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Tutte le conseguenze di un’hard Brexit per le banche europee

L’articolo di Francesco Ninfole, giornalista di Mf/Milano finanza

L’assenza di un accordo tra Ue e Regno Unito sulla Brexit può avere significative conseguenze per le banche europee. In particolare è ancora irrisolta la questione dei derivati: senza intesa un’enorme quantità di contratti a partire da dicembre dovrebbe passare da controparti centrali britanniche (come Lch del gruppo London Stock Exchange) a europee. Inoltre va chiarita la computabilità dei titoli di diritto inglese nei requisiti sulla capacità di assorbimento delle perdite delle banche (Mrel): per il momento il Single Resolution Board non intende considerare bond per 100 miliardi di euro, a meno che non siano inserite clausole specifiche che garantiscano il bail-in in caso di crisi.

Sul tema derivati l’associazione europea dei mercati finanziari Afme ha scritto una lettera a Valdis Dombrovskis, vicepresidente della Commissione Ue e responsabile per i Servizi finanziari. «A meno di sei mesi dall’uscita del Regno Unito dall’Unione europea, c’è un urgente bisogno di chiarimenti e rassicurazioni sulle misure che saranno prese per affrontare i rischi per la stabilità di mercato e finanziaria nel caso non sia definito un accordo che includa un periodo di transizione», ha scritto l’Afme in una lettera firmata dal chief executive Simon Lewis. «È essenziale che sia trovata una soluzione per evitare che le controparti centrali (Ccp) britanniche debbano iniziare a trasferire operatori del clearing Ue prima del 29 marzo per continuare a essere in regola».

Questo processo, ha osservato Afme, «dovrebbe iniziare a inizio dicembre ed è probabile che abbia significative conseguenze negative per società e clienti in Europa. Non è possibile per i partecipanti del mercato spostare i contratti da una Ccp britannica a una europea nel tempo a disposizione e c’è un rischio significativo di disagi in assenza di una soluzione». Alcune banche hanno già iniziato il trasferimento ma la Brexit potrebbe avere impatto su derivati per un valore nozionale di 26 mila miliardi, secondo la Bank of England. Perciò secondo Afme è «essenziale» un periodo transitorio. Le banche rischiano un forte aumento dei requisiti di capitale per le posizioni su Ccp non più riconosciute dall’Ue. Altre questioni aperte sulla Brexit secondo Afme riguardano la continuità di accesso alle infrastrutture di mercato, il servicing dei contratti esistenti e i flussi di dati cross-border.

Sul fronte politico per il momento non ci sono spiragli su possibili intese. Secondo il negoziatore capo dell’Ue Michel Barnier il termine ultimo per un accordo è dicembre, ma «serve ancora tempo perché restano diverse questioni irrisolte», tra cui quella dell’Irlanda.

 

Articolo pubblicato su Mf/Milano finanza

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