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Prysmian

Tutti gli intoppi di Prysmian in Italia

Prysmian: da un lato una serie di annunci sfolgoranti su commesse e conti sfavillanti, dall'altro ordini che languono e pure la cassa integrazione. Fatti, numeri e approfondimenti

 

Soltanto lo scorso 7 settembre sulle agenzie (per rinvenirle occorre affidarsi a Google perché il sito della compagnia non aggiorna la sezione dei cs dal 2022) è stata diffusa la notizia che Prysmian si è aggiudicato un nuovo contratto dal valore di circa 630 milioni di euro assegnato da Terna Rete Italia, società controllata interamente da Terna, per l’Adriatic Link che include la progettazione, la fornitura, l’installazione e il collaudo di un’interconnessione sottomarina ad alta tensione in corrente continua, che contribuirà alla decarbonizzazione del sistema energetico italiano, rafforzando quindi il ruolo del Paese come hub energetico del Mediterraneo.

PRYSMIAN CONQUISTA L’EUROPA

Mentre sul finire di agosto un altro comunicato avvisava che Prysmian fosse stato scelto come “offerente preferito” in Germania per una possibile commessa da 4,5 miliardi. Su questo sito in un articolo del 16 settembre si legge: “È leader mondiale nel settore dei cavi sia per il trasporto dell‘energia sia per le telecomunicazioni e un paio di settimane fa l’italiana Prysmian Group si è aggiudicata una maxi-commessa in Germania per la fornitura di cavi che dovranno collegare i parchi eolici offshore del Mare del Nord con i distretti industriali della Bassa Sassonia e della Renania-Vestfalia […] per portare avanti tutte le attività già in cantiere, l’azienda è alla ricerca di una novantina di figure professionali”.

ASSUNZIONI IN VISTA?

Quindi il comunicato entra nel dettaglio: “Per la sede di Milano c’è bisogno di: business development manager, diagnostic and offshore platform engineer, energy cable technology engineer, installation design engineer, It program manager, marine management assistant, offshore diagnostic platform engineer, offshore superintendent, project division offshore, project office manager, project quality manager, proposal installation engineer, R&D qualifications engineer, sales & supply chain business partner manager, system engineer, submariner installation asset superintendent, submariner installation vessel manager e technical sales support specialist”.

“Per la sede di Battipaglia” il gruppo è alla ricerca “di: deposition scientist e production line operator. Per la sede di Livorno di: controller e electrical lab engineering. Per la sede di Merlino, in provincia di Lodi, di: cable design specialist. Per la sede di Palermo di: field It engineer, system design engineer e software engineer. Per la sede di Pignataro Maggiore, in provincia di Caserta, di: production planning. Per la sede di Quatordio; in provincia di Alessandria, di: maintenance operator. Numerose anche  – conclude l’articolo – le opportunità di tirocinio”.

E INTANTO PARTE LA CIG

Fino a qui parrebbe che il gruppo specializzato nella produzione di cavi per applicazioni nel settore dell’energia e delle telecomunicazioni e di fibre ottiche stia correndo alla velocità della luce. Poi però nelle ultime ore un comunicato congiunto a firma delle principali organizzazioni sindacali (FILCTEM – FEMCA – UILTEC) ha rivelato che la situazione non è poi così rosea.

Nonostante le commesse roboanti e gli annunci di lavoro freschi di pubblicazione, Prysmian sta per ricorrere all’uso degli ammortizzatori sociali per circa 500 addetti della Fos di Battipaglia (Salerno) e per il sito di Pignataro (Caserta).

LA QUALITÀ NEI BANDI ITALIANI NON CONTA (LA CINA RINGRAZIA)

In particolare, lo stabilimento FOS di Battipaglia (Salerno) realizza fibra ottica per la rete digitale e, secondo quanto spiegano i sindacati, “ha già da alcuni anni difficoltà di mercato, perché l’alta qualità della tecnologia prodotta incide sul prezzo finale, superiore a quello degli analoghi prodotti cinesi o indiani che sono però di minor qualità e costo, nonché frutto di un dumping riconosciuto dalla Comunità Europea”. Insomma, non riesce a essere competitivo (qui un approfondimento di Start Magazine sulle critiche di Prysmian al sistema Italia).

“Questa condizione – lamentano FILCTEM, FEMCA e UILTEC – fa sì che lo stabilimento non abbia un mercato di sbocco nazionale, perché i bandi governativi sulla digitalizzazione attualmente in atto non prevedono alcuna specifica tecnica sulla qualità. Per questo i provider incaricati alla stesura della fibra preferiscono prodotti di bassa qualità e minor costo, peraltro con conseguenze prevedibili su durata e affidabilità della Rete Dati nazionale”.

ENEL E GOVERNO GLI IMPUTATI PRINCIPALI

“Questo – denunciano ancora i rappresentanti dei lavoratori – non succede in altri Paesi europei, da ultimo la Francia, i cui governi hanno legiferato in materia, introducendo parametri qualitativi e tecnici minimi e obbligatori per la partecipazione ai bandi pubblici e garantendo così l’affidamento delle commesse a player nazionali”.

E ancora: “Questo comporta non solo la valorizzazione di aziende italiane che operano e investono per il rafforzamento della transizione digitale – tanto necessaria al Sistema Paese e all’economia nel suo complesso – ma minori costi per gli interventi di sostituzione e manutenzione della fibra da parte delle Amministrazioni locali, che così intervengono meno sull’apertura e chiusura delle strade per la posa cavi”.

“Questa mancata scelta di politica industriale nell’investimento qualitativo della rete digitale – l’affondo delle sigle sindacali – fa decidere a Prysmian di mettere sul mercato lo stabilimento, nella speranza di trovare un acquirente disponibile a investire in nuova tecnologia e assorbire tutto il personale attualmente in forza, per abbassare i costi fissi. La produzione è infatti altamente energivora e necessita di ulteriori interventi di efficientamento. Nell’immediato non sono stati confermati 70 lavoratori in somministrazione ed è stata annunciata la cassa integrazione ordinaria a zero ore per 13 settimane, con un impatto drammatico sul reddito delle lavoratrici e dei lavoratori”.

CHE SUCCEDE NEL CASERTANO

Quanto allo stabilimento di Pignataro (Caserta) produce cavi per l’alta e la media tensione e opera per gli appalti Enel per il 50% della produzione. In questo caso la condizione in cui versa sarebbe colpa di Enel che, “per la prima volta, ha bloccato le commesse già acquisite da Prysmian, per un disallineamento tra i volumi già a magazzino e la propria capacità installativa nel territorio. Questo comporta una ricaduta immediata: Prysmian ha avviato un periodo di cassa integrazione ordinaria e non ha confermato una ventina di lavoratori in somministrazione creando, anche in questo caso, un problema occupazionale e salariale”.

Quindi l’amara conclusione dei rappresentanti dei lavoratori: “Le mancate scelte sulle politiche industriali, ambientali e digitali del Governo e di Enel stanno compromettendo fortemente la realizzazione degli investimenti previsti dal PNRR per l’infrastrutturazione e il rafforzamento delle reti digitali ed energetiche del nostro Paese”.

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