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Tutelare clienti e dipendenti: così Sileoni ha trasformato il sindacato

Sileoni

Fatti e azioni della Fabi, la federazione dei bancari guidata dal segretario generale Lando Maria Sileoni

 

L’ultimo atto è l’analisi sui mutui, con la quale la Fabi ha spinto l’opinione pubblica e gli addetti ai lavori a una profonda riflessione sugli effetti pratici derivanti dalle decisioni di politica monetaria della Banca centrale europea. Uno studio, quello del principale sindacato bancario italiano, che ha posto sotto i riflettori le conseguenze sui tassi d’interesse dei prestiti cagionate dall’aumento del costo del denaro e, quindi, sulle difficoltà, per le imprese e per le famiglie, nell’accedere al credito bancario. Non è la prima volta che la Fabi guidata dal segretario generale, Lando Maria Sileoni, si occupa, in profondità, di temi non strettamente sindacali. Quella di Sileoni, in effetti, sembra una strategia precisa, iniziata già da diversi anni, che appare finalizzata a trasformare profondamente, in maniera ampia e articolata, il modo di interpretare la rappresentanza nello speciale ambito delle banche.

È un salto di qualità ormai accertato, non a caso, secondo molti osservatori e addetti ai lavori, la Fabi rappresenta l’unica novità degna di nota negli ultimi anni nell’intero movimento sindacale, non solo nel settore bancario. Settore, va sottolineato, gestito in Italia quasi sempre senza tensioni sociali e senza licenziamenti, a differenza di quanto accaduto nel resto d’Europa (dove ci sono stati quasi 400.000 licenziamenti): tra crisi, ristrutturazioni, salvataggi, piani industriali contratti nazionali (Abi, Bcc, riscossione e tributi) se le banche hanno attraversato indenni vere e proprie tempeste negli ultimi 10-15 anni, lo devono soprattutto alla capacità, di Sileoni, di aver anticipato i tempi, trasformando e innovando significativamente le relazioni industriali. Il Fondo di solidarietà, per esempio, difeso anche con il coltello fra i denti, è una importante conquista sindacale che ha consentito di gestire, negli ultimi 12 anni, più di 80.000 “esuberi” solo con prepensionamenti volontari; e con il Fondo per l’occupazione (Foc), altro strumento ottenuto dai sindacati, è stato assicurato un importante ricambio generazionale, grazie all’assunzione di circa 38.000 giovani under 35; si è progressivamente creato un meccanismo strutturale che garantisce un’assunzione ogni due uscite volontarie (pensionamenti o prepensionamenti).

E fin qui siamo rimasti all’ambito sindacale, ma la Fabi, come accennato, ha avuto la capacità di estendere il suo raggio d’azione, soprattutto tentando di implementare iniziative finalizzate in particolare a tutelare la clientela delle banche. Compito che dovrebbe appartenere ad altri soggetti, oltre che agli stessi istituti di credito, che Sileoni è stato capace di intercettare e interpretare in maniera originale oltre che lungimirante. Di fatto, la Fabi occupa spazi lasciati vuoti: lo ha fatto, per esempio, a partire dal 2018, con l’educazione finanziaria, partecipando per cinque anni consecutivi, alle campagne nazionali del ministero dell’Economia e quelle mondiali dell’Ocse, con strumenti rivolti alle scuole e ai giovani in generale. Lo ha fatto, durante le varie fasi del Covid, analizzando l’andamento dei prestiti bancari garantiti dallo Stato, denunciando le sperequazioni territoriali, e chiedendo di confermare le moratorie sui finanziamenti difficili da rimborsare.Lo ha fatto sollevando il problema dei prestiti ammalorati ceduti dalle banche a società di recupero crediti, con il consequenziale rischio “usura” per 1,2 milioni di imprese e famiglie. E ancora: la desertificazione bancaria, con più di 4 milioni di italiani “senza banca” e oltre 3.000 comuni sprovvisti di filiali bancarie; la crescita dei risparmi e l’assenza di fiducia da parte dei risparmiatori.

Insomma, Sileoni ha compreso fino in fondo che concepire il modo di fare sindacato nel settore bancario vuol dire muoversi non in un contesto qualsiasi dell’economia italiana, ma in un settore strategico, snodo cruciale del Paese. Vuol dire assumersi responsabilità alte e poi avere capacità, rispetto, credibilità. Caratteristiche che hanno permesso alla Fabi di confermarsi un sindacato politicamente autorevole – oltre che il più rappresentativo con più di 120.000 iscritti – e il risultato è stato raggiunto anche grazie all’attenzione alla comunicazione: Sileoni è in radio e in tv nazionali con frequenza pressoché quotidiana; la Fabi produce informazione di qualità, corretta, inattaccabile e denuncia le criticità, mettendo in risalto anche quello che in banca non gira al meglio. Tutto questo in un settore nel quale i rappresentanti faticano a “metterci la faccia” e si espongono solo a beneficio dell’immagine dei loro gruppi, mai nell’interesse del settore. Unica eccezione è quella del presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, e, non a caso, le iniziative congiunte, con la Fabi e con le altre organizzazioni sindacali unitariamente, vengono apprezzate, lasciando il segno.

Hanno pesato, poi, nel percorso di crescita della principale organizzazione sindacale italiana, le relazioni con le associazioni di categoria e i rapporti disinteressati con la politica. Un aspetto, quest’ultimo, che Sileoni ha confermato, declinando le numerose offerte di candidatura per le ultime elezioni politiche, preferendo – senza esitare – la Fabi. Chi lo conosce a fondo racconta anche i suoi lati meno positivi, a cominciare dal fatto che è lunatico ed è considerato vendicativo, poco incline al compromesso, mentre è riuscito rapidamente ad ammorbidire il tratto aggressivo e spigoloso del suo carattere. Dagli amministratori delegati delle banche Sileoni è temuto e ascoltato; qualcuno ne apprezza, non senza una punta di invidia, la capacità di aver valorizzato le donne e di aver avuto la meritocrazia come stella polare nella gestione dell’organizzazione; tutti, anche quanti condividono meno le sue idee, gli riconoscono visione e strategia, perché spesso riesce, con largo anticipo, a intuire e a prevedere l’evoluzione del settore bancario. La scommessa futura di Sileoni è far diventare un sindacato autonomo di categoria un sindacato sempre più evoluto, conquistando spazio anche nel settore bancario europeo, obiettivo probabilmente già raggiunto senza la pandemia. L’intuito, quindi, è stato far uscire la Fabi dal recinto bancario e il passaggio principale di questa trasformazione si è avuto con l’audizione in Parlamento nell’ambito dell’indagine sulle indebite pressioni commerciali: atto istituzionale col quale la principale organizzazione sindacale del nostro Paese è plasticamente uscita dall’ambito sindacale proprio per difendere la clientela. Perché tutelando indirettamente i clienti, questo il ragionamento del leader della Fabi, si tutela chi lavora in banca. Non a caso, dinanzi la Commissione parlamentare d’inchiesta, Sileoni ha chiarito che l’argomento della vendita dei prodotti finanziari non è una questione strettamente sindacale, ma di carattere sociale, riuscendo così a coinvolgere i partiti, l’intera classe politica del Paese, spiazzando di fatto pure i vertici delle banche.

Tornando al piano sindacale, i risultati si tastano con mano e soprattutto con i numeri. Ragion per cui agli osservatori più attenti non sfuggono casi, più o meno mascherati, di gelosie tra quanti, nello stesso settore, non riescono a seguire questo modello. Si registrano, semmai, goffi tentativi di imitazione: si tratta di situazioni che si rivelano formidabili assist alle banche che, peraltro, un sindacato non può permettersi. Per ottenere risultati concreti al tavolo sindacale, tanto quello con Abi tanto quelli con i singoli gruppi bancari, la strada da seguire, come detto, è un’altra. A giudizio di chi scrive, il modello più efficace è quello plasmato nel corso degli ultimi anni da Sileoni, assai attento a far sentire la sua voce “fuori” per aumentare il suo peso “dentro” il settore. Un modello che ha funzionato e sta funzionando, che dovrebbe essere seguito da tutti. Per il bene collettivo non solo dei bancari, ma dell’intero Paese. Ne gioverebbe tutto il mondo sindacale e, conseguentemente, la classe politica nella sua interezza. Perché quando la Fabi mette la lente d’ingrandimento su un tema specifico l’attenzione di tutti è diventata ormai automatica.

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