Economia

Tutte le tesi sciocche contro le banche sul decreto Liquidità

di

prestiti imprese

Che cosa si è detto di errato sulle banche a proposito dei prestiti garantiti dallo Stato con il decreto Liquidità. L’intervento di Corrado Sforza Fogliani, presidente Assopopolari

 

Dopo aver invitato le banche a essere buone, nel suo ultimo intervento in Senato il premier Giuseppe Conte ha detto che il sistema bancario “può e deve fare di più”, aggiungendo: “È essenziale che le banche riescano ad allinearsi alle pratiche più efficienti, assicurando la liquidità garantita nei tempi più rapidi. Non possiamo tollerare che le imprese possano sentirsi private del denaro necessario per garantire la continuità economica delle proprie attività”. E, a questo punto, bisogna allora intervenire. Anche per rispetto agli amministratori e a tutto il personale, che — in mezzo a difficoltà di ogni genere e con le banche mezze chiuse e mezze aperte — si sono prodigati come ben poche altre categorie per garantire i servizi, da nessuno — se non dall’Abi e dalle banche — ringraziati (ma non se l’aspettavano neanche, sono abituati a fare il proprio dovere — pur a volte perfino fisicamente rischioso — e di questo paghi, facendo al caso loro la concretezza e non certo pelose sceneggiate).

La marea di (superficiali) critiche è dunque, montata in funzione dei prestiti garantiti previsti dal Decreto Liquidità (n. 23/’20). Premesso che il pubblico ci mette le garanzie, ma i soldi ce li mettono (e rischiano) solo gli istituti di credito, a tassi fissati per legge ed inferiori al mercato, vediamo allora subito come sono realmente andate le cose.

A seguito di un Consiglio dei ministri, il Presidente del Consiglio è andato in Tv la sera del 6 aprile ed avendo detto che i finanziamenti erano immediatamente erogabili (evidentemente, dopo i necessari adempimenti tecnici) certi clienti e non clienti sono venuti in banca il giorno dopo. Il Decreto legge non era ancora in Gazzetta e glielo si è detto, fra i primi) mugugni. Ci è andato l’8 (cioè, il terzo giorno — a sera — dopo l’intervento di Conte in Tv) e, non appena visto dagli Uffici Credito e Legale delle banche, ci si è immediatamente resi conto della complessità della problematica che si poneva, anche per una molteplicità di punti da interpretare, a cominciare dalla nozione di “nuovi finanziamenti”, tuttora non formalmente chiarita. Soprattutto, ci si è resi conto che nulla si poteva fare se non dopo avuta dagli enti pubblici/parapubblici garanti la relativa modulistica. In primo piano (meglio, al fronte) le sole banche ovviamente, subito da ogni incompetente dichiarate la sentina di ogni scelleratezza. Al seguito, certe associazioni consumatori e certi sindacati, non è una novità.

La documentazione dell’ente garante dei finanziamenti sotto i 25mila euro (i più ambiti e urgenti) è stata resa disponibile — tutta da studiare e spiegare ai clienti — l’11 aprile, con operatività del Fondo interessato dal 16 aprile sera. In sostanza, 10 giorni messi naturalmente, e direttamente, a carico di banchieri e bancari, per il resto obbligati, oltre che a metterci i soldi, ad avere la scienza infusa, come quella che hanno coloro che fanno mestieri ben più facili, magari protestando, e soprattutto senza nulla rischiare.

Peggio comunque è andata per i finanziamenti sopra i 25 mila euro, ove la modulistica del caso è stata resa disponibile dalla società pubblica/parapubblica garante solo il 23 aprile (in compenso, con immediata operatività del Fondo interessato, per il vero) e cioè 17 giorni dopo il famoso “discorso alla nazione del premier, giorni durante i quali le banche hanno continuato ad essere “al fronte”, sempre ovviamente ritenute colpevoli di tutto il peggio del peggio.

Le banche poterono dunque cominciare a fare la propria parte molto dopo la comparsa in Gazzetta della (fino ad allora sconosciuta) normativa. Ma non era ancora finita. Prima di tutto, intanto, le banche dovettero dare agli interessati la notizia che non si trattava di contributi a fondo perduto (come avevano inteso e forse, altri, avevano lasciato intendere), ma di prestiti. In secondo luogo, le banche — sempre loro, in prima linea — dovettero battersi per far capire che il merito creditizio rimaneva comunque salvo: ci mancava altro, ci mettono i soldi e dovrebbero anche dar via i soldi automaticamente? Non lo dice neanche il provvedimento, non poteva dirlo! Si scoprì andandoci a fondo, che chi sosteneva questa tesi non aveva compreso che l’automaticità è stabilita per gli enti concedenti le garanzie pubbliche, non per i prestiti, neanche per i prestiti minori.

A proposito di garanzie. Intanto, con norma prevista nel Decreto legge, le banche devono fare le operazioni di finanziamento anche prima che gli enti concedenti abbiano dato il loro assenso alla copertura di garanzia: che è una norma da residuo di stato sovietico (come quella, di altro provvedimento Conte, che stabilisce che neanche l’Autorità giudiziaria può di questi tempi sospendere un esproprio, con tanti saluti allo Stato di diritto). In secondo luogo, teniamo presente che le garanzie sono concesse su moduli di varie pagine, in applicazione di norme che ne stabiliscono le condizioni lunghe una pagina e mezza della Gazzetta: in questa situazione, sarà una bazzecola sollevare eccezioni per non pagare le garanzie se escusse (le esperienze di chi tenta di essere rimborsato per garanzie pubbliche concesse per il terremoto, sono tutt’altro che entusiastiche). Poi, i tempi: le garanzie vengono concesse in 7/10 giorni. Che anch’essi vengono computati in capo alle banche, sempre al fronte. Loro e solo loro.

Ma non è ancora finita neanche a questo punto. Aggiungete che si è calcolato che la crisi economica scaturita da come si è combattuta la pandemia (con mezzi di contenimento fisico come per la peste bubbonica descritta dal Boccaccio, non con una sistematica campagna — ad esempio — di tamponi come nel solo Veneto o in Sud Corea, e questo perché non c’erano e non ci sono soldi, gettati via da Regioni e Comuni in migliaia di rotonde inutili, una utile su dieci) aggiungete — dicevamo — che la crisi economica sarà dalle 20 alle 25 volte più dura di quella del 2008: ma le banche devono metterci i soldi, per prestiti non cercati. Aggiungete, anche, che nella situazione delle garanzie che si è detto, la Banca d’Italia stima un 10 per cento di insolvenze e i Procuratori della Repubblica dicono che le banche devono stare attente a non lasciare infiltrare le mafie: insomma, finanziate ma state bene attenti, la colpa sarà vostra, comunque. Il tutto da fare naturalmente in fretta e furia, come se banchieri e bancari non fossero personalmente responsabili di quello che fanno manovrando soldi di altri. E non è ancora finita, neanche ora.

Le banche, in una situazione di crisi come questa, naturalmente corrono, infatti, il rischio di finanziare aziende che potranno anche finir male. Devono finanziare, ma i loro amministratori, dirigenti e impiegati potranno, in tale ipotesi, essere incriminati — come già avvenuto — per abuso del credito o, addirittura, per concorso in bancarotta fraudolenta. Di estendere alle banche, almeno per questo periodo, l’esimente penale che il nostro ordinamento giuridico già conosce per il concordato preventivo, il Governo non ha neanche voluto sentirne parlare. Ma le banche devono dare i finanziamenti, e anche in fretta, senza troppo studiare le carte, anzi: anche assumendosi colpe nei tempi di erogazione che non sono, come visto, loro. E questo, anche da parte di politici e organizzazioni che dovrebbero solo ringraziarle, loro e il loro personale di ogni tipo.

Dove può dunque andare un Paese nel quale i politici (e non parliamo dei giornaloni) neanche possono dire qualcosa di bene sulle banche pena l’ostracismo da parte degli inetti e degli accidiosi oltre che – scontato – dei demagoghi di varia natura? La gente di buon senso, invece, fa dei semplicissimi ragionamenti: fare prestiti è il mestiere delle banche, se qualche volta non li fanno è perché non ce la vedono dentro (come si dice in gergo), non vedono la capacità di rimborso. Possono sbagliare, in questa valutazione, naturalmente (solo chi fa niente e ha niente da fare, non sbaglia mai, come chi fa allegri e futili mestieri). Possono sbagliare — si diceva — ma certo non vanno contro il proprio interesse, negando i finanziamenti, per partito preso o per cattiveria. E quanto ai politici, guardiamo piuttosto come va la Cassa Integrazione Guadagni e la sua attività. Consideriamo poi, insieme ai sindacalisti, che l’Agenzia delle Entrate ha gli Iban di tutti. Se le banche sono così brutte e cattive, mandino — a chi vogliono, a chi li chiede o a chi non li chiede — i 25 mila euro sui conti correnti; sono euro garantiti al 100 per cento, non rischiano niente, come dicono alle banche!

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