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Ecco verità (e bugie) su pensioni d’oro, d’argento e di bronzo

Pensioni

L’intervento di Stefano Biasoli

Nell’Italia del governo gialloverde non ci sono certezze. Sui vaccini, su Tav, su Tap, sul tunnel del Brennero, sul destino del ponte di Genova, sul numero chiuso-aperto in Medicina, sugli effetti (attivi e passivi) della manovra inviata in Europa. Il comunicato stampa di Palazzo Chigi chiarisce poco o nulla, sopratutto in tema di “pensioni d’oro”. Ho letto e riletto, tra ieri e oggi, decine di articoli dedicati al taglio delle pensioni d’oro.

IL TAGLIO PREVISTO

Una cosa è certa. Che Mattarella ha messo uno stop all’inserimento del PDL 1071 all’interno dell’attuale manovra economica. E, allora, cosa succede dei tagli alle pensioni già in essere? Un miliardo in 3 anni è il taglio ipotizzato da Di Maio.

Di Maio&co hanno ripetutamente dichiarato che, dai tagli “dorati”, si recupererà un miliardo di euro in 3 anni. Un miliardo, ma su quale popolazione pensionistica e con che sistema? “Per la prima volta utilizziamo i privilegi di pochi per pagare i diritti degli italiani” ha dichiarato Di Maio, seguito dal premier Giuseppe Conte che, lunedì sera in conferenza stampa post CdM, ha affermato: “Il risultato è un compromesso, che colpisce i pensionati sopra i 4.500 euro mensili, in modo da rimodulare i trattamenti pensionistici più elevati e renderli più equi in considerazione dei contributi versati”.

CONTRIBUTO DI SOLIDARIETÀ?

Chi sarà colpito dai tagli? Sicuramente solo i 30-70.000 pensionati (le cifre ballano anche su questo, Boeri ha parlato di 30.000) over 90.000 euro lordi anno, ossia i titolari di pensioni sui 4.500 euro netti/mese.

È pensabile tagliare 11.111 euro/anno a 30.000 pensionati o 4.761 euro anno a 70.000 pensionati? Ovvero tagliare, rispettivamente il 12,2% o il 5,3% della pensione in essere?

Non ci pare possibile, ragionevole, giusto, costituzionale. Soprattutto considerando la penalizzazione su pensioni già in essere, legate a leggi e norme precedenti. E considerando altresì il fatto che, dal 2008 ad oggi, le suddette pensioni hanno già subito pesanti “accettate” legate al contributo di solidarietà (2013-2016), valutabile attorno al 7% del lordo, ed alla mancata rivalutazione.

O MANCATA RIVALUTAZIONE?

Secondo Luca Romano il taglio alle pensioni d’oro sarà semplicemente un contributo di solidarietà, inteso come mancata rivalutazione triennale al costo della vita, per le pensioni da 4500 euro netti/mese, in su.

Con ciò, si estenderebbe la mancata rivalutazione, in atto dal 2013 ad oggi, prorogandola dal 31/12/18 al 31/12/2021. Ma, se si considerano le sentenze della Corte Costituzionale (salvaguardia totale delle pensioni fino a 3 volte il minimo Inps; salvaguardia parziale per quelle da 3 a 6 volte il minimo Inps, nessuna salvaguardia per tutte le altre), questa “regola” potrebbe essere pesantemente bocciata dalla stessa Consulta, analogamente a quanto fatto in passato. Non si rispetterebbero, infatti, né la progressività del danno né la temporaneità del prelievo (più volte ribadite dalla Corte Costituzionale, anche negli anni recenti).

DAL PDL 1071 ALLO STOP ALLE RIVALUTAZIONI ANCHE PER IL TRIENNIO 2019-2021?

Secondo Claudio Antonelli (La Verità, 17/10/18) , sui tagli pensionistici, il documento varato rappresenta un compromesso tra chi voleva un taglio delle pensioni over 4.5000 sulla base del delta tra età di pensionamento e età legata alle regole attuali (ossia un taglio svincolato dal ricalcolo dei contributi versati ma eseguito “con accetta” in modo del tutto casuale) e chi voleva una penalizzazione più lieve.

“La scelta finale ha rappresentato il tentativo di evitare una serie di dubbi di costituzionalità, inclusa la considerazione che i soggetti individuati per “il taglio” hanno conseguito il proprio trattamento previdenziale all’età legale della pensione, ovvero al conseguimento dei requisiti richiesti per la pensione di vecchiaia. Pensione che, nella generalità dei casi relativi ai dipendenti pubblici, coincideva con il raggiungimento dei 65 anni di anzianità e/o con l’impossibilità di proseguire l’attività lavorativa “(ad esempio, per colpa della Legge Madia).

Secondo Antonelli, il compromesso raggiunto in sede di CdM ha portato a “un taglio progressivo, che parte da un valore netto di 3.000 euro (taglio di circa 1 euro/mese) fino a raggiungere penalizzazioni importanti sopra i 4.500 euro netti”.

Ma, sempre secondo Antonelli, non finisce qui. Poiché il Governo non dispone dei 2 miliardi annuali legati alla ripresa (1/1/19) della rivalutazione delle pensioni in essere, ecco che potrebbe arrivare anche “un blocco delle rivalutazioni più facilmente dai 2.800 euro in su”.

PENSIONI DA 4.500 EURO

Secondo Enrico Marro (Corsera,17/10/18), il capitolo dei tagli alle pensioni in essere è quello “in cui ci sono meno punti fermi”. Secondo Marro, il “taglio dovrebbe colpire tutte le pensioni superiori a 4.500 euro/n etti/mese, per garantire un miliardo di risparmi (ndr) in 3 anni”. Ma “con il sistema del ricalcolo per età di pensionamento – caro ai 5 Stelle – il miliardo non si raggiunge. Si sta studiando, quindi, un raffreddamento progressivo della indicizzazione delle pensioni al costo della vita, che sarebbe particolarmente penalizzante per le pensioni alte. Ma è meglio aspettare i testi definitivi”.

SFOGO di CHI HA VERSATO CONTRIBUTI VERI, D’ORO

“Ho cominciato a lavorare nel 1966 e non mi lamento del mio percorso professionale fatto. Ho pagato tutti i contributi Inps, ho pagato il contributo di solidarietà, ho subìto la mancata rivalutazione, la mia pensione è frutto di calcoli fatti dall’Inps e non certamente frutto di una rapina a mano armata. Ho appena compiuto 80 anni e sono preoccupato per l’ennesimo rigurgito di rancore e odio verso i cosiddetti “pensionati d’oro”. Capisco colpire i truffatori ma non capisco perché tutti gli altri si debbano sentire colpevoli delle difficoltà della nostra nazione e delle categorie più svantaggiate, venendo penalizzati con tagli e taglietti, magari illegali. Tra l’altro con un modesto beneficio per le casse dello Stato. I diritti maturati nel tempo sono diventati carta straccia e perché tanti individui siano autorizzati a sparare una serie di sciocchezze demagogiche in tv. Certo, difendo un privilegio personale ma anche rappresento lo sconforto di una categoria di gente perbene, per ragioni anagrafiche e di numero non più difesa da nessuno. E quindi maramaldescamente attaccata e vilipesa da un branco di ragazzotti poco seri”. (Toni Concina, La Verità, 17/11/18, pag.5).

CONCLUSIONE (PROVVISORIA)

Con questo governo, la confusione regna sovrana. Noi, che siamo più realisti del re, pensiamo che:

  • Rimetteranno il contributo di solidarietà
  • Faranno proseguire la mancata rivalutazione delle pensioni per almeno un altro triennio
  • Salvini e la Lega hanno fatto un errore colossale: si inimicheranno larga fetta del loro elettorato, ossia i pensionati del CentroNord, quelli che hanno sempre pagato fior di contributi pensionistici, per 40 anni e più

Quelli che non hanno mai potuto/voluto evadere un euro di tasse, sia durante l’attività lavorativa che da pensionati. Quelli che sono tassati, da pensionati, in percentuale nettamente superiore alla tassazione media Ue.

Quelli che pagano al fisco, cioè al Paese, oltre 43 miliardi di euro/anno.

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