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Tutti i perché dei capitomboli del titolo Fca in Borsa

Borsa Italiana

L’articolo di Luciano Mondellini, giornalista di Mf/Milano Finanza, sull’andamento del titolo Fca in Borsa dopo i risultati comunicati della seconda semestrale del Lingotto

Ieri, per macabra ironia della sorte, era anche il giorno della seconda trimestrale del Lingotto. E i lavori hanno proceduto secondo programma nonostante la sopravvenuta notizia della morte di Marchionne.

I PERCHE’ DELLE VENDITE DEL TITOLO FCA

Il rendiconto pubblicato prima delle ore 13 ha da subito scatenato un’ondata di vendite che non si è placata per tutto il pomeriggio (si osservi il grafico in pagina). Il titolo dopo essere stato sospeso più volte ha chiuso a 14 euro con una perdita monstre del 15,5% bruciando in poche ore 3,8 miliardi di capitalizzazione. Al termine della seduta di ieri il valore di mercato del Lingotto si è attestato a 21,67 miliardi, inferiore a quello della sorella Ferrari , che pur perdendo ieri il 2% vantava in serata una capitalizzazione di quasi 21,69 miliardi.

I NUMERI DELLA SEMESTRALE

La trimestrale, che ha segnato il debutto in pubblico di Mike Manley come nuovo ceo del Lingotto, ha fatto segnare l’azzeramento dell’indebitamento netto industriale che si è trasformato in liquidità netta industriale per 500 milioni, in progresso di 1,8 miliardi di euro nel secondo trimestre. Ma questo fatto era già stato scontato dal mercato, visto che con il famoso sketch della cravatta Marchionne lo aveva annunciato a Balocco il 1° giugno in occasione della presentazione del nuovo piano industriale.

DA DOVE NASCONO I PROBLEMI

Il problema è stato invece che il secondo trimestre ha visto una contrazione del 35% dell’utile netto a 754 milioni e la revisione al ribasso degli obiettivi 2018 (che per onor di cronaca è stata annunciata ieri anche da General Motors).

FRA NUMERI E CONSENSO

A fronte di consegne globali complessive pari a 1,3 milioni di veicoli (in rialzo del 6% grazie soprattutto alla crescita nelle Americhe) i ricavi netti nel trimestre sono stati pari a 29 miliardi, in aumento del 4% (+11% a parità di cambi di conversione) anche grazie al positivo effetto prezzi su modelli già in gamma e nuovi. Il consenso degli analisti si aspettava ricavi a 28,7 miliardi.

L’ALTALENA DEI CONTI

Ma l’ebit adjusted è sceso dell’11% a 1,6 miliardi di euro (-3% a parità di cambi di conversione), quando il consenso si aspettava un balzo dell’8,2% a 2,02 miliardi. A provocare il calo una flessione delle vendite in Cina legate, secondo il Lingotto, «principalmente alle modifiche dei dazi e ai minori volumi della joint venture prevalentemente nel settore dei suv e alle maggiori pressioni competitive da parte dei brand locali nel Paese asiatico». L’ebit adjusted nell’area Asia-Pacifico è passato dai +44 milioni del secondo trimestre 2017 ai -98 milioni del corrispondente periodo di quest’anno. Il tutto nostante nel corso della presentazione del piano industriale il Lingotto aveva detto di attendersi una rapida espansione nel mercato cinese. Di qui sono iniziate le vendite sui listini.

IL RIBASSO DEI TARGET

Come si diceva, Manley ha deciso di rivedere al ribasso i target per il 2018. Ora i ricavi netti sono attesi a 115-118 miliardi di euro contro i 125 miliardi indicati in precedenza. L’ebit adjusted è visto tra 7,5 e 8 miliardi, mentre prima era previsto ad almeno 8,7 miliardi. La liquidità netta industriale sarà di circa 3 miliardi, inferiore alla stima precedente di 4 miliardi. Confermato, invece, l’utile netto adjusted a circa 5 miliardi. Non sono cambiati tutti gli altri obiettivi finanziari presentati il 1° giugno nel piano industriale 2018-2022. Segno che il top management del Lingotto ritiene di centrare utualmente gli obiettivi di lungo termine.

(estratto di un articolo più ampio pubblicato su Mf/Milano Finanza)

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