riorganizzazioni non ci convincono perché servono solo per abbattere i costi e per mandare fuori le persone dalle aziende. Non dimentichiamo che i tre requisiti per dichiarare esuberi sono ristrutturazione, riorganizzazione e perdita d’esercizio. Noi chiederemo di dimostrarlo con le carte».

LO SCENARIO

In assenza di aggiornamenti per i sindacati è arrivato il momento di dedicarsi alla piattaforma per il rinnovo del contratto che, con una certa lentezza, procede. I tre accordi siglati con Abi il 25 febbraio si possono però considerare un primo importante passo che ha dato una nuova cornice temporale, con la proroga al 31 maggio, e ha tratteggiato alcune delle linee in cui si muoverà il rinnovo, con la conferma del Foc e il rinnovo delle agibilità sindacali.

L’ANALISI DELLA FABI

Mettendo in fila gli ultimi piani industriali dei principali gruppi – ha scritto il Sole – la Fabi ha calcolato che hanno previsto la gestione di 26.466 esuberi, tenendo conto anche degli ultimi due piani presentati e degli aggiornamenti che sono stati fatti per alcuni piani. Ad oggi i lavoratori in uscita già previsti dai piani sono 10.832, mentre quelli già usciti sono 15.634.

LO SCENARIO DEL SOLE

Il piano più importante è stato quello di Intesa Sanpaolo che ha riguardato 7.500 persone, comprendendo i 1.100 lavoratori delle ex banche venete (Popolare di Vicenza e Veneto Banca) acquisite nel 2016 che sono già usciti dal gruppi. “Degli altri, invece, 4.500 sono già usciti, mentre 3mila sono in uscita. Unicredit ha indicato 4.450 esuberi nel piano Transform 2019 che è stato aggiornato nel 2018 aggiungendone altri 550, compensati però da 550 assunzioni da realizzare quest’anno. Mps ne aveva indicati 4.800 di cui 3.050 già usciti: ne mancano all’appello 1.750. Ha invece completato il piano che riguardava 2.600 bancari il Banco Bpm”, ha scritto il Sole.

 

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