Economia

Tutti i casini delle norme sui appalti e contratti pubblici

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Come e perché l’Ance (l’associazione dei costruttori) critica la legislazione italiana su appalti e contratti pubblici

Troppe e confuse leggi. Codici degli appalti incasinati. Parola di costruttori.

L’Ance (Associazione Nazionale Costruttori Edili) ha svolto un convegno online per presentare il volume “Le mille e una norma” che riassume tutta la legislazione italiana sui contratti pubblici dal 1994 a oggi.

I numeri

La legislazione in materia di appalti è aumentata a un ritmo crescente. Si è passati in media da circa 8 provvedimenti annuali negli anni ’90 ai quasi 30 nell’ultimo decennio. Dal 1994 al 2020 sono stati adottati circa 500 provvedimenti. Molte norme, inoltre, sono rimaste incomplete: durante il primo governo di Conte sono stati approvati 165 provvedimenti su 351 mentre nel secondo governo di Conte 73 provvedimenti su 431. Sono 341, invece, i provvedimenti dei governi precedenti al Conte I ancora da adottare. In tutto sono 885 i provvedimenti attuativi che mancano all’appello.

I tempi delle opere

Questa ipertrofia normativa ha determinato una dilatazione enorme dei tempi di realizzazione delle opere pubbliche. La pubblicazione, come è stato sottolineato durante il convegno, denuncia che ci vogliono «16 anni per realizzare un’opera pubblica sopra i 100 milioni di euro e 4/5 anni per le più semplici opere di manutenzione».

Gli esempi

Solo per approvare i contratti di programma Anas e Rfi servono undici passaggi autorizzativi. Questo ha portato al blocco di 30 miliardi di investimenti, che dura da due anni e mezzo. Durante il convegno viene sottolineato che «quasi il 70% delle cause di blocco delle opere si concentra nella fase che precede la gara. Il 17% delle cause riguarda la fase di gara ma meno del 2% è relativo al contenzioso delle imprese».

Le proposte

Nel corso dell’appuntamento sono state avanzate delle idee su come superare questo stallo normativo. La parola chiave è: semplificare. Semplificare la legislazione e sbloccare le opere.

Gli interventi

Alla presentazione del volume hanno partecipato il presidente e il vicepresidente di Ance. Il primo Gabriele Buia ha osservato che ci troviamo davanti a un «monstrum narrativo che finisce per bloccare ogni intervento e per creare un caos nel quale non possono che proliferare inefficienza e corruzione». E si chiede che cosa fa il Governo: «Deroga e aggira le norme che lui stesso ha prodotto. Il paradosso nel paradosso». Il vicepresidente di Ance, invece, Edoardo Bianchi sottolinea come la pandemia non abbia cambiato nulla dal punto di vista normativo e aggiunge che «La distanza tra le vere esigenze del Paese e chi ha la responsabilità di decidere e viene eletto in parlamento è ormai siderale».

La legge Merloni

Nel corso del convegno prende la parola Marco Corsini, vice avvocato Generale dello Stato, che sostiene che davanti a una «barbarie legislativa» come questa attuale era decisamente migliore la Legge Merloni del 1994. Quest’ultima, infatti, era più snella e interamente dedicata ai lavori pubblici e aveva solo 38 articoli per 48 pagine.

Altre considerazioni

È entrata nella discussione anche Anna Finocchiaro, presidente di ItaliaDecide, che ha osservato come il pubblico funzionario, oltre all’imprenditore, sia smarrito davanti a quest’eccesso di norme e che è necessario che la politica smetta di “bombardare” la pubblica amministrazione. Carlo Deodato, presidente di sezione del Consiglio di Stato, si è interrogato invece sul perché di questa complicazione normativa. Una delle spiegazioni è che in Italia convivono troppi sistemi normativi: quello europeo, quello nazionale, poi quello regionale e in alcuni casi anche quello comunale.

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