Economia

Tutte le irrazionalità dell’Unione bancaria europea

di

L’articolo dell’economista Giorgio La Malfa, già ministro delle Politiche comunitarie

 

Per quanta retorica si possa fare sulla moneta unica a venti anni dalla sua introduzione – ed oggi a Strasburgo se ne è fatta molta – l’euro è e rimarrà una costruzione artificiale e precaria. Questo dipende da un vizio di origine al quale non vi è né oggi, né in prospettiva la possibilità di porre rimedio. Il problema è che la moneta unica non è stata adottata a seguito della nascita di uno stato (federale o unitario) europeo. Non è il completamento di un processo di integrazione politica.

L’euro non è uno strumento della politica economica di uno stato europeo. È solo un accordo fra un certo numero di paesi di fissare rigidamente i tassi di cambio – il che comporta obblighi di seguire politiche restrittive che in linea di principio dovrebbero ridurre o eliminare i pericoli di contagio. Ecco perché l’eurozona cresce così poco e assai meno di altri paesi europei non euro, oltreché degli Stati Uniti e di molti paesi asiatici.

La moneta unica sopravvive non perché essa garantisca buoni risultati all’Europa, ma solo perché il costo finanziario di una rottura dell’euro è considerato talmente elevato da sconsigliare dall’affrontarlo.

Le autorità europee lo sanno anche se ripetono il ritornello che bisogna completare l’euro. S anno anche che non esiste una ipotesi di completamento dell’euro perché non esiste più, se mai è esistita all’inizio del processo di integrazione europea, la prospettiva di una unificazione politica del continente.

Non potendo affrontare il tema politico dell’unità europea si va avanti con progetti settoriali. Uno di questi è l’unione bancaria. Manca in essa il punto politico di fondo, cioè un meccanismo comune di solidarietà. Aumentano invece le regole specifiche. Il danno è molto evidente. Il caso più recente è la lettera che forse la Vigilanza europea avrebbe inviato a (tutte?) le 119 banche europee sotto la sua vigilanza per chiedere di liquidare nel giro di sette anni tutti i crediti deteriorati. Il comparto bancario italiano che stava progressivamente riassorbendo i crediti deteriorati, è stato messo in gravi difficoltà in borsa. La vigilanza bancaria è una materia delicatissima. Andrebbe gestita nella riservatezza più assoluta. Ma se invece si danno informazioni su queste attività, debbono essere informazioni complete che non creino troppi turbamenti al mercato.

L’effetto non è una unione più stretta. È un’Europa più divisa che non potrà andare lontano.

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