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Tutti i numeri del welfare aziendale. Report

Nel 2022 la percentuale di crescita della quota welfare media pro capite (10,6%) è stata superiore alla crescita dell’inflazione media annua (8,1%) confermando l'utilità della misura nel contrasto alla perdita del potere d'acquisto delle famiglie

Sostenibilità economica, ma anche cura dell’ambiente e parità di diritti rispetto alla condizione di genere, etnica, culturale. O, se dovessimo riassumerla in una unica parola: inclusione. Perché un mondo che si prende maggiormente cura dell’ambiente come del prossimo è senz’altro inclusivo e sostenibile. È questo, secondo gli addetti ai lavori, il driver fondante del welfare aziendale, che mira a una società più giusta, volenterosa di promuovere un nuovo e ampio concetto di benessere, con la consapevolezza che il valore sociale del welfare aziendale va aumentando, costituendo un “paracadute” utile soprattutto in tempi tanto travagliati come questi, dove a una pandemia dalla portata eccezionale sono seguiti ben due conflitti capaci di anestetizzare qualsiasi rimbalzo post pandemico.

TUTTI I BENEFICI DEL WELFARE AZIENDALE

Inoltre, come recentemente emerso nel corso dell’evento organizzato dal Corporate Welfare Lab di SDA Bocconi in cui sono stati divulgati i risultati emersi dal rapporto “Il welfare aziendale: la strategia per la crescita economica delle imprese e il benessere dei lavoratori” il welfare aziendale oltre a migliorare le performance economiche delle imprese permette anche di innalzare la qualità di vita delle persone, contrastando fenomeni come la Great Resignation e sostenendo la genitorialità, temi cruciali anche per la tenuta e la prosperità del tessuto socioeconomico dell’intero Paese.

Presentando l’analisi, il Direttore del Corporate Welfare Lab Alberto Dell’Acqua ha ricordato che “il corporate welfare testimonia la grande attenzione delle aziende verso i lavoratori e affonda le proprie radici in esperienze storiche come quelle di Olivetti o Ferrero”, sottolineando come la “variabile S, ovvero quella sociale” sia “una delle più complesse e il corporate welfare è uno degli strumenti più efficaci per attuare azioni mirate di social responsibility. In particolare, abbiamo rilevato che è in grado di incidere positivamente su 3 ambiti specifici: la performance economica dell’impresa, la capacità di trattenere le persone in azienda e assumere nuovi talenti, la decisione di diventare genitori da parte dei dipendenti.”

IL WELFARE AZIENDALE IN NUMERI

Ma veniamo ai numeri. Come ogni anno, il rapporto sullo stato del welfare aziendale 2023 a cura di Edenred Italia fotografa lo stato dell’arte interpellando circa 4 mila aziende, per oltre mezzo milione (580 mila, per la precisione) di beneficiari. Dall’analisi sulle aziende sono emersi diversi dati di rilievo. A iniziare dalla media delle reali disponibilità di spesa welfare per i dipendenti, il cosiddetto credito welfare. Qui si registra una tendenza positiva con un credito pro capite per l’anno 2022 di 940 euro. Un’evidente crescita rispetto al 2021. Nel 2022 la percentuale di crescita della quota welfare media pro capite (10,6%) è stata superiore alla crescita dell’inflazione media annua (8,1%). Inoltre, la percentuale dell’effettivo consumo del credito welfare è cresciuta negli ultimi tre anni fino al 70% del 2022. La composizione complessiva della spesa dei Flexible Benefit vede prevalere con il 38,6% l’area fringe benefit, seguita dall’area ricreativa con il 22,3% e l’istruzione con il 17,9%.

LA CORSA DEI FRINGE BENEFIT

Non si ferma la corsa dei fringe benefit che, rispetto ai valori del 2017, sono sostanzialmente triplicati nel 2022, attestandosi come la prima voce di spesa in termini percentuali. Il capitolo di spesa che ha visto una crescita significativa è quello dell’area ricreativa rispetto ai due anni precedenti e, nello specifico, la crescita della spesa in viaggi e vacanze.

La spesa welfare, tuttavia, cambia a seconda delle fasce di età prese in considerazione in cui contestualmente cresce la voce di spesa dedicata alla previdenza complementare. Si passa da circa il 60% della spesa in fringe della fascia con meno di 30 anni al 32% degli over 60. Una progressiva riduzione di spesa, che con l’avanzare dell’età, impatta anche sulla categoria dell’area ricreativa. Dal punto di vista delle somme a disposizione dei beneficiari più la somma a disposizione del proprio conto welfare è contenuta, maggiore è il ricorso ai fringe benefit e viceversa, maggiore è la somma a disposizione minore è la componente di spesa in fringe benefit.

IL SENTIMENT DELLE PERSONE CHE LAVORANO

Oltre alla consueta analisi sul campione delle aziende il report include un’indagine a cura di BVA Doxa sul sentiment dei lavoratori rispetto al welfare aziendale. Nel confronto con la dimensione aziendale, nel campione Doxa prevalgono le imprese tra i 50 e 249 addetti con il 44%, il 12% è collocato nelle aziende tra i 250 e i 499 addetti e stessa percentuale per le aziende tra i 500 e i 1.000 addetti. Il 32%, invece, è collocato in aziende sopra i 1.000 addetti. L’indagine evidenzia una serie di trend di interesse. Un piano di Welfare strutturato è presente nella metà delle aziende dei dipendenti intervistati, contro il 37% che ha dichiarato il contrario; si conferma il dato relativo alla presenza di piani di welfare aziendale soprattutto nelle grandi aziende, il 57% sopra i 1000 dipendenti e il 70% tra le multinazionali. Una nota di metodo preliminare. La ricerca, in questo caso, mette a confronto i risultati emersi dai lavoratori collocati in aziende con un piano di welfare e coloro che non ce l’hanno.

Il 70% dei dipendenti in generale dichiara di sentirsi appagato dalla propria condizione lavorativa. Tale percentuale sale al 76% tra coloro che hanno un piano di welfare in azienda e scende al 57% dei rispondenti tra coloro che non ce l’hanno. Una costante che emergerà in tutti i risultati dell’indagine BVA Doxa, in cui appare evidente come il sentiment positivo dei lavoratori sia molto più elevato tra coloro che sono collocati in aziende con piani di welfare strutturati. E in generale l’engagement complessivo è direttamente influenzato dalla presenza o meno di un piano di welfare aziendale.

Il 63% del campione ritiene la presenza o meno di un piano di welfare aziendale un fattore rilevante nella decisione di cambiare lavoro. Rispetto al tema della diffusione di una cultura sulla parità di genere , il 64% dei dipendenti in generale afferma che nella propria azienda sono garantite le pari opportunità. La percentuale cresce al 69% tra coloro che hanno un piano di welfare e scende al 59% tra coloro che non ce l’hanno. Da notare come questo dato cambi rispetto al percepito tra uomini e donne: per i primi la percezione positiva è del 70%, mentre per le donne la percentuale diminuisce al 56%.

WELFARE AZIENDALE E SOSTEGNO FAMILIARE

Il 63% dei dipendenti ritiene di lavorare in un’azienda sensibile alle tematiche ambientali e di sviluppo sostenibile. Per le persone che lavorano in aziende in cui è presente un piano di welfare la percentuale sale al 75% mentre, al contrario, scende considerevolmente al 47% per coloro che non hanno un programma di welfare. Il 64% dei rispondenti considera il welfare aziendale una vera e propria forma di sostegno al reddito delle famiglie, oltre ad un supporto concreto alle spese quotidiane dei dipendenti. Il 63%, inoltre, pensa che tali strumenti siano una risposta concreta ai nuovi bisogni delle persone. Il tasso di consapevolezza dell’importanza degli strumenti di welfare quali concrete forme di sostegno al reddito, al benessere dei lavoratori e alle famiglie, è maggiormente elevato tra i dipendenti che già ne beneficiano.

Infine, rispetto al rapporto tra tecnologia e facilità di accesso agli strumenti di gestione del proprio credito welfare, il 37% dei dipendenti ha affermato che nell’azienda in cui lavorano sono presenti strumenti digitali per l’accesso ai sevizi di benefit, contro il 49% che ha dato una risposta negativa. Tale percentuale aumenta in modo netto tra i dipendenti beneficiari di piani di welfare, il 63%, e scende drasticamente tra coloro che non li hanno, 11%. In generale, tra tutti i dipendenti, l’82% crede che la tecnologia renda facile, veloce e immediato l’accesso ai servizi di welfare. In questo caso le differenze percentuali tra i dipendenti che beneficiano o meno di piani di welfare sono minime. Segno che il valore del digitale in questo senso è percepito in modo largo e trasversale.

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